Governo, i renziani chiedono posti, Zingaretti li frena: «Adesso tratto soltanto io»

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di Simone Canettieri

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ROMA «Silenzio, tanto tratto io». Nella continua rincorsa interna alle fughe in avanti dei renziani, il segretario del Pd Nicola Zingaretti si presenta alle 18 al Nazareno per una conferenza stampa, densa di appelli e segnali al M5S, circondato dai vice Andrea Orlando e Paola De Micheli. Dalla sede del partito più loquace della politica italiana arriva un messaggio chiaro: «Faccio un invito a tutti: non twittiamo le fonti, lo hanno detto tutti i dirigenti, Franceschini, Renzi, Gentiloni, il momento è delicato ed è importante che si parli con i fatti. Io le fonti neanche le commento».

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Zingaretti ce l'ha con la velina uscita sulle agenzie e attribuita ai renziani, con la quale, appena viene diffusa la telefonata tra lui e Di Maio, si apre subito a un Conte-bis in salsa giallo-dem. E mentre Dario Franceschini, con tanto di foto dell'Italia mundial del 1982, predica un ben augurante silenzio-stampa, il segretario del Pd continua a trattare con le anime del M5S. Con una linea che chiede «forte discontinuità» e blocca «rimpastoni». Cosa significa? Passi il Conte-bis, ma stop alla linea di comando dimaiana che finora ha dato le carte con la Lega. Dal Nazareno raccontano: «Nicola in queste ore sta ricevendo importanti telefonate di big del M5S che gli dicono di applicare discontinuità sui ministri, ma non su Conte». In questa partita dunque il segretario del Pd si trova a surfare tra le correnti grilline e tra tutti quelli che vogliono regolare i conti con il capo politico. Dopo un sabato di attesa, ieri c'è stato il contatto tra Zingaretti e Di Maio. E oggi potrebbe esserci il secondo faccia a faccia tra i due, dopo quello di venerdì sera a casa del sottosegretario Vincenzo Spadafora. Il Pd, intanto, prepara una direzione nazionale per martedì sera: potrebbe essere quella decisiva che accompagnerà la delegazione dem, il giorno dopo, al Quirinale per il via libera all'accordo.

COMPONENTI
In questa fase, le componenti interne, a partire da Franceschini, sono per alzare la posta il più possibile. Spingono Zingaretti a digerire un bis di Conte purché si arrivi a un monocolore dem in consiglio dei ministri. Con un pacchetto di deleghe (Interno, Difesa, Economia, Sviluppo economico, Giustizia) destinato ad andare a finire tra le braccia del Pd. I renziani vogliono l'intesa e chiedono posti. Frena invece Paolo Gentiloni.
Gli uomini più vicini al segretario allo stesso tempo sanno anche che in caso di semaforo verde all' avvocato del Popolo la partita del commissario Ue andrebbe di nuovo nel campo del Pd. E potrebbe essere questa la camera di compensazione del mondo renziano. Visto che stando alle dichiarazioni ufficiali Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti hanno già detto che non sono interessati né disponibili a entrare in un eventuale esecutivo dove dovrebbero fare i conti anche con il veto di Di Maio. Nel Partito democratico comunque anche ieri sera erano forti le richieste di andare a chiudere l'intesa accettando il nome di Conte. Il timore è che più passa il tempo, più Di Maio possa avere il pretesto per dire al Movimento che il Pd si è tirato indietro e non ha accettato la condizione posta sul nome del premier. Dunque, Di Maio metterebbe in pratica ciò che aveva in mentre fin dall'inizio: sedersi di nuovo al tavolo con la Lega e accettare l'offerta di Matteo Salvini di svolgere il presidente del consiglio di un nuovo governo giallo-verde.

I segnali che arrivavano ai Dem da molti esponenti del Movimento 5 Stelle ieri sera andavano proprio in questa direzione, con una sorta di appello a Zingaretti. Ma Andrea Martella, coordinatore della segreteria, alle 20.40, dunque al termine di una giornata convulsa in cui sono comparsi nuovi punti interrogativi, ha scritto su Twitter: «Fino ad ora Zingaretti ha ricevuto solo dei no. Ora è arrivato il momento di parlare di proposte, idee per l'Italia. Salari più alti ambiente e istruzione».
 
Lunedì 26 Agosto 2019, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 26-08-2019 20:10
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