Mara Carfagna: «Il Sud deve diventare l’hub del Mediterraneo»

Giovedì 12 Maggio 2022 di Nando Santonastaso
Mara Carfagna: «Il Sud deve diventare l hub del Mediterraneo»

L’appuntamento è per venerdì e sabato, a Sorrento, in quelli che potrebbero essere ribattezzati degli “Stati generali del Sud”, nella splendida cornice di villa Zagara, con un parterre di prim’ordine e l’obiettivo di ragionare sullo sviluppo del Mezzogiorno. Tema quanto mai attuale, specie adesso che la guerra in Ucraina ha posto l‘accento sulla necessità di valutare la ricerca di approvvigionamenti energetici sull’altra sponda del Mediterraneo. Ospiti di Mara Carfagna, ministro per il Sud, e del Forum Ambrosetti – oltre al premier Mario Draghi e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – grand parte del mondo imprenditoriale italiano e quasi tutto il governo. Più, il sabato, la tavola rotonda con i leader politici, appuntamento che chiuderà la due giorni di lavoro. Si parlerà anche di Meditarreno che, secondo lo studio fatto da Ambrosetti, pur occupando solo l’1% della superficie dei mari del mondo, tuttavia accoglie (con i Paesi che fanno parte dell’area geografica “allargata”) il 15,5% della popolazione mondiale e il 14,5% del Pil.

Ministro Mara Carfagna, da cosa nasce il forum di Sorrento che mobilita, anche fisicamente, quasi tutto il governo sul rilancio e lo sviluppo del Mezzogiorno?

«Nasce dalla volontà di costruire un grande appuntamento annuale sul modello dei Forum che da decenni si svolgono a Nord – risponde Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale -. Vogliamo riunire imprese, investitori, istituzioni italiane ed europee, governi dei Paesi confinanti, per presentare il “nuovo Sud” che sta nascendo grazie agli investimenti del Pnrr, con tutte le potenzialità collegate».

I vertici dello Stato, ospiti internazionali, un parterre di relatori senza precedenti: cosa si aspetta da questa due giorni di lavori?

«L’interesse internazionale che questo progetto ha suscitato è incoraggiante. Cito solo alcuni dei nomi presenti a Sorrento: la vice-presidente della Commissione europea Dubravka Šuica, la Principessa del Kuwait e Presidente del Council of Arab Businesswomen Sheika Hissah Saad Al Sabah, il ministro algerino dell’Energia Mohamed Arkab, il Presidente della National Oil Corporation libica Mustafa Sanalla, il ministro portoghese dell’Economia e del Mare António Costa Silva. La presenza del Presidente Sergio Mattarella e l’intervento in apertura del premier Mario Draghi, oltre che la partecipazione di molti colleghi ministri, credo confermi che questo appuntamento è assai di più del “solito convegno”: è un incontro che consoliderà relazioni e aprirà nuove linee di intervento».

Il coinvolgimento dei Paesi africani della sponda del Mediterraneo indica che la prospettiva di sviluppo del Mezzogiorno deve recuperare questa direzione, specie in questo momento in cui tiene banco la guerra della Russia all’Ucraina?

«C’è qualcosa di più della vecchia retorica sulle relazioni mediterranee. È la storia, oggi, a imporre decisioni in questa direzione. L’aggressione russa all’Ucraina e tutto ciò che ne consegue, a cominciare dalla crisi del gas e dei combustibili, impone all’Italia di qualificarsi come hub dell’Europa nel Mediterraneo, per l’energia ma anche per le materie prime. È un ruolo che in prospettiva sarà decisivo, dobbiamo attrezzarci a svolgerlo».

Si può dire che “Verso Sud” è anche un richiamo alla politica di matrice per così dire più settentrionale che continua a scalpitare per i presunti vantaggi concessi al Sud attraverso il Pnrr?

«In realtà gli “scalpitamenti”, come li chiama lei, sono stati molto limitati. Anche il Nord si è reso conto che il vecchio modello della locomotiva settentrionale che traina il resto d’Italia non è più sostenibile. 
Bisogna accendere al Sud un secondo motore per sostenere lo sviluppo nazionale, e questo è il momento giusto, soprattutto per fronteggiare la crisi energetica: è a Sud che la produzione di solare, eolico e geotermico garantisce la resa maggiore.  È a Sud la collocazione naturale dei nuovi rigassificatori per l’importazione di gas liquido. È il Sud che può attrarre nuovi investimenti industriali in un’epoca in cui, inevitabilmente, si ridurranno le catene globali del valore e si dovranno riportare in Europa produzioni che nei decenni scorsi abbiamo lasciato in Cina e in Asia con eccessiva fiducia ed entusiasmo».

Intanto però ministeri chiave come quelli per il Turismo e per lo Sviluppo economico sono ancora in ritardo nel rispetto della norma del 40% dei fondi Pnrr destinati al Sud…

«Il 40 per cento è una cifra complessiva e trasversale alle missioni del Piano di Ripresa: ci sono ministeri che la superano e altri che restano sotto la soglia. Gli investimenti ad assorbimento automatico, in particolare, scontano il fatto che a Sud il “tiraggio” è minore perché il tessuto imprenditoriale è più fragile».

Nel libro bianco che avete realizzato con Ambrosetti, e che verrà presentato venerdì durante i lavori del Forum, si elencano dieci punti di possibile sviluppo per il futuro del Sud. Non si corre il rischio che alla fine troppi obiettivi producano risultati modesti?

«Non credo. Non andiamo a Sorrento per aprire il solito “libro dei sogni”.  Forse non tutti se ne sono ancora resi conto ma, il Pnrr è il più grande strumento di politica industriale attivato negli ultimi decenni. “Mette a valore”, come si dice, le potenzialità ben descritte dal Libro Bianco e avvia il processo per qualificare l’Italia e il suo Mezzogiorno nella direzione che indichiamo: polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare; hub logistico e energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti, ponte necessario tra l’Europa e il continente più giovane e promettente, l’Africa».

Non può negare però che se con la pandemia il Mezzogiorno non è precipitato ancora più in basso sul piano economico, di fatto – magari anche per effetto dell’emergenza Covid – continua a non crescere. I 20 punti di distacco dalla media degli occupati del Nord sono ancora lì e per ora l’impatto del Pnrr si fa fatica a scorgere. Che ne pensa?

«Il 2021 è stato l’anno della progettazione. Il 2022 è l’anno dei bandi e dell’apertura dei primi cantieri. 
Dalla fine di quest’anno in poi cominceremo a vedere l’effetto degli investimenti sull’economia e sul lavoro: anche per questo è importante non interrompere il processo del Piano di Ripresa e confermare che sarà perseguito con la stessa energia anche nella prossima stagione politica e con i futuri governi. È questa la “pietra miliare” che, a mio giudizio, ogni singolo partito dovrebbe inserire nei suoi programmi elettorali: l’impegno di continuità nella realizzazione del Piano».

Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA