Governo, la mossa di Berlusconi contro la fuga da FI: rispunta l'unità nazionale

Domenica 24 Gennaio 2021 di Barbara Acquaviti
Governo, la mossa di Berlusconi contro la fuga da FI: rispunta l'unità nazionale

Parlare di elezioni, senza escludere un governo di unità nazionale. Provare a raffreddare gli animi dei forzisti in ebollizione, ribadendo contemporaneamente la sua fedeltà alla linea decisa con gli alleati. Il doppio salto carpiato è certamente la specialità olimpica che più si adatta a Silvio Berlusconi.
La nota che l'ex premier diffonde a metà pomeriggio è un capolavoro di ma anche: ribadisce e mette indiscussione allo stesso tempo la posizione che Forza Italia ha rappresentato con Matteo Salvini e Giorgia Meloni giovedì nell'incontro al Quirinale: nessuna alternativa al voto: «Noi avevamo avanzato la proposta di un governo di unità nazionale, proposta che è stata però subito esclusa dal Partito democratico e dai Cinque stelle. È chiaro che questo rifiuto avvicina il ricorso alle elezioni anticipate». Berlusconi cerca così di scrollarsi di dosso l'accusa di essere a rimorchio dei suoi alleati e di ricollocarsi nel ruolo di asse portante moderato della coalizione. Un senatore che conosce bene le dinamiche azzurre, la sintetizza così: «O è confuso, visto che si contraddice da solo, o è spaventato perché i parlamentari se ne vanno. Secondo me entrambe le cose».

 

 


IL PRESSING
Raccontano che la nota sia il frutto di una lunga gestazione e del pressing uguale e contrario delle due anime del partito, quella di chi sta benissimo in compagnia di Salvini e Meloni e quella di chi non vuole morire sovranista. La capogruppo della Camera, Maria Stella Gelmini, avrebbe spiegato a Berlusconi che se non fosse intervenuto in qualche modo a calmare gli animi, avrebbe a breve visto i parlamentari sfuggirgli via come sabbia dalle mani.
A convincere l'ex premier della necessità di non giocarsi la partita con la sola carta del voto in mano è stato poi l'immancabile Gianni Letta. Si vede il suo tocco, raccontano i fedelissimi del Cav, soprattutto in quel passaggio dedicato al Quirinale: «Ci siamo rivolti al Capo dello Stato affinché fosse lui ad individuare la soluzione più adeguata e più saggia, capace di coniugare il rispetto della volontà popolare e la gravità del momento di emergenza che stiamo attraversando».
La mossa dell'ex premier arriva, pero, anche alla vigilia del cruciale voto sulla relazione del Guardasigilli Bonafede. Certamente la giustizia non è il terreno più adatto per cambi di casacca. Per sicurezza, Berlusconi sta chiamando tutti i senatori, e c'è chi gli ha fatto notare che provocare lo show down sarebbe solo un favore agli alleati, non certo al partito.

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LA STRATEGIA
Nella nota c'è anche un non detto. Il Cavaliere esclude esplicitamente un sostegno a un eventuale Conte ter ma anche alla cosiddetta maggioranza Ursula: insomma, è possibile evitare il voto ma soltanto con un governo di unità nazionale in cui ci siano tutti dentro, dunque anche Salvini e Meloni. La leader di Fratelli d'Italia continua ad escludere questa ipotesi. Per non lasciarle campo libero, anche il segretario della Lega è costretto a non considerare una strada che pure da tempo Giancarlo Giorgetti ritiene la migliore da percorrere: «Il governo ammucchiata, il governo tutti insieme con Pd e sinistre può essere il sogno di qualche giornalista, di qualche editore, di qualche banchiere o faccendiere fantasioso. Per me e per milioni di italiani sarebbe solo un incubo».
L'esecutivo di unità nazionale ha invece molti sostenitori all'interno dell'area moderata, fuori e dentro Forza Italia. «La proposta venuta da Berlusconi, ma anche da Giovanni Toti e Mara Carfagna, e apprezzata da Calenda e Renzi, è figlia di una visione politica patriottica», dice l'azzurro Osvaldo Napoli.
Per il senatore centrista Gaetano Quagliariello «una coalizione è tale se copre diverse sensibilità», «dire tutti le stesse cose, indossare tutti lo stesso vestito, non serve a nessuno, soprattutto ai moderati».

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA