M5S, la cena dei 50 per prendersi Rousseau e far fuori Casaleggio

Sabato 1 Agosto 2020 di Emilio Pucci
Giovedì sera, Hotel Le Meridien: la sala si affolla di una cinquantina di parlamentari, ognuno dal palco prende la parola, luci soffuse, sullo sfondo un grande schermo con le foto dei protagonisti M5S: ci sono in bella mostra Di Maio, Fico, Taverna, Di Battista, non compaiono né Crimi né Casaleggio. Quasi tutti si fermano in terrazza a cenare. Il figlio di Gianroberto è l'unico fuori dal menù perché si sta opponendo alla nascita di una vera e propria segreteria politica, ha fatto l'ennesima mossa non comunicata (mettere ai voti l'alleanza con le liste civiche in Puglia) e organizzato una kermesse il 4 ottobre, con l'obiettivo di mettere il cappello sugli Stati generali.

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Lo scopo di questi incontri aperti (questp è il quarto, ci sono i presidenti di commissione, i sottosegretari, ministri, deputati e senatori) è il superamento delle correnti. Su questa battaglia ci stanno tutte le aree del Movimento da Fico a Taverna, anche se Dibba vocifera qualcuno «vorrebbe fare il primus inter pares». Di Maio è della partita. Tutti insieme per rafforzare il governo, per far sì che ci sia subito una governance forte e che M5s abbia una voce unitaria e autorevole al banchetto dei miliardi di euro che arriveranno dalla Ue e che Rousseau sia uno strumento utile proprio all'azione dell'esecutivo e del Movimento.
La novità è che questo fronte ampio non è più intenzionato ad aspettare gli Stati generali. O meglio se non accadrà qualcosa si organizzerà una kermesse alternativa il 30 settembre. E' sì una battaglia parlamentare (uno dei promotori diversi mesi fa fu il senatore Dessì) ma con l'accordo dei big. Ma appunto non di Milano. E per ora neanche di Grillo, perché a quest'ultimo verrebbe tolto il simbolo che tornerebbe, così come Rousseau, a M5S. La rivalsa è solo contro Davide attaccato per gestire una sorta di Scientology, per voler dettare la linea dall'esterno. Dietro l'angolo c'è anche la minaccia della battaglia legale. Sul banco degli accusati finisce Crimi, «non legittimato» ma che, volendo, potrebbe rientrare nella segreteria allargata. Tra le opzioni pure quella di una «uscita regolata» dalla piattaforma, perché «con una governance legittimata» spiega un big M5S si potrebbe chiedere agli iscritti di traslocare.

LA POSTA IN PALIO
Il punto è che Davide ha le «chiavi». «Ma urla un altro esponente pentastellato ci deve dare le password altrimenti si va da un giudice, perché non può calpestare la Costituzione». Nessuna intenzione di versare i 300 euro alla Casaleggio associati. E' stato stilato un manifesto che ha raccolto già molte firme. Preparato da Parole guerriere, una associazione libera che verrà formalizzata e che utilizza le parole usate da Grillo in una manifestazione a piazza San Giovanni a Roma e prende spunto dalle battaglie di Gianroberto. Anzi nel manifesto si legge che «l'evento inaspettato che ha innescato la crisi M5S è stata la prematura scomparsa» del padre di Davide.
L'obiettivo è si legge «il rilancio attraverso una lucida, e per certi versi spietata analisi del percorso» di M5s che «sta esaurendo la sua carica». «Vogliamo unire per scongiurare inutili scissioni», la premessa. Nel documento si definisce «una scelta inadeguata», quella «della struttura movimentista, liquida ma allo stesso tempo fortemente verticistica. Una forma priva di gerarchie, di coerenza politica, di radicamento sul territorio». Si punga a una «Una organizzazione politica indipendente e libera di autodeterminarsi capace di scegliere grazie a chiare regole le proprie politiche e i propri rappresentanti ad ogni livello». Una nuova carta associativa, una carta dei valori, una propria piattaforma telematica, organi eletti a maggioranza. Ma il passaggio più rivoluzionario è che «lo Statuto sara' rispondente alla linea guida della commissione di garanzia degli Statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici così da permettere l'inserimento dell'organizzazione politica nel registro nazionale dei partiti politici riconosciuti». Il simbolo? «La proprietà di questa fondamentale risorsa intangibile non può essere di altro soggetto che non sia l'organizzazione politica stessa». Rousseau? «La proprietà e il controllo non possono essere appannaggio di un soggetto terzo». E infine: «E' necessario dotarsi di una sede nazionale di rappresentanza presso la Capitale». Ultimo aggiornamento: 18:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA