M5S, Casaleggio «taglia» i servizi di Rousseau: ma può perdere 1,4 milioni

Sabato 3 Ottobre 2020 di Francesco Malfetano

Scricchiola la democrazia diretta. O meglio, scricchiola l'impalcatura costruita dall'Associazione Rousseau di Davide Casaleggio a sostegno del Movimento 5 stelle. Dopo settimane di occhiatacce tra il Parlamento grillino balcanizzato e l'erede di Gianroberto infatti, si è arrivati quasi al punto di rottura. Il socio-fondatore del M5s (carica che detiene insieme a Luigi Di Maio) ha infatti disdetto l'affitto di una parte della sede milanese e, soprattutto, ha tagliato molti dei servizi e delle funzionalità sviluppate a supporto dell'attività del Movimento. Strumenti pagati con i 300 euro che parlamentari e consiglieri regionali avrebbero dovuto versare ogni mese all'Associazione togliendoseli dallo stipendio. Un obolo da 1.4 milioni di euro all'anno che però, sempre più spesso, non viene corrisposto. Nel solo mese di giugno, stando ai dati pubblicati dal sito tirendiconto.it, 164 su 293 tra deputati e senatori non l'hanno fatto. Un salasso. Le casse di Rousseau e dell'ereditiere Davide infatti sono quasi vuote mentre cresce il numero di parlamentari favorevoli a fare fuori l'Associazione e a guardare verso alternative alla piattaforma di voto o al blog delle stelle. Una situazione delicata che ha spinto Casaleggio jr. alla mossa di ieri che è si uno strappo, con relativa paralisi di una grossa fetta del Movimento, ma anche un invito a trattare.

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«Riduciamo una serie di servizi e funzionalità fino a dicembre, mancano le entrate» ha scritto ieri l'Associazione, generando una serie di conseguenze potenzialmente devastanti. Tra i servizi sospesi c'è infatti quello della gestione delle liste (Open Comuni) in vista delle amministrative 2021. In pratica il rischio è che senza una ricucitura alla prossima primavera non ci si possa candidare. «Rousseau garantisce l'infrastruttura organizzativa, amministrativa, burocratica, tecnologica e comunicativa, nonché la tutela legale e le attività di formazione necessarie», ha infatti ricordato nel post l'Associazione, appena prima di seminare due indizi sul fatto che una mediazione - anche economica - è ancora possibile: restano attivi infatti il mantenimento della tutela legale del M5s, del Garante e del capo politico e la possibilità di indire il voto online. Vale a dire proprio come quello che, nei prossimi giorni, potrebbe decidere il passaggio dalla leadership unica ad una segreteria temporanea che traghetti i grillini fino agli Stati Generali.
 

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Il tema è vedere se e come si arriverà al Congresso. A complicare il tutto c'è infatti il processo di balcanizzazione in atto tra i pentastellati. Una lotta che però potrebbe aver trovato proprio attorno all'ostilità verso la gestione di Casaleggio jr, un motivo per quietarsi. Tant'è che le diverse fronde governiste tra Dimaiani della prima ora, Fichiani, Autonomi e Anti-Rousseau, non sono mai state tanto serrate attorno a Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri infatti, da socio-fondatore, è il solo agli occhi dei grillini ad avere il giusto sostegno normativo e un adeguato consenso per andare allo scontro finale o a trattare. Tanto con il presidente dell'associazione Rousseau o i probiviri quanto, se necessario, con l'ariete della vecchia gestione Alessandro Di Battista. Dibba che dopo le bordate di giovedì sera ne ha sganciate altre («Voglio che il governo vada avanti ma no all'alleanza con il Pd», «Se gli Stati Generali saranno contrari prenderò altre strade»)ma si è trovato con le spalle scoperte. A sostenerlo ieri sono stati solo i fedelissimi senza nuovi consensi. Consensi che invece sono piovuti su Vito Crimi. Il capo politico ad interim è infatti intervenuto per stoppare i 3 probiviri (Jacopo Berti, Raffaella Andreola e Fabiana Dadone), vicini a Casaleggio jr e pronti a comminare pesanti sanzioni agli eletti morosi.

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«La mossa di Davide non equivale ad una bandiera bianca - dice uno dei deputati pronti allo scontro - ma è una bandiera a mezz'asta». In pratica, ammette di dover trattare pur di mantenere la sua influenza. «Dovrà farlo - spiega Nicola Biondo, ex comunicatore M5s e tra i primi a denunciare le storture rousseauiane - perché non può rischiare che gli sfilino il giocattolo dalle mani, ha troppi interessi». Non solo gli 1.4 milioni di euro percepiti ogni anno, ma anche la credibilità di essere l'eminenza grigia del M5s. «Davide è un politico mediocre - conclude Biondo - ma è bravo a fare affari. Senza il Movimento perde il suo appeal e resta il proprietario di un'aziendina milanese come tante».

Ultimo aggiornamento: 20:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA