SERGIO MATTARELLA

Mattarella ad Acerra per il 25 aprile: «Bella Ciao per Kiev dal Sud partigiano»

Martedì 26 Aprile 2022 di Pietro Perone
Mattarella ad Acerra per il 25 aprile: «Bella Ciao per Kiev dal Sud partigiano»

È come se il Quirinale si fosse di colpo trasferito mezza giornata nella periferia d'Italia, in quel Sud che per troppo tempo è stato ritenuto, ingiustamente, poco incline all'insurrezione contro i nazifascisti, pavido e un po' utilitarista. Un falso storico cancellato dalla scelta del presidente Sergio Mattarella di celebrare il 25 aprile ad Acerra.

Il corteo presidenziale, partito dall'Altare della Patria, attraversa un paese tristemente noto per i suoi mali ma orgoglioso delle proprie radici. Prima una corona di alloro al cippo in piazza Soriano che ricorda gli oltre ottanta martiri di una Resistenza contadina. I corazzieri schierati ai lati della stele, la fanfara dei bersaglieri davanti al castello baronale dove si svolge la cerimonia, mentre migliaia di cittadini, assiepati dietro le transenne applaudono e negli occhi di molti leggi la soddisfazione di essere, almeno per un giorno, il centro dell'Italia. È una comunità festosa e composta quella che accoglie il presidente in una mattinata in cui il cielo stenta a diventare sereno anche se è tale la gioia per l'evento che nessuno ci fa caso. 

«È un momento particolarmente ricco di significato celebrare qui ad Acerra il 25 aprile, la ricorrenza della Liberazione». La città, ricorda il presidente, «è Medaglia d'oro al merito civile; è stata teatro - nell'ottobre del 1943 di una strage terribile di civili innocenti. Per molto tempo quella strage è stata quasi dimenticata. Onorando i tanti martiri di Acerra, desidero ricordare tutti i combattenti, tutte le vittime delle rappresaglie e gli uomini e le donne coraggiose che, in ogni parte d'Italia, perdettero la vita per opporsi alla barbarie scatenata dalla furia nazifascista. La storia della nostra libertà è stata scritta da loro, la nostra Costituzione democratica è merito del loro sacrificio, è nata dal loro sacrificio».

Qualche minuto prima Isabella Insolvibile, ricercatrice universitaria e studiosa della Resistenza, ripercorre i due giorni dell'eccidio, ricostruiti solo grazie agli appunti del vescovo dell'epoca, Nicola Capasso, uno dei resistenti. «Non fu l'unica strage, ma purtroppo, per numero di vittime, la più grave della Campania. Una strage che fece seguito a un tentativo di ribellione e che ci aiuta a comprendere maggiormente il ruolo che ebbero anche le popolazioni meridionali nella lotta di Liberazione. Lo ricordava poc'anzi il presidente De Luca», spiega Mattarella.

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«Anche nel Sud - sottolinea infatti il governatore - abbiamo avuto episodi di resistenza al nazifascismo: qui ad Acerra, e poi Caserta, le Quattro Giornate di Napoli, Scafati, Eboli. La Repubblica dell'antifascismo è stata una sola e dovremmo recuperare questi valori di fondo della Resistenza. Per troppi anni le celebrazioni del 25 aprile sono state una liturgia stanca. Comprendiamo oggi che quei valori, ora che c'è la guerra in Ucraina, vanno recuperati».

Mitragliatori piazzati nelle strade per ammazzare innocenti, fra i quali donne e bambini come a Bucha. Scene che non avremmo mai immaginato di rivedere e che invece sono diventate dal 24 febbraio scorso il nostro drammatico presente, la «deriva della guerra» da «fermare subito», avverte il capo dello Stato

 

In piazza Soriano, quando il presidente commemora i caduti acerrani, un gruppo di cittadini intona Bella Ciao: Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l'invasor. «Sappiamo tutti - dirà qualche minuto dopo Mattarella - dove sono tratte queste parole. Il pensiero va agli ucraini svegliati dalle bombe e dal rumore dei carri armati. Questo tornare indietro della storia rappresenta un pericolo non soltanto per l'Ucraina ma per tutti gli europei, per l'intera comunità internazionale», scandisce Mattarella in un giorno in cui la divisione delle piazze, dalla latitudine di Acerra, appare come un inutile e inopportuno remake. 

Onore invece alla Resistenza di tutti con il cuore a Kiev, Odessa, Mariupol: due profughi, accolti dalla Caritas diocesana, partecipano alla cerimonia e qualche bandiera gialloblù fa capolino tra i tanti Tricolore. Il 25 aprile del 2022 passerà dunque alla storia per due motivi: la prima festa della Liberazione, in 77anni, a essere festeggiata quando missili e bombe squarciano un pezzo d'Europa. Ma anche la prima commemorazione dell'Italia liberata che si celebra al Sud, in una città di provincia che vive da decenni le proprie guerre, dalla tragedia dell'inquinamento ai poteri criminali, oltre ad avere ormai rinunciato allo sviluppo economico che gli era stato promesso negli anni Settanta e via via negato. Ripartire dalla visita del capo dello Stato diventa però un obbligo per chiunque voglia ricominciare a lottare per un futuro diverso. 

Ultimo aggiornamento: 18:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA