CORONAVIRUS

Lavoro, rischio Covid per le imprese: «Ora una norma per lo scudo»

Domenica 17 Maggio 2020 di Andrea Bassi
Rischio Covid per le imprese: «Ora una norma per lo scudo», nella foto operai della Isa di Bastia Umbra

Il rischio che qualcuno paventa è che in mancanza di norme chiare le procure inizino a muoversi per conto loro. Qualche giorno fa, per esempio, quella di Bergamo ha dettato le indicazioni operative per la verifica dell'applicazione dei protocolli condivisi per la ripartenza delle attività economiche. Ha stabilito, in sostanza, che chi attua le misure di prevenzione del protocollo firmato dal governo con le parti sociali il 24 aprile per il contenimento del coronavirus negli ambienti di lavoro, in pratica sta rispettando anche i precetti previsti dal Testo unico sulla sicurezza. In questo caso, insomma, i magistrati hanno fatto prima dell'Inail e dello stesso governo a mettere una pezza al pasticcio della responsabilità penale dei datori di lavoro nel caso in cui un dipendente dovesse ammalarsi di coronavirus. Ma non è detto che vada sempre così. «La qualifica esplicita di infortunio sul lavoro da Covid-19 che ha generato la responsabilità penale in capo al datore di lavoro», spiega Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Inalca (Gruppo Cremonini) e consigliere delegato di Filiera Italia, la fondazione che riunisce 71 big dell'agroindustria e del Sistema Italia, «è stato introdotta dal decreto del 18 di marzo, il Cura Italia. Inail, con la sua circolare applicativa del 3 aprile ha peggiorato poi le cose. La retromarcia annunciata dall'Istituto è sicuramente positiva, ma per risolvere definitivamente le cose», dice Scordamaglia, «serve un atto normativo superiore». Una legge insomma. 
 

 

Una linea condivisa da molti. Come da Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto. «È urgente», ha detto, « che il governo intervenga con misure esimenti la responsabilità civile penale e amministrativa dei datori di lavoro in caso di contagio da Covid-19, introducendo una norma che chiarisca, anche sulla base dei precedenti normativi europei (articolo 5, comma 4 della Direttiva 391/1989), l'esclusione da responsabilità del datore di lavoro. Il permanere di tale norma, specie per le aziende medio piccole», ha aggiunto Carraro, «sta destando enorme preoccupazione tra imprenditori. Come si può determinare», si domanda il presidente degli industriali veneti, «che l'eventuale contagio si sia determinato nel luogo di lavoro o, finito il lockdown, in altri momenti della vita sociale del lavoratore?». Anche secondo il presidente di Confartigianato Imprese Grosseto, Giovanni Lamioni, si tratta di «una norma sbagliata perché si presume che il contagio sia avvenuto in azienda. È indubbio che il lavoratore debba essere tutelato ma la norma deve essere modificata perché non è chiara e i datori di lavoro rischiano di dover ingiustamente sostenere oneri legali. È molto difficile», dice, «capire in quale contesto una persona possa essere stata contagiata - ha aggiunto Lamioni - è quindi follia che l'Inail apra automaticamente un fascicolo per infortunio sul lavoro in caso in cui un lavoratore risulti essere contagiato». 
 

Insomma, le rassicurazioni che sono arrivate dall'Istituto nazionale sugli infortuni sul lavoro non bastano. L'Inail ha spiegato che in una prossima circolare chiarirà che dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l'accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro. Le responsabilità, sostiene l'Istituto, devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. Una linea che era stata ribadita anche dal ministro del lavoro Nunzia Catalfo, secondo cui per le aziende fondamentale «sarà il rispetto dei principi stabiliti dai protocolli di sicurezza stipulati da parti sociali e Governo. Proprio per fugare tutti i dubbi emersi in questi giorni», aveva spiegato il ministro, i tecnici del dicastero e dell'Istituto sono impegnati nell'elaborazione di un nuovo documento per fornire chiarimenti su questo tema Le imprese chiedevano e chiedono in realtà una norma di legge. Che a questo punto , persa l'occasione della maxi manovra, potrebbe essere inserita come emendamento in un decreto in discussione in Parlamento.
 

Ultimo aggiornamento: 15:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA