Mara Carfagna ministro per il Sud: «Smantelliamo il muro che ha separato il Paese»

Venerdì 3 Settembre 2021 di Nando Santonastaso
Mara Carfagna ministro per il Sud: «Smantelliamo il muro che ha separato il Paese»

Ministro Carfagna, le misure decise dal governo nel Dl infrastrutture sulla cosiddetta perequazione infrastrutturale Nord-Sud possono essere considerate una svolta storica per il Paese e il Mezzogiorno in particolare?
«Assolutamente sì risponde Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale perché la norma approvata ieri dal Consiglio dei ministri pone fine a 12 anni di ritardo nella piena attuazione della legge 42 del 2009 che sicuramente ha danneggiato il Mezzogiorno. È sulla perequazione infrastrutturale inesistente, così come sull'assenza dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, che si sono rafforzate le disuguaglianze territoriali e sociali tra Nord e Sud, contribuendo a costruire quello che io chiamo il muro invisibile tra le due aree del Paese ma che, come ministro del Sud, sento il dovere di smantellare».

Una norma accidentata, su cui il Parlamento ha chiesto miglioramenti del testo: soddisfatta del lavoro finale?
«Abbiamo riformulato il testo del precedente decreto Governance tenendo conto di alcune obiezioni del Parlamento e della Conferenza unificata Stato-Regioni. In sintesi, il Fondo di 4,66 miliardi istituto nel 2019 dalla legge di Bilancio per la perequazione infrastrutturale era condizionato da un percorso talmente farraginoso che ha reso di fatto inapplicabile la ricognizione degli squilibri da perequare. Noi, d'intesa con il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, l'abbiamo semplificata per accelerarne l'attuazione».

Come, in concreto?
«Ci sarà una prima ricognizione a cura del Mims dei divari che riguarderà non solo le infrastrutture statali, da quelle stradali, ferroviarie, marittime, aeroportuali o delle risorse idriche, alle infrastrutture scolastiche, sanitarie e sociali. Questa ricognizione dovrà verificare se esistono o meno analoghi livelli di infrastrutturazione e dei servizi connessi tra Nord e Sud, una novità che nella precedente formulazione della norma non esisteva. Subito dopo, con apposito Dpcm saranno stabiliti i criteri di priorità sulle azioni da perseguire per il recupero del divario infrastrutturale: e lo stesso Dpcm assegnerà ai ministri competenti le quote di finanziamento in base ai piani che essi stessi redigeranno, indicando gli interventi, i relativi finanziamenti, i soggetti attuatori, il cronoprogramma. Si recupererà così il tempo perduto, colmando il ritardo infrastrutturale e applicando procedure semplici e sburocratizzate. Esattamente quanto da noi richiesto per superare il vuoto di questi 12 anni».

Il Parlamento potrebbe obiettare che occorrerebbe indicare anche i Lep infrastrutturali
«Come ministro per il Sud sono la più interessata alla definizione dei Lep, parliamo di standard minimi di servizi, perché solo così si pongono le basi per accorciare le distanze tra Nord e Sud. Ma mentre per i Lep Asili nido e i Lep Assistenti sociali, che conto di inserire nella prossima legge di Bilancio, è agevole trovare una definizione - il 33% per i primi come indica l'Europa e un assistente ogni 5mila abitanti - per i livelli essenziali di infrastrutturazione il compito è più complicato perché il concetto è molto vago e astratto. Impiegheremmo troppo tempo a definirlo e non è detto che alla fine tutti si troverebbero d'accordo. In ogni caso il Dpcm con i criteri previsti è un'assoluta garanzia di equità».

Perequazione infrastrutturale sì, finalmente, ma intanto, come denunciato anche ieri dal Mattino, su Asili nido e scuole materne la storia non cambia: il Sud continua a pagare gli effetti di norme male applicate.
«Nel decreto approvato ieri il governo ha accettato la proposta del ministero del Sud di entrare a far parte della cabina di regia in materia di edilizia scolastica. Era mio dovere per impedire che si continuassero a registrare storture inaccettabili, come quella denunciata anche ieri dal Mattino a proposito del bando emanato in base alla legge del 2019 e predisposto a fine 2020. Bando che si prefiggeva sicuramente di aiutare le aree svantaggiate del Paese ma che poi ha finito per imboccare un'altra direzione. Io assicuro che non faremo le belle statuine nella cabina di regia: la nostra presenza sarà al contrario la garanzia del riparto più equo delle risorse per la costruzione, la riqualificazione e la ristrutturazione di asili nido e di scuole per l'infanzia. Abbiamo l'assoluta consapevolezza che vada chiusa definitivamente la pessima pagina dei vecchi trucchi con cui si sono dirottate in passato risorse destinate al Sud. Lo stesso obiettivo caratterizzerà la nostra imminente presenza anche nella Commissione dei Fabbisogni standard, nella quale pensiamo di entrare non appena sarà definito il necessario veicolo normativo».

Su questi temi si sente circondata da diffidenze e scetticismo tra i suoi compagni di viaggio al governo?
«No, e sono sincera: ho trovato nel governo una straordinaria sensibilità sui temi della coesione territoriale e della rimozione del divario di cittadinanza. È vero, questo governo è nato con molti ministri del Nord ma sono riuscita a destinare una quota di risorse del Pnrr superiore alla popolazione del Sud e a blindare questa destinazione per la prima volta con una legge senza trovare alcuna resistenza tra i miei colleghi di governo. Lo stesso è accaduto anche per i provvedimenti varati ieri: c'è una grande disponibilità a condividere decisioni e responsabilità. Tutti insieme stiamo mettendo le ali ad un grande progetto di rivincita del Sud».

I sindaci dei Comuni medi e piccoli del Sud, altra decisione assunta ieri su sua proposta con i complimenti specifici del premier Draghi, potranno rivolgersi ai privati per progettare interventi sui loro territori, con risorse garantite ad hoc dal governo: è una compensazione del mezzo flop del concorso Sud per i 1.800 tecnici nella Pa?
«È stata davvero una bella idea, mi permetta di sottolinearlo. Con una dotazione finanziaria sostenibile permettiamo a 4.600 Comuni medi e piccoli del Sud al di sotto dei 30mila abitanti e delle aree interne del Centro-Nord, di competere ad armi pari con Comuni più strutturati dal punto di vista delle competenze tecniche per progettare. La loro fragilità, che finora gli ha impedito di partecipare a bandi importanti per attrarre risorse europee o anche nazionali, viene ora superata con la possibilità di invitare architetti, ingegneri, progettisti e tecnici competenti a redigere una serie di progetti che possono essere pronti per accedere a quei bandi. Si va da 10mla a 5mila euro a seconda della fascia di popolazione dei Comuni. Ma non è una compensazione per l'esito del Concorso Sud che ha pagato lo scotto di fare da apripista nel novo sistema dei concorsi pubblici e che sicuramente aveva alcune criticità come abbiano noi stessi riconosciuto, a partire dall'elevata competenza richiesta che ha finito per scoraggiare molti giovani laureati dal partecipare. Per questo dopo avere riaperto la graduatoria abbiamo predisposto un nuovo bando che agevolerà l'accesso dei giovani. Ma con il sostegno ai Comuni medio-piccoli per le progettazioni non c'è alcun nesso. Semmai, con questa norma abbiamo aperto la strada alla compensazione dei sacrifici di milioni di italiani residenti al Sud che da tempo pagano una sorta di pedaggio di residenza: non accedono ai Bandi e di conseguenza hanno meno occasioni di migliorare i servizi e le infrastrutture a cui avrebbero diritto». 

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