Lotta alla corruzione, addio
ai poteri promessi a Cantone

Sabato 13 Maggio 2017 di ​Sara Menafra
Roma. Il bazooka nelle mani di Raffaele Cantone, la norma che assegnava ad Anac super poteri contro i dirigenti che non seguivano le indicazioni dell'Anticorruzione non esiste più e, a questo punto, non tornerà. Al suo posto, però, il governo, d'accordo con lo stesso Cantone, ha scritto una norma più duttile che gli permette di richiamare le pubbliche amministrazioni al buon governo. E, in caso di mancato adeguamento, di rivolgersi al giudice. Un intervento consistente riguarda anche la retribuzione dei dipendenti di Anac che viene agganciata a quella delle altre autority.

I due emendamenti alla Manovra sono appena stati elaborati dal ministero dei Trasporti - il ministro Del Rio si era già occupato del nuovo codice degli appalti - e vistati dalla presidenza del Consiglio due giorni fa. La prossima settimana, dunque, saranno presentati a nome del governo in commissione in vista dell'approvazione definitiva. Il nuovo testo, però, non è la secca riproposizione delle norma saltata a Pasqua e che aveva suscitato polemiche e scontri, specie nel Pd. 

Un mese fa, proprio su questo punto, il clima si era fatto incandescente. Il nuovo codice degli appalti, in parte concordato con lo stesso Cantone, aveva infatti stabilito un anno fa che Anac potesse valutare autonomamente e dunque persino prima dei pm, «i vizi di legittimità degli atti di procedura» nell'assegnazione degli appalti. E, soprattutto, multare direttamente i dirigenti che non si adeguavano alle sue raccomandazioni con una sanzione che poteva arrivare a 25mila euro. Insomma un'arma particolarmente potente che, tra l'altro metteva l'Authority di Cantone su un gradino più alto rispetto a tutte le altre agenzie di controllo. La norma, come è noto, è stata cancellata di netto nel consiglio dei ministri prima di Pasqua tra parole pesanti. Accuse ai tecnici dei ministeri, che avevano affrontato la questione in pre consiglio (anche se poi la decisione è stata presa in Cdm), ipotesi di uno sgambetto da parte di Andrea Orlando, in lizza per la segreteria del Nazareno, indiscrezioni a proposito di indefinite «manine» che volevano danneggiare un uomo di fiducia di Matteo Renzi. E la promessa di un rapido intervento da parte del premier. La nuova norma, proposta dal ministero dei Trasporti guidato da Del Rio, è molto più blanda: «L'Anac - si legge - è legittimata ad agire in giudizio contro i bandi, gi altri atti generali e i provvedimenti relativi a contratti di rilevante impatto, di qualsiasi stazione appaltante che violino le norme in materia di contratti pubblici», si legge. E il secondo comma, il più rilevante, aggiunge: «L'Anac, se ritiene che una stazione appaltante abbia adottato un provvedimento affetto da gravi violazioni del presidente codice, emette, entro sessanta giorni dalla notizia della violazione, un parere motivato nel quale indica specificamente i vizi di legittimità riscontrati. Se la stazione appaltante non si conforma entro il termine assegnato dall'Anac, comunque non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione del parere, l'Anac può presentare ricorso entro i successivi trenta giorni, innanzi al giudice amministrativo». L'impianto è frutto di mediazione, ma il presidente di Anac ha spiegato a Del Rio di ritenersi più che soddisfatto. I super poteri non esistono più, maquesta nuova formulazione mantiene nelle mani dell'Autorità un potere di richiamo nei confronti dei dirigenti pubblici. E permette comunque di intervenire in giudizio.
Pace fatta anche sulle retribuzioni dei dipendenti di Anac: con il nuovo emendamento alla manovra, nel codice degli appalti finisce un articolo, il 52, in cui si stabilisce che allinea la disciplina econmica per il personale a quella vigente nelle altre autorità di controllo pubblico. © RIPRODUZIONE RISERVATA