GIUSEPPE CONTE

Governo, Draghi accetta l'incarico con riserva: da domani consultazioni. Lungo colloquio con Conte. M5S si spacca. Crimi: ipotesi voto su Rousseau

Mercoledì 3 Febbraio 2021
Governo, Draghi accetta l'incarico con riserva: da domani consultazioni. Lungo colloquio con Conte. M5S si spacca. Crimi: ipotesi voto su Rousseau

Mario Draghi ha accettato con riserva l'incarico di formare un nuovo governo dopo il colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale: «Momento difficile - ha detto Draghi -, ora rilanciare il Paese. Fiducioso nel dialogo con i partiti». Lasciando il Quirinale, il presidente del Consiglio incaricato si è recato a palazzo Chigi per incontrare il premier uscente, Giuseppe Conte. Un colloquio durato circa un'ora e 20 minuti. Prima era stato alla Camera e poi al Senato per comunicare ai presidenti delle Camere di aver ricevuto l'incarico dal presidente della Repubblica di formare un nuovo governo. Secondo fonti parlamentari Draghi potrebbe cominciare le consultazioni per formare il nuovo governo da domani alla Camera.

Le parole di Draghi: «Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha volutpo accordare - ha detto Draghi -. È un momento difficile. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell'Ue, abbiamo la possibilità di operare con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale». Mario Draghi si dice «fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile».

Governo Draghi che non è ancora nato, ma è bastato il conferimento dell'incarico all'ex presidente della Bce di formare un nuovo governo da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella per raffreddare lo spread tra il nostro Btp e il Bund tedesco. E la Borsa di Milano prosegue tonica. Il Ftse Mib segna un +2,6% a 22.643 punti mentre l'inflazione a gennaio è tornata positiva. Lo spread tra Btp e Bund è in area 103 punti.

 

 

 

 

Per gli analisti Draghi «miglior soluzione»

Mario Draghi ha «l'autorevolezza» per fare le riforme che servono all'Italia e anche per gestire al meglio le risorse del Recovery Fund. In più, la sua «credibilità» potrebbe contribuire a spostare flussi di denaro verso il Paese. Gli analisti vedono di buon grado la scelta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di convocare l'ex presidente della Bce per verificare la possibilità di formare un Governo istituzionale. L'incognita, ora, è la possibilità che il Parlamento possa supportare con una maggioranza trasversale un'Esecutivo guidato da Draghi, ma per adesso gli analisti di Equita sono convinti che la sua credibilità a livello internazionale possa bastare per «spostare flussi di capitale sull'Italia». Da qui, l'aspettativa di «un impatto positivo sul mercato azionario italiano».

 

Le reazioni

In serata incontro tra M5S, Pd e Leu. Dal Partito democratico e Leu «ci è stato chiesto di incontrarci con le delegazioni per capire se possiamo, al di là delle decisioni che prenderemo su Draghi, trovarci per cercare di non disperdere il patrimonio acquisito almeno sui temi comuni su cui abbiamo avviato un percorso. Pd e Leu hanno avuto un atteggiamento leale con noi. Per cui andremo a questo incontro, io con i capigruppo, e vedremo il messaggio che ci vogliono dare», ha detto in assemblea M5s ,a quanto si apprende, il capo politico M5S Vito Crimi«Quella del voto su Rousseau e una ipotesi da non trascurare. Ovviamente dico ipotesi perchè dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo». Lo dice il capo politico ai gruppi M5S.

Il cammino del governo del presidente è tutt'altro che in discesa. Tutti i partiti sono chiamati in tempi brevissimi a scegliere se sostenere l'esecutivo dell'ex presidente della Bce o tirarsi fuori. Beppe Grillo avrebbe detto ai suoi (M5S): «Leali con Conte, no a Draghi». Il vicesegretario Pd Andrea Orlando, «il Pd conta per l'11 per cento in Senato» e in Parlamento un peso importante ce l'ha M5s che, aggiunge Orlando, «è nato proprio come reazione all'esperienza del governo Monti».

Ieri il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha negato l'appoggio ad un governo Draghi ma, come emerge dai primi distinguo, è alto il rischio di spaccatura nel Movimento. «Dalla riunione tra Movimento, Pd e Leu emerge la volontà di non disperdere il patrimonio comune costruito con grande impegno, nell'ultimo anno e mezzo. Un patrimonio fatto di temi e interventi già realizzati, di misure sulle quali abbiamo condiviso impostazioni e obiettivi. Nel reciproco rispetto per le rispettive posizioni riguardo alla scelta di appoggiare un eventuale governo tecnico a guida Mario Draghi, abbiamo confermato la volontà di mantenere saldo quel leale rapporto che nel tempo è cresciuto e migliorato», afferma in una nota in capo politico politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi.

Se il Pd si prepara «ad aiutare Draghi» per evitare gli errori del passato, il centrodestra, riunitosi oggi, è diviso. «Serve un governo politico, basta tecnici. Io ministro? Ma se non so che vuole fare Draghi?», dice il leader della Lega, Matteo Salvini su La7 che comunque assicura che la linea della coalizione sarà «compatta». «Non abbiamo pregiudizi - chiarisce Salvini - nei confronti di Draghi. Vogliamo parlare di taglio di tasse e apertura dei cantieri con la prospettiva del voto». Una parte di Forza Italia è senza dubbio propensa a dare la fiducia all'ex presidente della Bce ma la leader di FdI Giorgia Meloni resta ferma nel chiedere elezioni anticipate e non è disposta a sostenere Draghi.

Aderisce con slancio alla prospettiva di un governo guidato dall'ex governatore di Bankitalia Matteo Renzi, accusato da Orlando di essere la «causa del fallimento della politica» in questa crisi di governo. «Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà - sostiene il leader Iv - devono accogliere l'appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi».

«Draghi è una personalità di grande prestigio, una forza e una risorsa apprezzata nel mondo e credo che può portare l'Italia fuori dall' incertezza determinata dalla crisi di governo. Oggi ha posto i temi in maniera corretta rivolgendosi al parlamento, ai partiti, alla politica e alle forze sociali per trovare insieme le risposte. Vedremo ma sicuramento è una personalità che ha cominciato a interloquire in modo corretto». Così il segretario Pd Nicola Zingaretti a radio Immagina, la web radio del Pd.

«Nel quadro del lavoro che si è avviato dopo il conferimento dell'incarico al professor Draghi, pur nel rispetto del confronto che si è aperto tra le forze politiche, è positiva la disponibilità di Pd, M5S e Leu di voler continuare a tenere aperta una prospettiva politica unitaria». Lo dichiara il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell'incontro da remoto con M5S e Leu.

 

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Fratoianni (Leu): difficile sostenere un governo di questo tipo. «Mi pare molto difficile sostenere un governo di questo tipo», dice Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e parlamentare di Liberi e Uguali, ad Agorà Rai Tre, sul nuovo governo Draghi.

Stefano Ceccanti (Pd): è il momento di trovare voti a Draghi«Restano da trovare i voti in Parlamento di tanti deputati e senatori che passino sotto la tribuna e pronuncino il loro necessario Sì alla fiducia al Governo Draghi. Oggi alle 14 avremo l'assemblea on line del gruppo Pd Camera. Non ho dubbi all'esito: il Pd fa tanti errori ma sui fondamentali non sbaglia. Saremo parte della soluzione votando Sì e non del problema, come chi voterà No. Confido, tra gli altri, anche nel Sì di molti colleghi del gruppo M5S con cui abbiamo lavorato molto bene in tutti questi mesi: pur comprendendo le difficoltà ben pochi capirebbero come dopo aver votato la Presidente della Commissione Ue, scelta che favorì in modo decisivo la nascita del Conte 2, e dopo aver impostato la crisi in nome della formazione di una maggioranza europeista, potrebbero ora votare No». Così Stefano Ceccanti del Pd.

«Tra gli errori commessi da molti, anche a fin di bene, - sostiene Ceccanti - per favorire la formazione del Governo, il primo e il più grave, però, è stato chiaro: è stata evocata con troppa leggerezza la minaccia di elezioni anticipate. Un errore non tanto e non solo di galateo costituzionale perché andava a sovrapporsi al ruolo del Presidente della Repubblica, ma perché la minaccia era del tutto infondata, per le ragioni note a tutti che ha spiegato ieri sera in modo puntuale ed inconfutabile il Presidente Mattarella, a cui peraltro se ne potrebbero anche aggiungere altre. Aver evocato una minaccia inesistente non ha affatto favorito la soluzione della crisi, anzi, ha prodotto esattamente l'effetto contrario. Materia su cui meditare bene per non ripetere errori». 

 

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Brunetta (FI), Draghi ora è la persona giusta. «Condivido totalmente il monito di ieri sera del Presidente della Repubblica Mattarella, anzi mi auguravo che tutto questo avvenisse già un anno fa, all'inizio della pandemia, quando ci siamo resi conto della gravità della situazione sanitaria, economica e sociale. Bisognava allora fare un Governo di unità nazionale, di alto profilo, ma si è preferita un'altra strada: quella di buttare 140 miliardi di euro, quella di riempire il Parlamento e il Paese di DPCM e di decreti legge, quella di ridurre ai minimi termini il ruolo delle Camere, e il risultato è che non ne siamo ancora fuori». Lo dice Renato Brunetta di Forza Italia a '24Mattinò su Radio 24. «Se Draghi accetterà, sarà la persona giusta al momento giusto, nella situazione più difficile del mondo, quella italiana. Ma lui ce la può fare, col concorso di tutti», conclude.

Mastella, in Parlamento per Draghi meno voti di Conte. «Temo che Draghi, per i veti reciproci tra gli schieramenti, abbia in Parlamento meno voti di Conte. Senza i Cinque Stelle non c'è né la formula Ursula né il Pd può stare con la Lega a sostenere lo stesso governo». Lo dice all'Adnkronos il Sindaco di Benevento Clemente Matella. A quel punto, sottolinea, «resterebbero a sostenerlo solo Pd, Forza Italia e italia viva» ma «se cosi fosse occorrerebbero responsabili a gogò. Scomparsa la politica -sentenzia Mastella- resta l' aritmetica. E come diceva Totò è 'la somma che fa il totale».

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 00:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA