Manovra, subito in bilancio 120 miliardi di fondi europei

Giovedì 19 Novembre 2020 di Andrea Bassi
Manovra, subito in bilancio 120 miliardi di fondi europei

La manovra è arrivata in Parlamento. Con qualche sorpresa dell’ultima ora. La principale riguarda la decisione di inserire un anticipo in bilancio delle risorse europee che arriveranno con il Recovery fund. Lo stanziamento è imponente: 120 miliardi di euro in tre anni, 34 miliardi solo nel 2021. Sarà quella che tecnicamente si chiama una posta «fuori bilancio». Ossia lo Stato anticiperà i soldi per gli investimenti e i progetti prendendoli nelle sue casse e poi, man mano che arriveranno le risorse europee chiuderà il buco momentaneamente creato. Un meccanismo che non dovrebbe incidere sul deficit.

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Le risorse saranno versate su due appositi conti correnti infruttiferi aperti presso la tesoreria centrale dello Stato: sul primo conto corrente, saranno versate le risorse relative ai progetti finanziati mediante contributi a fondo perduto, mentre sul secondo conto corrente saranno versate le risorse relativi ai progetti finanziati mediante prestiti. Man mano che le amministrazioni titolari dei progetti del Recovery avranno bisogno di soldi per effettuare i pagamenti, il Tesoro trasferirà le risorse necessarie. Entro marzo le amministrazioni dovranno trasmettere i dati di monitoraggio a livello di singolo progetto, con particolare riferimento ai costi programmati, agli obiettivi perseguiti, alla spesa sostenuta, alle ricadute sui territori che ne beneficiano, ai soggetti attuatori, ai tempi di realizzazione previsti ed effettivi, agli indicatori di realizzazione e di risultato. E ogni anno, il 30 giugno, sarà presentata una relazione al Parlamento sull’andamento complessivo dei progetti del Recovery. Insomma, la cabina di regia “finanziaria” dei programmi sarà in capo alla Ragioneria generale dello Stato. 

Oltre alla manovra, il governo continua a lavorare anche allo scostamento di bilancio per aumentare i ristori per le attività chiuse a causa del lockdown. Il fondo da 4 miliardi per gli indennizzi che era previsto per il prossimo anno è stato limato a 3,8 miliardi. Ma già la prossima settimana il governo è pronto a a farsi autorizzare dal Parlamento nuovo deficit per 20 miliardi di euro. Per allargare il perimetro dei codici Ateco delle attività soggette al ristoro, e ad estendere i contributi anche ai settori che non sono stati chiusi dai Dpcm ma che hanno subito dei contraccolpi all’interno della filiera, il governo stanzierà un altro miliardo sul 2020. Dovrebbe cambiare anche il meccanismo di calcolo dell’indennizzo, non più solo sulla perdita di fatturato del mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019, ma sull’andamento dei ricavi di tutto l’anno. A confermarlo ieri è stato il sottosegretario all’Economia Cecilia Guerra.

Il governo, ha detto, «è consapevole» che le risorse messe in campo con i decreti Ristori 1 e bis «sono insufficienti», aggiungendo che ci sarà un decreto «Ristori ter» che «avrà la funzione di finanziare meglio queste misure» con un primo allargamento dei codici Ateco e «un altro provvedimento che come ha detto anche il ministro Roberto Gualtieri ha proprio una funzione di chiusura, perequativa, che ci permetterà di utilizzare un criterio di ristoro» diverso «e anche di altri più ampi strumenti di sostegno» ai soggetti «danneggiati in misura rilevante per effetto delle chiusure primarie». Poco prima, in effetti, il ministro aveva annunciato sui ristori «un meccanismo perequativo per chi avrebbe avuto beneficio da un criterio diverso di valutazione», ma non l’ha avuto perché il governo ha «scelto la rapidità dell’erogazione, che c’è stata e c’è». «Sicuramente - ha detto Gualtieri parlando della risposta alla crisi fin dagli inizi - la struttura amministrativa è stata sottoposta a una sfida senza precedenti».

Il ministro ha parlato di nuovo anche di Mes. Tutti gli strumenti europei che fanno risparmiare in tassi d’interesse , ha detto, sono utili, e per questo il governo utilizzerà sia i trasferimenti a fondo perduto che i prestiti del Recovery fund. «Da questo punto di vista anche il Mes lo è», ha detto il ministro, aggiungendo che «come noto c’è un’opinione diversa da una forza di maggioranza, ed essendo necessaria una maggioranza parlamentare questo non ha consentito di accedere a questa linea di finanziamento e avere un risparmio di circa 300 milioni l’anno di risparmio in tassi d’interesse».
 

Ultimo aggiornamento: 14:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA