Suicidio assistito, una legge in salita: partiti divisi e la Camera rinvia ancora

Mercoledì 9 Febbraio 2022 di Gigi Di Fiore
Suicidio assistito, una legge in salita: partiti divisi e la Camera rinvia ancora

Era la seconda udienza, dopo quella breve e dalle poche presenze distratte del 13 dicembre scorso. Nell’aula parlamentare della Camera, era fissata la ripresa della discussione sul testo unificato della legge sulla «morte volontaria medicalmente assistita». Un impegno su cui il Parlamento è ancora più obbligato, dopo la sentenza della Corte costituzionale del 2019. Ma, ancora una volta, il Parlamento ha rinviato la discussione finale e il voto. Ancora troppo profondi i contrasti nella maggioranza, che non riesce a trovare un accordo sui numerosi emendamenti depositati. Sono circa 200 le proposte di modifica, solo la Lega ne ha presentate 50. C’è anche chi chiede di cancellare intere norme del provvedimento passato in commissione. Tra i pochi, il Pd non ha depositato emendamenti.

Tutto previsto, senza un accordo la legge non potrà essere votata prima del prossimo mese di marzo. E il confronto in aula sui testi inizia alle 16,30 per terminare dopo un’ora e mezza con la sospensione e il rinvio annunciato dal vice presidente della Camera, Fabio Rampelli. In aula, non c’è il deserto assoluto della seduta di dicembre, ma l’uditorio dei deputati è spesso distratto e impegnato a fare altro. Tanto che il presidente deve intervenire più volte, invitando «chi non è interessato, o deve fare altro, è pregato di uscire dall’aula». Eppure, il tema è delicato. C’è la decisione vincolante della Corte costituzionale, c’è una raccolta di firme per un referendum dei radicali e dell’associazione Luca Coscioni, o i continui interventi della magistratura su singoli casi, come l’ultimo ad Ancona. Una legge è necessaria, ma si capisce dai sette interventi in aula che, in questa materia, un’intesa non è semplice. Con realismo, Giorgio Trizzino del gruppo misto spiega che «non cominciare a votare da questa settimana significa che se ne riparlerà a marzo, perché in Parlamento ci sono decreti in scadenza con precedenza su un testo di legge che aspetta da 40 anni di essere approvato».

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Non è un caso che, tra i sette deputati che intervengono, ce ne siano alcuni che hanno firmato almeno uno dei sette testi su cui viene tentata una sintesi finale. Come Doriana Sarli e Trizzino del gruppo misto e Alessandro Pagano della Lega. Applaudito e molto appassionato l’intervento di Lisa Noja di Italia viva. Annuncia che il suo gruppo lascerà libertà di coscienza sul voto, poi conclude parlando di «un provvedimento necessario, su cui spero tutti troveremo convergenza per dare al paese una risposta», forse perché era scontato il rinvio, ma anche nella seconda udienza di discussione le presenze dei deputati non sono molte. Lo osserva anche Walter Verini del Pd, che parla di «presenze significative ma non folte» e invita «al rispetto di tutte le opinioni, con volontà di dialogo». 

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Si rende più tempo degli altri il deputato della Lega, Alessandro Pagano, che ha firmato uno dei testi di legge in discussione. Cita anche l’intervento sull’eutanasia di Papa Francesco di poche ore prima. Si ferma, chiedendo al presidente di richiamare i capannelli di deputati, impegnati in altre conversazioni. Dopo di lui, interviene Felice Maurizio D’Ettore di Coraggio Italia e, con toni assai critici, Lucia Albano di Fratelli d’Italia. Sono solo schermaglie, il voto e la sintesi dei provvedimenti con gli emendamenti sono ancora lontani. Scontata la richiesta di rinvio di Nicola Provenza del Movimento 5 stelle, relatore della legge con il dem Alfredo Bazoli. Ai voti, sono 196 i deputati in più a favore dello slittamento. Prossima udienza da fissare la prossima settimana, a partire da martedì ma dopo l’esame del decreto legge sulla proroga dello stato di emergenza per la pandemia da Covid. Insomma, al di là delle intenzioni a voce, in una materia così delicata con prese di posizione e iniziative esterne continue di associazioni e formazioni politiche di diverso orientamento, il cammino sembra tutto in salita. Nonostante il vincolo imposto dalla Corte costituzionale e la pressione di oltre un milione di firme raccolte per il referendum. Arrivare a un voto a marzo sarebbe un successo. Significherebbe aver raggiunto un accordo nella maggioranza che, al momento, appare davvero lontano. E l’intervento in aula del leghista Pagano ne è stato una dimostrazione.
 

Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA