Dl fisco, la Lega: sanatoria anche per Imu e Tasi

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Estendere la sanatoria del decreto fiscale anche alle entrate comunali, dall'Imu alla Tasi, all'imposta sulle insegne. È la proposta contenuta in un emendamento della Lega.

«Con riferimento alle entrate, anche tributarie, dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione, i medesimi enti locali - si legge - possono stabilire, entro il termine fissato per la deliberazione del bilancio annuale di previsione, l'esclusione delle sanzioni».

Il decreto fiscale intanto si prepara a cambiare di nuovo, dopo le tensioni tra M5s e Lega, i sospetti di manine e i due passaggi in Consiglio dei ministri. Ma resta il rischio di nuovi attriti. Perché la Lega spinge per allargare le maglie ed evitare che il mini-condono sia destinato al flop. Il M5s invece frena e punta a stralciare dal testo ogni possibile riferimento a capitali all'estero. Una intesa di massima nella maggioranza si sarebbe già raggiunta sulla rottamazione ter, perché arrivi a comprendere tutte le tipologie di debito con il fisco. L'idea è permettere
di sanare, oltre ai processi verbali e agli accertamenti, pure gli avvisi bonari, ovvero gli 'alert' che l'Agenzia delle
Entrate invia ai contribuenti quando riscontra anomalie (oggi si possono regolarizzare attraverso il ravvedimento operoso, pagando sanzioni). Ha buone possibilità di essere accolta anche la richiesta dei commercialisti di includere nella sanatoria gli omessi versamenti delle imposte dichiarate, contestate o meno dagli avvisi bonari. E dovrebbero rientrare in una delle modalità di definizione agevolata anche le irregolarità formali. Così da andare incontro, spiega il sottosegretario leghista Massimo Bitonci, ai «contribuenti onesti che che magari per una mancata firma sono costretti a pagare multe salate».

Un nuovo ingresso importante nel testo del decreto fiscale è poi quello del «saldo e stralcio» delle cartelle, annunciato già in Consiglio dei ministri come norma da inserire nell'iter parlamentare. L'emendamento, cui ha lavorato il sottosegretario leghista Armando Siri, non sarebbe ancora definito ma dovrebbe confermare l'idea di abbattere di molto quanto dovuto al fisco da chi ha avuto cartelle perché in difficoltà economica. Un perdono a prezzi stracciati per chi ha reddito basso o problemi di liquidità. Nell'ipotesi di partenza - non blindata -
sarebbero tre le aliquote, al 6%, 10% e 25%, declinate in modo diverso per le persone (con un Isee fino a 30mila euro) e per le società (con debiti superiori al 20% del valore della produzione e un indice di liquidità fino a 0,8%). Allo studio c'è poi un «fondo paracadute» per i contribuenti che hanno già in corso la rottamazione (che copre interessi e sanzioni, non il capitale) ma rientrano in profili di difficoltà economica previsti dal dl.

Un nodo non irrilevante però sono i costi dell'operazione, che per lo Stato rischiano di essere assai elevati. Mentre al contrario rischiano di essere esigui gli incassi del condono, dopo la correzione del Consiglio dei ministri, ha paletti molto stringenti sull'imponibile che si può fare emergere e l'assenza di scudi penali, eccezione fatta per le fatture false. Le prospettive di far cassa - ha avvertito in audizione la Corte dei Conti - potrebbero svanire a causa di furbetti che paghino la prima rata per far scattare i benefici della sanatoria senza poi saldare quanto dovuto.

 
Giovedì 8 Novembre 2018, 20:48 - Ultimo aggiornamento: 9 Novembre, 08:50
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