Di Maio pubblica una lista di «impresentabili» di Pd e centrodestra

Contraerea sugli impresentabili
ARTICOLI CORRELATI
14
  • 64
Emanuele Dessì, aspirante senatore M5S ha firmato ieri una scrittura privata che oggi viene pubblicata sul blog del Movimento che serve da contraerea. Si tratta di un modulo molto semplice con le parti anagrafiche da riempire e da sottoscrivere davanti a un pubblico ufficiale (ieri si menzionava solo la possibilità di farlo con un notaio però). Nel modulo ci sono tre impegni che il candidfato accetta: «rinuncia alla candidatura nell'ambito della lista di candidati con il contrassegno ... , nel collegio ..., nella Regione ...», «rinuncia, in ogni caso, alla elezione», e «dichiara di non voler prestare consenso alla pubblicazione del nome né sui manifesti  elettorali, né sulla scheda elettorale». Con questa semplice dichiarazione di rinuncia alla candidatura firmata da Dessì, il M5S  è convinto di aver ottenuto il passo indietro formale del proprio candidato. Ma non è così, questa rinuncia ha ben poco di sostanziale poiché Dessì rimane nelle liste depositate al Viminale e grazie al sistema proprozionale e alle liste bloccate che lo farebbero scattare subito dopo la capolista Elena Fattori, può benissimo essere eletto. E anche se presentasse le dimissioni si dovrebbe pronunciare la Camera di appartenenza che non è detto le accetti: vi ricordate il senatore M5S Giuseppe Vacciano che ha provato in mille modi a dimettersi e non ci è mai riuscito?.

Dessì è però diventato qualcosa di più, è il pretesto per attaccare gli impresentabili degli altri. E infatti sul blog delle stelle Luigi Di Maio invita gli altri partiti a scaricare il modulo Dessì e a farlo firmare ai propri candidati impresentabili. Perché se da un lato Di Maio condanna il metodo veneto che attraverso lo staff comunicazione impartiva istruzioni ai candidati a cercare nefandezze, «Ci siamo già espressi con il silenzio, queste cose fanno parte di iniziative personali che non sosteniamo», dice a parole Di Maio, dall'altro lo conferma e attinge a piene mani allo stesso metodo dimenticando di avere indagati e rinviati a giudizio in casa M5S. 

Come già successo durante la campagna elettoraleper le regionali siciliane il M5S  anche in questo frangente Di Maio gioca la carta "lista di proscrizione". A Carbonia, in Sardegna, Luigi Di Maio chiuso dentro una palestra, davanti a un pubblico seduto sugli spalti prende il microfono e legge i nomi degli impresentabili. Per il centrosinistra, in cima alla lista Di Maio mette Luciano D'Alfonso, «governatore della Regione Abruzzo, indagato a Pescara e a L'Aquila, per una inchiesta su appalti regionali e sul recupero del complesso che ha ospitato il mercato ortofrutticolo pescarese»; secondo in classifica «Vito Vattuone che ha dal 29 gennaio scorso - si legge sempre sul blog - una richiesta di rinvio a giudizio, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria, uno dei tanti politici candidati e coinvolti nelle vicende sui rimborsi regionali». Di Maio dà poi una «menzione speciale» alla sua Campania: qui c'è «De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno, nel »feudo« del padre. È imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare». Nelle fila del centrodestra, invece, oltre a Luigi Cesaro, c'è «Antonio Angelucci, premiato per la sua assidua presenza in Parlamento (99.59% di assenze) e per i risultati - scrive il leader M5S - sul fronte giudiziario con una condanna in primo grado a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa per i contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani 'Liberò e 'il Riformistà; oltre un indagine in corso in merito a un'inchiesta sugli appalti nella sanità della procura di Roma. Per lui il posto di capolista alla Camera nel Lazio». E poi Ugo Cappellacci e Michele Iorio, ma anche Umberto Bossi «condannato a 2 anni e 3 mesi per aver usato i soldi del partito, quindi provenienti dalle casse dello Stato» a fini privati« e Formigoni «condannato per corruzione a sei anni e imputato in altri processi: è candidato al Senato come capolista nella formazione del centrodestra 'Noi con l'Italià in Lombardia». 
Domenica 4 Febbraio 2018, 16:15 - Ultimo aggiornamento: 05-02-2018 10:37
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 14 commenti presenti
2018-02-05 12:39:08
Caro Di Maio, quello che ancora non hai capito è che un avviso di garanzia non è una condanna. Non si diventa “impresentabili” per un avviso di garanzia o per essere indagati. Perché altrimenti per voi sarebbe un dramma. Perché tu, caro Di Maio, sei stato indagato. Perché il sindaco di Torino Chiara Appendino è indagata per omicidio colposo e falso. Perché il sindaco di Livorno Filippo Nogarin è indagato per omicidio colposo. Perché il sindaco di Roma Virginia Raggi non è solo indagata, ma direttamente a processo per falso. E perché da Bagheria alla Sardegna sono numerosi i sindaci a cinque stelle indagati. Attenzione: qui c’è la differenza di stile tra noi e loro. Per noi non sono impresentabili, noi non li giudichiamo colpevoli. Anzi: ci auguriamo che siano innocenti. Non speriamo nella loro condanna, ma facciamo il tifo per la loro innocenza, perché noi non siamo come Di Maio, che è garantista il lunedì con i suoi amici e giustizialista con gli avversari il martedì. Matteo Renzi.
2018-02-05 08:59:46
Il solo pensiero che si riesca a spezzare i fili che da decenni destra e sinistra hanno con i poteri forti ,vi fa star male,rassegnatevi, stavolta tocca ai 5 S, almeno dateci la possibilita' di provare, o no?
2018-02-05 19:34:24
Non è come provare un giro sulla giostra...Non siamo al Luna Park! Siamo i Paesi più ricchi e potenti del mondo, con oltre 60 milioni di abitanti,e il moccioso di Pomigliano non è palesemente in grado - per ignoranza accertata e stratificata - di guidare neppure un'assemblea di condominio. Si farebbe aiutare? Ma come farebbe a capire i suoi sottoposti? E' assurdo! E' da irresponsabili dargli nelle mane tale potere!
2018-02-05 07:57:45
Ma che fesseria..e' nullo e vassatotio un accordo del genere... per palese inferiorita' fra le parti.... e' come se ogni datore di lavoro facesse firmare un accordo che una volta assunto , poi ci si debba licenziare al comando del datore e restituire gli stipendi avuti
2018-02-05 02:47:28
è come il cane che aspetta, che venga messo a guardia dell'osso. i

QUICKMAP