Grandi opere ferme al Sud, sprecati 11 miliardi di euro

Sabato 2 Febbraio 2019 di Francesco Pacifico
Binari che portano verso il nulla. Strade che si perdono nelle campagne. Bacini idrici vuoti che pure sarebbero vitali in un'area dove la siccità la fa sempre più da padrone per molti mesi all'anno. Per capire lo stato delle grandi incompiute nel Mezzogiorno - proprio mentre il governo annuncia di voler rilanciare il comparto infrastrutture - è utile riportare il titolo di un rapporto dell'Ance presentato lo scorso dicembre: «Al Sud le risorse per le opere non si trasformano in cantieri». L'associazione dei costruttori ha calcolato che sotto il Garigliano ci sono 7 maxi cantieri fermi per un valore di 3,1 miliardi di euro. Ma se si aggiungono anche quelli piccoli e medi si sale a 200 infrastrutture, delle quali si sono perse le speranze e che potrebbero generare un giro d'affari da oltre 11 miliardi di euro.
 
Come detto, la lista delle incompiute è lunga. Il caso più eclatante è quello del Megalotto 3 della Strada Statale Jonica in Calabria, per il quale è stato stanziato 1,335 miliardi, quasi un punto di Pil. Questa arteria è detta anche la strada della vergogna, per il numero di incidenti mortali, gli incroci a raso creati per la presenza di case e attività commerciale e il totale di fondi sprecati. Emblematica di questa direttrice che gli unici tratti a due corsie perfettamente asfaltati sono quelli nei territori di Puglia e Basilicata. Ha denunciato l'Ance sul suo sito sbloccacantieri.it: «Ci sono voluti 1.115 giorni solo per la pubblicazione delle 5 delibere Cipe di approvazione dei progetti».

Altra incompiuta da tempi immemorabili - c'è chi dice 70 anni, chi 50 - è l'itinerario Nord-Sud, la statale 117 che attraverso le Nebrodi dovrebbe unire con un collegamento veloce le due coste dell'Isola. L'ultimo progetto portato avanti dall'Anas prevede grandi opere ingegneristiche tra viadotti e gallerie naturali e artificiali. Nonostante siano stati sbloccati i fondi (748 milioni di euro) i cantieri sono fermi dal 2017.

In Puglia si sono perse le tracce del secondo lotto della Maglie-Leuca (totale 300 milioni dei euro) tra le continue progettazioni, ricorsi delle aziende escluse dalle gare e liti della politica. In Campania il governo punta molto sulla realizzazione della alta velocità Napoli Bari, ma vanno a rilento le gare sui lotti Frasso Telesino-Telese, Telese-San Lorenzo Maggiore e Apic Hirpinia, per un importo superiore ai 250 milioni. L'anno nuovo si è aperto con lo stop dei cantieri sulla Lioni-Grottaminarda (vedere box), dopo la scadenza del commissario di governo. A Napoli, invece, il ministero dei Beni culturali, guidato da Alberto Bonisoli, ha sospeso il parere favorevole della Sovrintendenza di Napoli sulla realizzazione della camera di ventilazione della metropolitana Linea 6 Chiaia-Municipio rilasciato il 21 marzo scorso, perché considerate poco consoni alla bellezza di piazza Plebiscito. Rischiano di saltare 98 milioni di finanziamenti europei.

Sempre l'Ance denuncia il blocco del «Progetto del Sarno il progetto di risanamento strutturale del corso del fiume è stato finanziato con quasi 220 milioni di euro con fondi strutturali europei. Sebbene sia stato dichiarato Grande Progetto nel 2011 risulta ancora bloccato».

La stessa Ance ha stimato che se partissero i lavori, nel solo Sud, avremmo un indotto di oltre un miliardo di euro in grado di garantire lavoro a circa 100mila persone. Non poco in un'area dove la disoccupazione giovanile sfiora il 40 per cento e l'edilizia ha visto dimezzare i suoi volumi dall'inizio della crisi. «Qui più che altrove - dice il presidente dei costruttori, Gabriele Buia - si pagano più della mancanza di risorse i ritardi della burocrazia e l'assenza di progetti e programmazione da parte degli enti pubblici». Burocrazia che qui vuol dire far ridiscutere al Cipe cinque volte in dieci anni un lotto della statale Jonica oppure indire una gara per un raccordo autostradale nel 2007 e aggiudicarla solo nel 2016. Ultimo aggiornamento: 12:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA