Omo-transfobia, legge alla Camera: «Il 62% delle coppie evita di tenere per mano il partner per paura»

Venerdì 29 Maggio 2020 di Stefania Piras

Più della metà delle coppie omosessuali in Italia non si tengono per mano in pubblico per paura di discriminazioni o, peggio, aggressioni. La rilevazione compare nelle ricerche internazionali ed è entrata nelle audizioni alla Camera sull’esame delle proposte di legge recanti modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere

Nel suo intervento di giovedì 28 maggio la psicologa Margherita Graglia ha comunicato i dati della ricerca delle discipline psicosociali sulle discriminazioni, in particolare ha riportato i dati Istat di quasi dieci anni fa, risalenti al 2011 e quelli molto più recenti rilevati dall'Agenzia Europea per i diritti fondamentali. Dalla ricerca emerge che discriminazione e violenza sono collegati. E cita dati significativi: oltre la metà delle coppie omossessuali in Italia afferma di non dichiararsi apertamente mai o quasi mai (sono il 62% per l'esattezza), il 23% dichiara di farlo abbastanza e solo il 15% dice di farlo sempre. 

Il 62% dichiara di evitare tenere la mano al partner dello stesso sesso quando è in pubblico per paura di essere molestato o aggredito. «È evidente che in Italia lo spazio sociale per le persone Lgbt non è considerato sicuro», commenta Graglia. Inoltre solo il 19% denuncia discriminazione. Dunque vi è una mancanza di fiducia nello strumento della denuncia.

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Dalla mappa dell'Ilga (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) che stila un indice di inclusione emerge anche che l'Italia raggiunge circa il 23% di inclusione. Lontana dalla Francia che ha il 56%, la Spagna che ottiene il 67%, la Grecia il 48%. L'Italia è più vicina all'Est Europa: il 22% Ucraina e il 23% della Lituania. 

Sono stati ascoltati anche il consigliere della Corte Suprema di Cassazione ed ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, il magistrato Fabrizio Filice, l’avvocato Antonio Rotelli, i giuristi e accademici Marco Naddeo, Mia Caielli, Robert Wintemute, il presidente dell’associazione Vita è Renzo Puccetti, il presidente del Comitato Pari opportunità del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Bergamo Stefano Chinotti.

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L'unico che non è ancora pienamente soddisfatto del dibattito sulla legge è Fabrizio Marrazzo, il portavoce del Gay Center. «In questi giorni si sono chiuse alla camera le audizioni della legge contro l’omo-bi-transfobia, che hanno viste escluse le associazioni lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT). Non conosciamo ancora il testo base che a breve verrà approvato, ma da quanto abbiamo appreso non ci sarà il divieto per la propaganda di odio verso per persone LGBT, che invece è già previsto per il razzismo e per le religioni con apposite leggi. Inoltre i centri antiviolenza e le casefamiglia per le vittime LGBT non hanno fondi certi, anche se fonti parlamentari fanno trapelare che M5S intenda presentare un emendamento al decreto rilancio per garantire le risorse necessarie per almeno i prossimi due anni. Chiediamo a tutte le forze politiche, ed in particolare al PD che coordina i lavori, di confrontarsi con le associazioni LGBT prima di approvare il testo base e di non metterci davanti al fatto compiuto con una legge che di fatto non aiuterà le vittime LGBT».

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Ultimo aggiornamento: 20:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA