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GIUSEPPE CONTE

M5S, Conte non strappa: «Restiamo al governo». Ma i suoi sono divisi

Giovedì 23 Giugno 2022 di Francesco Malfetano
M5S, Conte non strappa: «Restiamo al governo». Ma i suoi sono divisi

Ora tenere assieme i pezzi restanti del Movimento passa dal non rompere con il governo. Farlo oggi vorrebbe dire finire in un vicolo cieco. Più in là, a legge di bilancio acquisita, ci si ragionerà. Ma ora bisogna gestire la crisi. Non è ancora il tempo di contrattaccare. È la convinzione maturata da Giuseppe Conte nella lunga mattinata di incontri di ieri. «Siamo in stato di riflessione» spiegano i suoi a chi chiede del susseguirsi di parlamentari che entrano ed escono dalla sede di via di Campo Marzio. Vice, peones e aspiranti protagonisti della nuova stagione “a-dimaiana” si rifugiano in frasi fatte. «Fare quadrato». «Tirare le somme». «Riorganizzarsi». Formule vuote che danno l’idea di ciò dell’angoscia che pervade le segrete stanze.

Le voci di nuove uscite dai gruppi parlamentari e di eletti scontenti per l’immobilismo contiano però scuotono il M5s dal torpore. E l’avvocato allora, dopo un caffè con i luogotenenti, nel pomeriggio convoca le telecamere e cesella la sua prima reazione. «Il sostegno a Draghi non è in discussione» dice ai cronisti, rimarcando di non aver mai pensato di discutere il posizionamento atlantista del partito. «È un pò che non ci sentiamo - ammette però riferendosi al premier - lo sentirò questa settimana, ci confronteremo per valutare la situazione e capire come procedere ma assolutamente non metterò in discussione il nostro sostegno al governo». Un fare rassicurante e ottimista che sveste a sera quando, ospite da Lilli Gruber, parla per la prima volta all’ex amico Luigi. E così, dopo un elegante «Ieri non ho stappato una bottiglia» e un «gli auguro buona fortuna», Conte alza i toni. 

«Lascerei che Di Maio si interroghi con alla propria coscienza e decida, io non chiederò le sue dimissioni». La7 in pratica, è lo spazio scelto per l’analisi del dramma. «Era chiaro che Di Maio seguisse una sua agenda sin dal significativo passaggio del Quirinale». E ancora. Marca il territorio: «Non si permetta di minare l’onore del Movimento. Gli ricordo i Gilet gialli». L’uscita, comunque, spiega ai suoi, è un bene: «Ci sono numeri che sostengono il Governo con il gruppo fondato da Luigi? Vorrà dire che avremo più tranquillità di portare avanti le nostre battaglie senza sentire il peso del ricatto di far cadere l’emisfero occidentale». 

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Poi allontana le nubi dal rapporto con il fondatore Beppe Grillo. L’elevato ha annullato la sua discesa a Roma: «Ci siamo confrontati - ammette qui l’avvocato - siamo dispiaciuti umanamente ma Grillo è dalla parte del M5s e delle persone che ogni giorno si rimboccano le maniche per i suoi principi». Capisaldi che Conte, dice, non ha alcuna intenzione di abbandonare a se stesso. «E perché mai dovrei lasciare la leadership?» si interroga. Una domanda legittima in realtà data l’entità della fuga, a cui ieri, sfidando la retorica, qualcuno dei suoi ha risposto: «Se continuiamo così viene giù tutto» dice Buffagni. 

Al netto del tono rassicurante scelto, il sospetto che le difficoltà possano prendere il sopravvento sul nuovo corso - che a fine mese è atteso dalla votazione sul terzo mandato e la nomina dei responsabili provinciali - resta sul tavolo. E si manifestano a sera quando il leader riunisce i parlamentari e li arringa sulla necessità di stare uniti. Non tutti sono d’accordo ma, in verità, in questa sede le polemiche sono poche. Tra una standing ovation e uno slogan («Siamo una comunità forte» e «Resti chi è convinto») c’è più che altro un po’ di spaesamento. E la voglia di dimostrare che quello di Luigi non è il colpo mortale. 

Che non lo sia se lo augura anche Enrico Letta, che ammette di aver sentito entrambi: «Quello che succederà lo capiremo nelle prossime settimane. Spero soltanto che tutto questo non vada a vantaggio del centrodestra. Spero che ognuno giochi la partita essendo il più efficace possibile».  

Ultimo aggiornamento: 18:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA