«I dirigenti pubblici stiano di più in ufficio»: oggi in Cdm il testo della legge delega

di Michele Di Branco

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ROMA «La riforma delle riforme». Con un pizzico di enfasi, Giulia Bongiorno ha presentato in audizione, presso le Commissione riunite Affari costituzionali e Lavoro di Camera e Senato, la delega sulla dirigenza, che fa parte del pacchetto di norme sulla Pa, che dovrebbe essere approvata oggi dal Cdm. «È importante riuscire a garantire una presenza maggiore dei dirigenti negli uffici» ha spiegato il ministro, osservando che «attualmente non è necessaria neppure una certa presenza: una cosa che deve essere rivista».
La titolare del dicastero di Palazzo Vidoni ha garantito che la riforma non è animata da spirito punitivo nei confronti dei dirigenti. Tuttavia, ha sottolineato l'esponente del governo Conte, «bisogna proseguire sulla strada degli interventi perché i tentativi del passato non hanno raggiunto gli obiettivi: lo sforzo è creare dei valutatori che siano soggetti terzi».

LE PROGRESSIONI
Il ministro Bongiorno ha spiegato che l'esecutivo punta a «creare un sistema di progressioni di carriera anche legato al merito, con la possibilità di accedere a posti dirigenziali per i funzionari che si sono distinti nelle loro funzioni». Entrando nel dettaglio, le pubbliche amministrazioni che dimostreranno cattive performance non potranno assumere nuovo personale né conferire incarichi. E se il personale dirigenziale non dovesse applicare le disposizioni in materia di misurazione e valutazione della performance (ad esempio disobbedendo all'obbligo di procedere a una «adeguata differenziazione delle valutazioni individuali»), la sanzione consisterà nella cancellazione della retribuzione di risultato. In sostanza: stipendio salvo ma addio ai bonus. La riforma prevede anche l'introduzione di norme per favorire la mobilità volontaria, anche attraverso l'abrogazione del nulla osta da parte dell'amministrazione di appartenenza. Per il personale in disponibilità, sarà stabilità la definitiva risoluzione del contratto in caso di mancata accettazione di due proposte di ricollocazione formulate nel termine di 24 mesi. Il provvedimento prevede anche l'elaborazione di un codice di condotta che indica le ipotesi di responsabilità disciplinare, corredate dalla relativa sanzione. Quanto agli incarichi, potranno essere rinnovati «per una sola volta se presenti determinati requisiti».

IL RUOLO DELLA SNA
I concorsi pubblici potranno essere svolti «esclusivamente da parte della Sna», la Scuola nazionale dell'Amministrazione. Il Ddl delega prevede «lo svolgimento, da parte della Sna, per una quota dei posti non superiore al cinquanta per cento di quelli che si rendono disponibili nell'arco di un triennio a seguito di cessazione dal servizio e differenziata in base alle dimensioni di ciascuna amministrazione, di concorsi per titoli ed esami riservate ai dirigenti di seconda fascia, anche non appartenenti ai ruoli delle amministrazioni interessate». Il disegno governativo prevede, per i concorsi, prove differenziate (teoriche e pratiche) in relazione alle professionalità da reclutare e per orientare i candidati in base alle competenze. Inoltre, si terranno le verifiche psicoattitudinali finalizzate anche all'accertamento delle capacità relazionali e dell'attitudine al gruppo.

IL TURN OVER
Davanti ai parlamentari, il ministro Bongiorno ha spiegato che per la prima volta, dopo 10 anni, ci sarà il turn over al 100% per tutte le amministrazioni e che la possibilità di assumere, dal 15 novembre, non inciderà in alcun modo sui tempi delle assunzioni che vengono fatte sempre nell'ultimo trimestre dell'anno. «Quella data ha specificato Bongiorno consente di utilizzare i saldi di finanza pubblica ma lo scorso triennio se uscivano in 100 ne entravano 25, ora se escono 100 e ne entrano altrettanti».
Giovedì 14 Febbraio 2019, 09:03 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2019 16:40
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