Manovra, cuneo e investimenti: ma è lite sulle risorse

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di Francesco Pacifico

Roberto Gualtieri lavora su due tavoli. A Helsinki - dove oggi esordirà all'Ecofin - inizierà ufficialmente a convincere i colleghi ministri dei Ventisette che l'Italia si mostrerà più virtuosa del passato, nella speranza di ottenere pIù flessibilità possibile. Si parte da una richiesta di 12 miliardi, lo 0,7 per cento del deficit Pil. A Roma, invece, lui e il suo staff sono già chiamati a limare le prime (e ancora impalpabili) differenze tra Pd e Cinquestelle sulla futura legge di bilancio.
Intanto più passano i giorni e più al Mef si rendono conto che i margini per una manovra espansiva sono minimi. In via XX settembre reputano insostenibili i tagli alle tax expenditures (circa 7 miliardi) suggeriti dall'ex ministro Giovanni Tria o le proposte di congelare l'aumento della spesa sanitaria. Sul fronte delle agevolazioni non si dovrebbe superare una riduzione pari al miliardo e mezzo, forse due, e numeri non diversi dovrebbero arrivare dalla spending r eview.

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GREEN NEW DEAL
Cinquestelle e Pd - che al centro del loro programma hanno inserito il lancio di un «Green new deal» - avrebbero un approccio diverso rispetto al piano che dovrebbe rilanciare in maniera keynesiana l'economia italiana. I grillini, come ha spiegato ieri Laura Castelli, guardano a misure in extradeficit che comprendano anche incentivi alla transizione energetica, ma anche nuove accise alle fonti fossili. I democrat, più cauti, guardano a un intervento che seppur economicamente impegnativo (valore 50 miliardi di euro) sia spalmato su più anni e che sia incentrato sulla messa in sicurezza del territorio italiana in un'ottica di lotta al dissesto idrogeologico. Ma differenze tra i due azionisti della coalizione rossogialla si starebbero registrando anche sul taglio del cuneo fiscale. Sempre nel programma è passata la linea del Nazareno di ridurre soltanto la parte di costo del lavoro destinata ai lavoratori, ma tra i pentastellati c'è chi vorrebbe rilanciare la proposta di usare la misura come leva di sviluppo per le imprese, cioè di agevolare anche le aziende. Non a caso Pasquale Tridico, presidente dell'Inps e primo consigliere del Movimento sulle politiche di welfare, ieri diceva: «Se dovessi dare un suggerimento, suggerirei una riduzione più importante in direzione delle produzioni meno inquinanti, più sostenibili». In ultimo, c'è la spinta sempre di matrice grillina di portare la prima aliquota Irpef dal 23 al 19 per cento, che i dem vogliono approfondire. In quest'ottica, l'esordio nella due giorni economico-finanziaria davanti ai suoi colleghi del Vecchio Continente, è al momento il compito più facile per Gualtieri. Il neo ministro, spiegano dal dicastero dell'Economia, ribadirà che l'Italia - al netto di nuova flessibilità legata agli investimenti del Green New Deal - si muoverà in linea al tendenziale fissato nell'assestamento di bilancio e di fatto concordato dalla Commissione: un deficit/Pil dell'1,6 per cento. Che potrebbe salire al 2,3 soltanto per finanziare le opere per lo sviluppo ecosostenibile. Dal Mef, anche se ottenessero un decimale in più o in meno, ostentano ottimismo. E non soltanto per la nomina di Paolo Gentiloni a commissario agli Affari Europei o perché la neopresidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e un azionista di controllo della Ue come la Germania si stanno muovendo nella stessa direzione. Si confida anche sulle ipotesi che girano di un ulteriore allentamento del patto di stabilità. Ma su questi temi - il nuovo assetto delle regole europee o della manovra italiana che la Ue aspetta entro il prossimo 15 ottobre - si entrerà nel vivo nelle prossime settimane. All'Ecofin e all'Eurogruppo c'è un'altra partita sulla quale Roma dovrà scegliere la posizione giusta: la riduzione del bilancio europeo, con il fronte rigorista guidato da Paesi del Nord che chiede un taglio dell'1,5 per cento.
 
Venerdì 13 Settembre 2019, 07:34 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2019 11:18
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