Governo Conte ter con esuli renziani, Pd e M5S: basta con Italia Viva

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Marco Conti

Alla buvette del Senato Vito Crimi guarda perplesso sul cellulare di Gianluca Castaldi i balletti trash dell’ex senatore Antonio Razzi, incontrasto capofila di quella genia di “responsabili” che a palazzo Madama non vanno mai fuori moda se c’è da salvare il governo. «Responsabili», divenuti ora «costruttori», mai «voltagabbana» e preferibilmente, come chiede Luigi Di Maio intervistato dal Tg3, «non dell’opposizione». «Europeisti», a patto che non chiedano di attivare il Mes.

Stringi, stringi si comprende che l’obiettivo della caccia sono i diciotto senatori di Italia Viva ai quali si aggiungerebbero qualche “cane sciolto” o ex. Il fuoco di fila di dichiarazioni di Pd e M5S contro gli «inaffidabili» renziani - che però diventerebbero nobili «costruttori» se partecipano al Conte3 - è devastante. L’operazione è partita di grancassa al motto “tutti benvenuti tranne Renzi”, anche se le sfumature non mancano visto che il segretario del Pd Zingaretti chiude del tutto la porta al senatore di Rignano giudicandolo «inaffidabile», Andrea Orlando definisce «difficile» una possibile ricuciture con l’ex segretario Pd e Dario Franceschini si limita a cercare responsabili «alla luce del sole» senza affondare il colpo. 

A sera c’è ottimismo per i senatori raccolti. La lista è gelosamente custodita a palazzo Chigi anche se nel Pd e nel M5S c’è chi inizia a preoccuparsi per i possibili nuovi arrivi, per ciò che si sta magari promettendo loro in vista della nascita del Conte-ter e se basteranno i due ministeri e il posto da sottosegretario. 

Il tempo è ridotto. Alla conta decisiva nell’aula del Senato mancano solo quattro giorni. Dopo un’estenuante trattativa, Giuseppe Conte andrà a raccontare come si è arrivati alla crisi e alle dimissioni di Bellanova, Bonetti e Scalfarotto, lunedì alla Camera e martedì al Senato. «Noi lo volevamo in Aula già domani», spiega la senatrice azzurra Licia Ronzulli. «Ma per “responsabilizzare” hanno bisogno di tempo», aggiunge perfido il collega leghista Roberto Calderoli. Resta il fatto che il timing si è sbloccato dopo l’incontro che Giuseppe Conte ha avuto al Quirinale con Sergio Mattarella.

«Fare in fretta» è stata la richiesta del Presidente della Repubblica sin dal primo giorno dell’estenuante duello. E così Conte, che pensava di presentarsi in Parlamento dopo il 20 gennaio e dopo il varo dello scostamento di bilancio e del decreto-ristori, ha ceduto al pressing dei presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Elisabetta Casellati. «Comunicazioni», si legge nella nota diffusa dal Quirinale, alle quali seguirà quindi un voto che deciderà il destino politico dell’«avvocato del popolo» e di Matteo Renzi. 

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La preoccupazione di Mattarella per la conta, che potrebbe far precipitare il Paese in una crisi al buio, è forte e eguale al rischio che possa nascere una maggioranza fragile, esposta ai ricatti dell’ultimo “responsabile” ingaggiato. Ma il Capo dello Stato, in questa fase, non può che lasciare governo, maggioranza e opposizione libere di agire e, quindi, di assumersi le rispettive responsabilità anche di fronte al Paese. Il rischio di elezioni anticipate, magari non ora ma a giugno è reale. Soprattutto se resta il veto del Pd ad ogni possibile intesa con Iv. Tra i dem c’è chi interpreta l’operazione “responsabili” come il modo per rendere ininfluente i renziani senza però farne a meno, visto che i senatori di Iv potrebbero tornare utili nel lavoro parlamentare se il Conte2 dovesse superare il voto di martedì. O tornare ancor più d’attualità se l’attuale governo dovesse cadere. Nel Pd c’è invece chi pensa che sia questa l’occasione per liberarsi del tutto di Renzi permettendo a Conte di occupare quell’area di centro da sempre necessaria agli ex Pci.

A Palazzo Chigi l’accelerazione, anche se subita, non disturba i programmi e la voglia di Conte di fare «chiarezza» con un discorso che sarà accessoriato di date, telefonate, messaggi e precisi riferimenti al tormentato rapporto con Iv e con il suo leader. La convinzione di avere i voti anche senza i fedelissimi di Renzi poggia sul lavoro avviato dal senatore grillino Emanuela Dessì. La caccia punta a mettere insieme undici senatori che dovrebbero poi essere organizzati in un gruppo autonomo. Ma aperta la stagione venatoria, Matteo Salvini non sta a guardare e di senatori ne arruola due: le ex grilline Tiziana Drago e Marinella Pacifico. 

L’operazione in corso da parte di Conte per portare dalla sua una decina di «costruttori» è ambiziosa e vi si trovano le tracce di Bruno Tabacci e Massimo D’Alema. Il primo per la sua vicinanza a Francesco Cossiga, il quale nel ‘98 mise in atto analogo schema fondando l’Upr, composto da transfughi berlusconiani. Al secondo il meccanismo piace anche perché l’Upr gli consentì di andare a Palazzo Chigi dopo la caduta di Romano Prodi. La nascita di gruppi “Per Conte” ridanno però forza alle indiscrezioni, sempre smentite, sulla nascita di un partito di Conte che potrebbe rappresentare un’occasione per i «costruttori» in caso di elezioni anticipate che lo stesso Conte si augura qualora dovesse cadere. Il progetto ha però ha il “difetto” di pescare a mani basse nell’elettorato del Pd e del M5S. 

Ultimo aggiornamento: 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA