Manovra, oggi la lettera alla Ue: sì alla clausola "salva deficit"

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di Alberto Gentili

Oggi è il giorno della risposta a Bruxelles. Entro questa sera, quando Giuseppe Conte riunirà il Consiglio dei ministri, il governo dovrà replicare alla stroncatura della legge di bilancio fatta dalla Commissione europea. E il premier, giocando di sponda con il ministro dell'Economia Giovanni Tria e sostenuto dalla silenziosa moral suasion del Quirinale, spera di riuscire a dare a Bruxelles una risposa non troppo urticante. Anzi, «almeno in parte conciliante». L'obiettivo: evitare una procedura d'infrazione (data ormai per scontata) troppo rapida ed eccessivamente dura. Ma Luigi Di Maio e Matteo Salvini frenano. E nulla è scontato.

Andare in pensione prima conviene, si incassa meno però per più tempo

Tria - che ieri non è stato invitato al summit (poi saltato causa crisi di nervi) tra Salvini e Di Maio e non l'ha presa bene - vorrebbe scrivere nella manovra una previsione di crescita inferiore all'1,5%. Perché non c'è un solo istituto economico che non la ritenga azzardata. E perché, come spiegano al Tesoro, «non è il caso di apparire degli irresponsabili, è necessario mandare un segnale di serietà e di appeasement alla Commissione». Si parla di crescita all'1,1-1,2% nel 2019.
Lo stop di Di Maio e Salvini però non è tardato: «Cambiare opinione», ha fatto sapere il leader leghista, «sarebbe come rinnegare l'efficacia delle misure che abbiamo proposto. Meglio, molto meglio, potenziare piuttosto la parte delle spese per investimenti». E Di Maio: «Crediamo nella crescita che abbiamo individuato. Quindi la nostra manovra di bilancio resta fedele agli obiettivi che si è data».

Non c'è però solo il nodo della crescita. Tria nella risposta alla Commissione vuole inserire delle clausole automatiche taglia-spesa, se il deficit-Pil dovesse salire oltre il 2,4%. Più un «impegno per nuove privatizzazioni» (non si sa bene quali) e la richiesta di nuova flessibilità da 1-2 miliardi per i danni causati dall'alluvione. E intende soprattutto rendere solenne la promessa, per ora solo bisbigliata per non irritare oltremisura Di Maio e Salvini, che «i fondi spesi per il reddito di cittadinanza e quota 100 saranno decisamente inferiori ai 16 miliardi indicati in manovra, in quanto i due provvedimenti partiranno a aprile. Se va bene...».

LE APERTURE
Questo, tutto questo, deve però essere ancora messo nero su bianco. L'occasione sarà un vertice tra Conte, Tria, Di Maio e Salvini in programma prima del Consiglio dei ministri fissato per le otto di sera. I due azionisti di maggioranza hanno fatto sapere di essere disponibili ad accettare le clausole automatiche taglia-spesa. E spingono il ministro a potenziare la voce investimenti. Anche a costo di dover rinunciare a qualche miliardo per reddito e riforma della legge se, com'è probabile partiranno in leggero ritardo o, come prevede perfino Salvini, la platea dei beneficiari di quota 100 si ridurrà spontaneamente a causa delle penalizzazioni.
Al riguardo Di Maio è più cauto. Rispetto al leghista non ha intenzione di concedere granché alla Commissione. E la differenza di toni tra i due salta agli occhi. Salvini di buon mattino dichiara agli allievi della Polizia: «Devo lasciare questa riunione per andare a difendere, come un pacchetto di mischia rugbistico, quello che abbiamo messo in manovra». Poi, dopo un lungo incontro con Conte («la presenza di Tria non era prevista», fanno sapere a Palazzo Chigi e al Tesoro), il capo della Lega si corregge: «Modifiche alla manovra? Chiedete a Tria. Per quello che mi riguarda i fondamentali non si toccano, ma se si vogliono spostare cifre dalla spesa corrente agli investimenti parliamone...». E questo parliamone riguarda, appunto, la possibilità che una parte del 16 miliardi destinati a reddito di cittadinanza e quota 100 vadano a spingere effettivamente la crescita. Una prospettiva che incontra l'assoluta contrarietà di Di Maio che sull'attuazione del reddito si gioca la carriera politica.
Conte, in ogni caso, si prepara nelle prossime ore a volare a Bruxelles per incontrare Jean-Claude Juncker e chiedere al capo della Commissione un po' di indulgenza.
 
Martedì 13 Novembre 2018, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 13-11-2018 17:33
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