MARIO DRAGHI

Draghi: «Patto per la crescita, non aumenteremo le tasse»

Venerdì 24 Settembre 2021 di Alberto Gentili
Draghi: «Patto per la crescita, non aumenteremo le tasse»

È evidente, Mario Draghi gioca in casa. La standing ovation dei 1.200 industriali che affollano il Palasport quando Carlo Bonomi cita il premier, ne è la conferma. E Draghi, che il capo di Confindustria vuole a Palazzo Chigi «ancora a lungo», dal palco pronuncia parole che l’assemblea vuole ascoltare: «Il governo non ha intenzione di aumentare le tasse». E fa propria e rilancia la proposta di Bonomi: «Bisogna pensare a un patto economico, produttivo e sociale per il Paese». Una delle «condizioni», l’«unità», per «una ripresa economica duratura». Insomma: avanti con una nuova concertazione.

Draghi comincia tracciando il quadro di un Paese che, a fatica, sta uscendo dalla pandemia. Parla di «forte ripresa, intorno al 6%, a fronte del 4% ipotizzato in primavera». Di «miglioramento dell’occupazione». E di crescita delle esportazioni (più 4,8%), «più alta di quanto fosse prima della crisi sanitaria». Ma non nasconde, il premier, che si tratta di «un rimbalzo, legato alla forte caduta del Pil registrata nel 2020 con un calo dell’8,9%».
Dunque, «la sfida per il governo», «per tutto il sistema produttivo e le parti sociali» è fare in modo che «la ripresa si duratura e sostenibile». E per centrare questo traguardo occorre preservare le relazioni industriali perché assicurino equità e pace sociale» e «accelerare il programma di riforme e investimenti».

 

Il primo step è scongiurare una nuova «ondata della pandemia». Ciò è possibile grazie ai vaccini («a fine mese arriveremo all’obiettivo dell’80%») e al Green pass «che è uno strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche».

Le altre incognite che gravano su una ripresa di lungo respiro è «l’aumento dei prezzi». E qui Draghi annuncia ciò che decreterà il governo nel pomeriggio: il taglio delle bollette di luce e gas. «L’obiettivo complessivo», spiega il premier, «è migliorare in modo significativo il tasso di crescita nel lungo periodo». In questo si rivelerà essenziale, «per colmare il divario» con gli altri Paesi europei, il Pnrr con le sue riforme e investimenti. In tre direzioni. La prima: la transizione ecologica, «che non è una scelta, ma una necessità», con lo Stato che farà «la sua parte nell’aiutare cittadini e imprese a sostenerne i costi». La seconda: la «transizione digitale», con la «banda larga che darà avvio al processo di cablatura del Paese». La terza: lo sviluppo del Sud, grazie al 40% dei fondi del Pnrr. Perché un Mezzogiorno «più forte e più connesso con il resto del Paese è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa». Da qui la «riforma delle Zone economiche speciali da rendere realmente attrattive per gli investimenti grazie a procedure semplificate e agevolazioni fiscali».

Poi Draghi elenca le riforme già fatte o avviate: «Le semplificazioni, il miglioramento della Pa, la riforma della giustizia civile e penale». E garantisce che a ottobre vedrà finalmente la luce il provvedimento sulla concorrenza: «Il rafforzamento dell’economia passa attraverso l’apertura dei mercati e non la difesa delle rendite». Più «la razionalizzazione e il potenziamento degli ammortizzatori sociali». «Vogliamo rafforzare gli strumenti di integrazione salariale per chi perde il lavoro e avviare una riforma delle politiche attive per agevolare con più efficacia il reinserimento di chi è disoccupato o cassintegrato». 

Condizione indispensabile perché il Pnrr abbia successo è che «i soldi stanziati siano spesi bene, con onestà, senza infiltrazioni criminali», evitando i «ritardi» che hanno «spesso impedito l’uso dei fondi europei». 

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«Un governo che cerca di non far danni è molto, ma non basta per affrontare le sfide dei prossimi anni», aggiunge Draghi. Quello che serve è «essere uniti». «Le buone relazioni industriali sono il pilastro di questa unità produttiva». Parole che suonano come un richiamo al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, su vari dossier in lite con Confindustria. 

Poi, proseguendo a braccio, Draghi rilancia il patto proposto da Bonomi: «Viviamo una situazione simile al Dopoguerra. C’era stata anche allora una catastrofe, seguita da una forte ripresa con tassi di crescita mai visti che si sono interrotti per varie cause, tra cui la distruzione delle relazioni industriali. Ebbene, si può cominciare a pensare a un patto economico-sociale, io usavo la definizione “prospettiva economica condivisa”. Bisogna mettersi seduti tutti insieme».

Segue l’impegno a non «aumentare le tasse»: «In questo momento i soldi si danno e non si prendono». Anche perché «bisogna riacquistare il “gusto del futuro”, essenziale affinché l’Italia turni alla crescita». Quella duratura. 

La conclusione è un grazie agli industriali, «per la vostra capacità di reagire e innovare in anni molto difficili». E un invito «a fare di più» nel nome della «responsabilità nazionale». Insomma: «Vorrei che oggi tutti noi condividessimo una prospettiva di sviluppo, un patto. Nessuno può chiamarsi fuori». 

Ultimo aggiornamento: 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA