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BEPPE GRILLO

Grillo, la regola M5S del limite dei due mandati resta: «È fondativa». Conte d'accordo: «Identitaria»

L'unica deroga per i parlamentari è candidarsi in Regione o alle Europee

Martedì 15 Febbraio 2022
Grillo, la regola M5S del limite dei due mandati resta: «È fondativa». Conte d'accordo: «Identitaria»

Beppe Grillo e Giuseppe Conte sono perfettamente allineati sul mantenere la regola dei due mandati per tutti gli esponenti M5S. Il parlamentare arrivato al secondo mandato non può più ambire alla Camera e nemmeno al Senato. Può candidarsi al massimo in regione o al parlamento europeo (due istituzioni dove notoriamente i grillini non sfondano alle elezioni). Altra concessione che farebbe il garante ai suoi parlamentari navigati, appresa dall'Adn Kronos, è la rotazione del mandato, con il preciso obiettivo di contrastare «nicchie di poteri e correnti». 

La regola varrebbe a tutti i livelli elettivi: chi è stato europarlamentare per ben due volte, ad esempio, può ripiegare su un posto in Regione o ambire a un seggio alla Camera o al Senato, non restare a Bruxelles. «In Europarlamento o in Regione guadagnate anche di più, quindi non rompete le p...e... -avrebbe scherzato Grillo con alcuni parlamentari che sente con una certa regolarità-. Ma è un tema identitario, non si può derogare». 

In un post sul suo blog dello scorso 5 febbraio Grillo ha esplicitamente parlato della «rotazione o limiti alla durata delle cariche, anche per favorire una visione della politica come vocazione e non come professione». 

La regola del doppio mandato è l'ultima regola della prima ora rimasta nel Movimento fondato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. «Quella di Grillo non è una posizione nuova, Grillo lo ha detto già in più occasioni che per lui la regola del doppio mandato è una regola fondativa del M5S. Anche su questo ci confronteremo, la nostra è una comunità di teste pensanti che si confrontano, chiaramente la posizione del garante avrà un grande rilievo in questa valutazione che faremo», ha detto Conte arrivando alla Camera per prendere parte all'assemblea congiunta.

Anche per Conte si tratta di un «principio ispiratore che ha un valore identitario per il Movimento, cioè la politica non è una professione, un mestiere ma un servizio e perché sia servizio necessariamente deve essere a termine, sennò diventa un mestiere e noi questo non lo vogliamo».

La vecchia guardia in allarme

Su 67 eletti con due mandati alle spalle, circa uno su due sono nomi di primo piano o che hanno avuto posti nel governo o comunque di rilievo tra ex ministri, sottosegretari e presidenti di commissione. Tra questi i big del Movimento: Luigi Di Maio, Roberto Fico, Paola Taverna, solo per citarne alcuni. L'opzione a cui lavorerebbe chi non ci sta ad attenersi alla vecchia regola aurea del M5S -cara a Gianroberto Casaleggio ancor prima che a Grillo- è destinare un terzo dei seggi ai "vecchi". Senza dimenticare che a complicare il quadro c'è anche il taglio di deputati e senatori voluto dagli stessi grillini, «ci siamo tagliati le pa..e da soli», uno dei messaggi che più rimbalza nelle chat interne.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA