MARIO DRAGHI

Lite in cabina di regia: il premier media, ma la prossima rissa sarà sul Recovery

Sabato 17 Aprile 2021 di Mario Ajello
Lite in cabina di regia: il premier media, ma la prossima rissa sarà sul Recovery

«Basta dispetti, serve unità». Mario Draghi lo aveva detto a Salvini e lo ripete a tutti, al Pd e a Forza Italia che ha incontrato ieri così come lo dirà ai partiti che fino a martedì continuerà a vedere in quella che è una vera e propria verifica (prelude a un rimpasto?) dentro il governo ormai soprannominato «del tutti contro tutti». Rivolto a Letta e alla delegazione dem il premier ha avvertito: «Meglio accordarsi prima sul Recovery Plan in modo da evitare problemi poi». Il punto è questo: in vista della presentazione a Bruxelles del piano di rinascita nazionale entro il 30 aprile, ogni partito vuole dire la sua e dimostrare di essere più forte dell’alleato ormai diventato rivale fino al limite dell’insopportabilità.

Tra Letta e Salvini è guerra aperta, per non dire del tiro al piccione leghista contro Speranza che si sente «accerchiato» e chiede aiuti che adesso trova ma poi gli verranno probabilmente meno. Ma non solo. Draghi deve fare 500 nomine che ridisegnano il potere italiano (c’è la Rai e tanto altro: Cassa depositi e prestiti, Ferrovie, Anas, Invimit e via dicendo) e non c’è partito che non ecceda in protagonismo per farsi poi sentire anche su queste nomine pesanti sperando di condizionarle e di non lasciarle agli odiati (a questo si sta arrivando) tecnici. A riprova di quanto si sia ormai scatenata la guerra a chi è più forte tra i partiti della maggioranza è arrivata ieri la cabina di regia tra i ministri con Draghi che s’è trasformata in una zuffa da cortile anzi in una litigata come quelle tra le «comari sul ballatoio» secondo la definizione primo-repubblicana che veniva data alle liti tra il socialista Formica e il democristiano Andreatta al tempo del governo Spadolini. «C’è stata una discussione accesa», dicono diplomaticamente fonti di Palazzo Chigi. E Draghi fa il bravo maestro che cerca di mettere pace tra gli scolari rissosi: «Nella cabina di regia si discute. È normale che non tutti la pensino alla stessa maniera». 

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Ma fatica il premier a mettere pace tra i ministri. Pur di litigare - Giorgetti contro Speranza e Patuanelli, la Gelmini contro questi due e destra contro sinistra e Draghi un po’ allibito - la cabina di regia dura più del previsto.
La scena si è svolta così. Giorgetti: «Apriamo la sera i ristoranti anche quelli che non hanno spazi all’aperto, non si può discriminare a danno di qualcuno e ormai al chiuso se ben distanziati si può mangiare tranquillamente». Speranza stava per scattare come una furia, smentendo il suo tradizionale aplomb, spalleggiato dal grillino Patuanelli e anche da Franceschini. Ma l’arbitro Draghi, in questo, non ha dato del tutto ragione a Giorgetti nel suo mantra «non si possono tenere prigionieri gli italiani ad oltranza» e «serve dare ossigeno alle attività lavorative» (con la renziana Bonetti in questo d’accordo con lui). Quindi? Speranza voleva rinviare le aperture a maggio e, ormai politicamente indebolito, ha dovuto cedere di cinque giorni, per cui si riaprirà il 26 aprile e riapriranno anche la sera i ristoranti purché in zona gialla e solo all’aperto. Mezza sconfitta di Speranza, che però recupera in parte ottenendo un non senso: ristoranti aperti la sera ma resterà il coprifuoco alle 22, il che non aiuterà granché i guadagni dei ristoratori. 

Il fondato timore di Draghi è che la voglia dei partiti di darsi le botte finisca per travolgere anche la preparazione del Recovery Plan su cui c’è ormai fretta di completarlo. Perciò sta sentendo tutti. Tajani, alla guida della delegazione di Forza Italia, ha garantito che il suo partito non avrà atteggiamenti divisivi e intanto ha piantato un paletto: «Nessuno chieda una patrimoniale». Poi a Palazzo Chigi è arrivato Enrico Letta a nome del Pd (con le due capogruppo Serracchiani e Malpezzi) e con alle spalle un partito inquieto e in lotta quotidiana con Salvini su tutto. La delegazione dem ha insistito su più soldi per gli asili nido nel Recovery (dagli attuali 3,2 miliardi di euro ad almeno 5) e su più investimenti per l’edilizia scolastica e contro l’abbandono scolastico. E poi gli altri partner di governo avanzeranno le loro proposte. Non sarà affatto facile conciliarle e la luna di miele nella maggioranza, se mai c’è stata, è un ricordo lontano. 

Ultimo aggiornamento: 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA