MATTEO SALVINI

Lega, sì al decreto Green pass e schiaffo a Salvini: due deputati su tre assenti al voto

Venerdì 10 Settembre 2021 di Emilio Pucci
Lega, sì al decreto Green pass e schiaffo a Salvini: due deputati su tre assenti al voto

«Meno male che è finita, è stato un bagno di sangue». Tra Montecitorio e palazzo Madama il coro è lo stesso. Perché ha anche ragione il leghista Borghi quando ai suoi interlocutori dice che la Lega è un partito di lotta, il problema è che il messaggio passato, anche se le continue trattative hanno portato il governo ad aprire su alcune richieste, è stato ed è deleterio per i consensi. Alla fine Salvini ha dato ordine di votare sì al decreto di luglio sul Green pass. Ma in aula si è presentato solo un deputato leghista su tre. Bagno di sangue, appunto. 

«L'importante è che Matteo non parli più di no all'utilizzo del Green pass, ma magari su come debba essere usato», osserva un suo fedelissimo. Altrimenti questo il grido d'allarme - le elezioni si trasformeranno in un boomerang, in un referendum tra chi vuole la battaglia al Covid e ripartire di slancio e chi, invece, glissa, dribbla, strizza l'occhio ai No vax. In realtà la battaglia che si è giocata alla Camera sulla conversione del decreto è solo il primo tempo della partita. Il secondo prevede l'estensione dello strumento e l'obbligo vaccinale. E il fronte del Nord, composto da imprese, sindaci e presidenti di regione, ha fatto pervenire al proprio leader l'avvertimento: «Ora basta con le giravolte, serve una linea chiara». Qualcuno tra i salviniani se la prende con il presidente della Lombardia Fontana, qualcun altro con il veneto Zaia, sta di fatto che sul pass la Lega rischia davvero di esplodere.

Che la leadership di Salvini sia in discussione non lo pensa nessuno nel partito, ma in tanti vedono uno sfilacciamento che può provocare ulteriori scossoni. Anche perché la direzione intrapresa è diversa da quella di alcune settimane fa. Matteo oggi comincerà un tour della Capitale, quasi una decina di appuntamenti a Roma, un altro segnale del rapporto consolidato con Meloni. In concreto vuol dire abbandono del progetto della federazione, patto rinsaldato con FdI perché questa la tesi FI latita e le voci che emergono, da Gelmini a Carfagna, sono in difesa di Lamorgese e anti-sovraniste. Anzi un big di FdI non esclude che dopo le amministrative Coraggio Italia e altri movimenti centristi possano sostituire gli azzurri, mentre i governisti forzisti aspettano l'elezione al Colle per cercare di sganciarsi dai populisti. 

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Al termine della campagna elettorale ci sarà una manifestazione che culminerà con la foto con Tajani, oltre che tra Salvini e Meloni, ma Berlusconi che pure ha accolto in Sardegna sia il Capitano che la presidente di FdI non comprende più come si stanno muovendo gli alleati, anche perché il suo sogno (oltre che il Quirinale) resta quello di portare la Lega nel Ppe e di dar vita ad un partito unico. Devono avere cultura di governo, non hanno capito che senza di me non governeranno mai, il ragionamento del Cavaliere che sarà pure azzoppato dai processi (nel caso tiferebbe per Gianni Letta al Quirinale) ed è consapevole che FI sia un marchio consumato ma ritiene che pure Lega e FdI siano due brand da abbandonare. Il primo troppo legato all'antieuropeismo, il secondo all'opposizione. Ma ora le tensioni sono nella Lega, più che nel centrodestra. «Dopo le amministrative osserva un colonnello Salvini dovrà ascoltarci».

 

Ultimo aggiornamento: 13:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA