Mara Carfagna: «Ok welfare al Sud, adesso tocca alle infrastrutture»

Giovedì 30 Settembre 2021 di Nando Santonastaso
Mara Carfagna: «Ok welfare al Sud, adesso tocca alle infrastrutture»

Ministro Carfagna, la svolta sui Lep è iniziata e nei tempi che lei stessa aveva indicato. Ma possiamo davvero definirla una svolta?
«Sì, non ci sono incertezze - risponde Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale -: è una svolta che arriva dopo vent'anni di attesa. Il testo della Nadef approvato oggi apre la porta che ci condurrà finalmente alla definizione dei Lep, una soglia minima di nidi e assistenti sociali fissata per legge. Quel Livello essenziale di prestazione asili nido per il 33 per cento dei bambini residenti e un assistente sociale ogni 6500 abitanti servirà ai bambini, agli anziani, ai disabili, ma anche all'avanzamento complessivo del Meridione. I dati ci dicono che, nel Sud, su 10 donne che hanno lasciato il lavoro nel 2020, nove lo hanno fatto dopo la nascita del primo figlio. Quante migliaia di loro sarebbero rimaste occupate se avessero avuto un decente servizio di nidi? Quanto avrebbe inciso il loro reddito sulla vita delle loro famiglie e dei loro bambini? Quanto benessere in più, quanta marginalità in meno?».

Si può dire che questo dovrà diventare un obiettivo anche per la perequazione infrastrutturale?
«Sì, nella nostra visione la perequazione dei servizi e quella infrastrutturale sono due colonne portanti dello sviluppo del Sud: un territorio che non chiede aiuto o risarcimenti, ma di essere messo nelle condizioni di crescere e di attrarre imprese e nuovi residenti».

Il Pnrr procede con qualche lentezza, come lo stesso Draghi ha evidenziato. Lei ha invece già portato a casa la riforma delle Zes...
«Questa non è una gara, né la corsa di un singolo ministro, ma uno sforzo comune che peraltro coinvolge il Paese ad ogni livello. Dobbiamo accelerare, è vero. Per quanto riguarda le mie competenze, posso dire che dopo la riforma delle Zes stiamo provvedendo alla nomina dei Commissari. La velocità è la vera cifra di questa fase politica e amministrativa, i tempi biblici del passato non sono compatibili con gli impegni che abbiamo preso anche in sede europea. Ieri è stato avviato un altro intervento di nostra competenza: la pubblicazione dell'avviso pubblico per la costituzione di ecosistemi dell'innovazione al Sud, 350 milioni di euro per incentivare progetti di alta tecnologia presentati da università ed enti di ricerca in collaborazione con soggetti pubblici e privati destinati anche a riqualificare aree particolarmente disagiate o degradate».

Parliamo di Napoli. Il prossimo sindaco sarà anche, come ha annunciato il premier Draghi, il futuro Commissario per la bonifica di Bagnoli. Come siete arrivati a questa decisione?
«Fin dall'insediamento ho pensato che per le grandi incompiute meridionali come Bagnoli fosse necessario adottare il modello Genova, quello che ha portato alla ricostruzione del Ponte Morandi a tempo record, poco più di due anni dal crollo. È per questo che il prossimo sindaco, chiunque sia, avrà intestata una diretta responsabilità, collegata a un cronoprogramma preciso secondo la prassi che abbiamo avviato con il Pnrr. Il premier lo ha annunciato ieri, prima del voto, perché è giusto che i cittadini sappiano: domenica e lunedì sceglieranno il Primo Cittadino, ma anche l'uomo che dovrà affrontare e chiudere la trentennale attesa del risanamento di Bagnoli».

Elezioni comunali, dopo tutte le divisioni nel centrodestra la strada di Maresca si è fatta oggettivamente dura. Che ne pensa? L'alleanza deve essere ripensata a Napoli?
«La strada si è fatta dura a causa della cancellazione di alcune liste, e in particolare delle due civiche del nostro candidato. Ma l'obiettivo del ballottaggio resta pienamente raggiungibile, e come tutti sanno il secondo turno è un'altra partita. Il centrodestra napoletano soffre da anni di una conflittualità interna esasperata, e non mi stancherò di dire che, per tornare a vincere, va disinnescata».

Quali scenari si aprono in particolare per Forza Italia a Napoli e in Campania?
«Vedremo l'esito del voto, ci aiuterà a capire meglio. Credo che per i moderati italiani si apra in tutto il Sud una nuova prospettiva: essere i protagonisti politici del grande Patto per l'Italia di cui si discute, e in quell'ambito difendere il caposaldo dello sviluppo meridionale. Dall'alto debito si esce con la crescita, ha detto Mario Draghi, e ha ragione. Ma se non cresce il Sud, la crescita italiana sarà sempre dimezzata: dobbiamo essere i paladini di questa linea e orientare la nostra azione di conseguenza».

La Lega vive un profondo travaglio interno, meglio quella di Salvini o quella di Giorgetti?
«Lo decideranno i dirigenti e gli elettori della Lega, non ho alcun titolo per dare giudizi o addirittura pagelle. Posso dire che la Lega, come tutti i partiti ora al governo, potrebbe rivendicare dopo meno di 8 mesi di lavoro a Palazzo Chigi un consistente risultato collettivo: la vittoria sull'epidemia e sui lockdown, il ritorno alla vita e al lavoro, un gran rimbalzo del Pil a +6 per cento, l'incasso del primo anticipo europeo sui finanziamenti al Piano di Ripresa, l'avvio dell'alleggerimento fiscale annunciato oggi dal ministro Franco. Fare il partito di lotta e di governo può essere una scelta, ma qui vedo davvero poco contro cui lottare».

Lei ha fatto gli auguri a Silvio Berlusconi per i suoi 85 anni, sottolineando il valore della sua leadership politica. Pensa che possa realmente aspirare a diventare Presidente della Repubblica?
«Non vedo nulla di strano in questa aspirazione, tutti i grandi leader l'hanno coltivata come coronamento della loro storia politica e lui ha senz'altro i titoli necessari». 

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