GIUSEPPE CONTE

Governo, il premier in allarme: offre a Forza Italia il proporzionale e agli alleati il rimpasto

Martedì 19 Gennaio 2021 di Alberto Gentili
Governo, il premier in allarme: offre a Forza Italia il proporzionale e agli alleati il rimpasto

«Vediamo come va domani, di certo sarà dura. Se il distacco dal centrodestra fosse ampio bene, se invece fosse di pochi voti la situazione si farebbe preoccupante...». Sarebbe difficile andare avanti. A sera Giuseppe Conte si ritrova come al mattino, quando entra nell’aula della Camera per chiedere la prima fiducia. Le incognite della conta di oggi a palazzo Madama aumentano e allarmano il premier: l’Udc si sfila ufficialmente, però qualche «volenteroso dovrebbe arrivare». Ma forse non in numero sufficiente. Il traguardo è avere 18 voti di scarto, il “peso” di Italia Viva. E gettare così le basi per la quarta gamba della coalizione.

In più monta la tensione con il Pd. La frase di Nicola Zingaretti sulla «strada strettissima» e sul no dei dem «ad accettare tutto», spinge il capo del governo a metà pomeriggio e cercare Goffredo Bettini, il pontiere tra palazzo Chigi e il Nazareno. «Alla fine c’è stato un chiarimento», raccontano. 

Conte si getta anima e corpo nell’impresa di rastrellare voti. Nel discorso alla Camera fa quasi i nomi e i cognomi di chi potrebbe giungere in soccorso: «Socialisti, liberali, cattolici» e quella parte di Italia Viva che potrebbe strappare con Matteo Renzi. «E se non sarà subito, vorrà dire che ci rafforzeremo nelle prossime settimane. Poi, una volta rafforzati, cambieremo la squadra...», è l’auspicio e l’impegno che fa filtrare il premier che vede un «rafforzamento a tappe». Ed è la promessa utile per provare a tranquillizzare il Pd e i 5Stelle che puntano al Conte-ter e a cui il presidente del Consiglio garantisce di cedere la delega ai Servizi segreti e il ritorno al proporzionale. Mossa, quest’ultima, che oltre a rivelare un potenziale indebolimento di Conte è utile per mandare un segnale a Forza Italia. E a chi non vuole morire schiacciato dalle «logiche sovraniste» di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il sì alla fiducia di Renata Polverini fa sperare.

Nei 55 minuti di discorso, interrotto da 14 applausi e secondo alcuni scritto con il contributo di Bettini, per prima cosa Conte chiude con Renzi. Il premier però non cerca lo scontro personale, come fece nell’agosto del 2019 con Salvini. Tant’è, che non cita mai il senatore di Rignano, anche per evitare di ricompattare Italia Viva cui spera di strappare qualche senatore nel futuro prossimo.

Rivolgendosi «ai cittadini», a chi «da casa ci ascolta avendo perso i propri cari» stroncati dal Covid, Conte racconta il suo «sgomento e disagio» per una «crisi incomprensibile», nei giorni in cui il governo dovrebbe «impegnarsi piuttosto a lottare contro la pandemia, dare sostegno ai più deboli, definire il Recovery Plan». E poi sbarra la strada al ritorno di Renzi: «Non si può cancellare il grave gesto di irresponsabilità e ricreare il clima di fiducia necessario per lavorare assieme. Adesso si volta pagina». Applausi. 

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Il passo successivo è provare a sostituire i voti renziani con quelli dei cattolici, dei socialisti di Riccardo Nencini, di centristi vari e anche di una parte di Forza Italia. Così Conte garantisce ai potenziali «volenterosi» il “liberi tutti” dai vincoli dell’attuale sistema elettorale semi-maggioritario, impegnandosi per la prima volta formalmente - come gli aveva chiesto il Pd - a spingere per l’introduzione del sistema proporzionale. Come dire: avete una prospettiva, una via di uscita sotto le insegne «europeiste», per non morire salviniani. In più, Conte offre «piena dignità politica» alla potenziale quarta gamba della coalizione.

Subito dopo il premier lancia un appello quasi sfacciato, mentre il centrodestra urla «Mastella, Mastella», a chi intende aiutarlo a «sanare la ferita della crisi»: «Chi ha a cuore il bene dell’Italia e la volontà di farsi costruttore insieme a noi sappia che questo è il momento giusto». Poi, si diceva, Conte elenca uno a uno i potenziali sostenitori: «Auspico in questa ora grave per il Paese il contributo di formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista, come quella liberale, popolare, socialista. Chiedo un appoggio limpido e trasparente contro le logiche sovraniste». Della serie: scegliete tra me e Salvini. 

Ma non c’è solo da arruolare potenziali «volenterosi». Il premier deve anche tranquillizzare e ammansire Pd, Leu e 5Stelle. Così il capo del governo promette quel «patto di legislatura» invocato da Zingaretti, Roberto Speranza e Luigi Di Maio. Soprattutto offre quel rimpasto che potrebbe portare al Conte-ter, «appena l’esecutivo si sarà rafforzato e stabilizzato», come dicono i suoi. La delega all’Agricoltura è già promessa alla (eventuale) squadra di «volenterosi».  

Nella replica il capo del governo prova infine a cancellare la macchia della mancata condanna di Donald Trump per l’attacco dei suoi sostenitori al Parlamento americano: «Dopo quanto successo il 6 gennaio in America, siamo consci che le nostre democrazie vanno difese con i fatti e con le parole. Noi leader abbiamo un compito: non ci possiamo permettere, come successo negli Stati Uniti, di alimentare la tensione. Il nostro progetto è rafforzato dalla presidenza Biden verso cui guardiamo con grande speranza. Ho avuto con lui una lunga, calorosa telefonata: l’agenda della nuova amministrazione Usa è la nostra agenda nel nome del multilateralismo, il bilateralismo non ha risolto e non può risolvere i problemi». Bye bye Trump.

Oggi la sentenza del Senato. 

Ultimo aggiornamento: 07:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA