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GIORGIA MELONI

Meloni, Salvini e Berlusconi: è già battaglia dei collegi. Il no di Fdi al 33%: «Ora noi pesiamo di più»

Sabato 23 Luglio 2022 di Emilio Pucci
Meloni, Salvini e Berlusconi: è già battaglia dei collegi. Il no di Fdi al 33%: «Ora noi pesiamo di più»

Le decisioni arriveranno mercoledì nel vertice dei leader del centrodestra che si terrà alla Camera o al Senato ma intanto Giorgia Meloni ha voluto incontrare Silvio Berlusconi per riannodare i fili dopo che l’ultimo incontro non era certamente finito bene, complice la riconferma di Sergio Mattarella al Quirinale, le polemiche sulle amministrative e soprattutto il caso - ancora irrisolto - della Sicilia.  

Clima cordiale, il Cavaliere punta a svolgere il ruolo di mediatore nella coalizione e a Villa Grande (ma per i prossimi vertici si dovrà trovare un’altra sede in campo neutro) ha sottolineato la grande occasione per tornare a vincere. Ma è toccato all’ospite della residenza dell’ex premier mettere le cose in chiaro: i voti di Fratelli d’Italia non dovranno mai più essere utilizzati per esecutivi che non siano espressione del perimetro dell’alleanza. Quel “guardiamoci negli occhi” pronunciato dalla presidente di Fdi è servito per porre le basi di una campagna elettorale che si annuncia breve ma piena di insidie. E dovrà essere per la Meloni all’insegna della trasparenza e della correttezza.

«Avremo tutti contro, non litighiamo ed evitiamo ogni equivoco», l’appello di chi non ha gradito governi giallo-verdi, rosso-gialli e di unità nazionale in questa legislatura. Il Cavaliere è già in clima partita, ha annunciato ieri la sua candidatura al Senato, ha elencato alcuni punti del suo programma e accennato perfino ad una lista dei ministri. È il gioco delle parti ma per la Meloni ogni scelta dovrà essere collegiale. La sua roadmap è pronta: oltre a un patto anti-inciuci prevede che chi prende più voti esprima la leadership, che l’accordo sulle cose da fare, qualora la coalizione dovesse ottenere un successo alle urne, dovrà essere elaborato da un gruppo di lavoro. E che la collocazione dell’Italia in politica estera è nell’alveo dell’atlantismo. 

Insomma, nessuna fuga in avanti. Di seggi non si è parlato ma in Fdi si fa notare che il partito ora vale il 50% della coalizione e quell’ipotesi di dare a ognuno dei tre partiti più grandi il corrispettivo del 33% dei posti negli uninominali (FI si farebbe carico di Udc e Noi con l’Italia) non va certamente bene. «Non se ne parla proprio», dice un big di Fdi. «Si troverà un accordo», afferma Giovanni Donzelli. Per le liste vanno applicate le regole del 2018, il ragionamento. In Forza Italia si smorzano i toni, «è chiaro - si puntualizza - che Fdi avrà molto più peso rispetto al passato». «Quando avevamo il 4% non chiedevamo nuove regole sulla leadership nel centrodestra», osserva poi Ignazio La Russa. «Il prossimo premier? Finalmente lo sceglieranno gli italiani», gli risponde Matteo Salvini, e aggiunge: «Chi prenderà un voto in più avrà l’onore e l’onere di indicare il nome».

«Prima vinciamo, poi si vedrà. Comunque ne parleremo al vertice», osserva il coordinatore azzurro Antonio Tajani. «Il clima è buono ma l’importante che ci siano patti chiari altrimenti ne prenderemo atto», sottolinea il capogruppo di Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida.

Ieri comunque si è posta la prima pietra per far sì che il centrodestra sia compatto. Il Cavaliere negli ultimi giorni ha sentito più volte la Meloni. Anche prima dell’annuncio che il centrodestra di governo non avrebbe votato la risoluzione di Casini sulla fiducia a Draghi. «Giorgia, andiamo al voto. È deciso», le aveva detto. Concetto ribadito anche dal Capitano leghista in un’altra telefonata. Nell’ultima campagna elettorale per le Politiche erano affiorati non pochi contrasti e da Roma (con Michetti in campo) a Verona (lo scontro Sboarina-Tosi) le cose non erano andate meglio.

 

«L’essenziale è che cresca la coalizione affinché ci sia un centrodestra forte e competitivo», l’appello della presidente di Fdi. Il prossimo vertice - la Meloni è stata netta - si dovrà tenere in una sede istituzionale e dovrà servire a fare dei passi avanti. Perché anche nella Lega non si nasconde la preoccupazione sulla possibilità di trovare un’intesa. La battaglia sarà innanzitutto sui seggi, poi sulla leadership. «Nessun veto», fa sapere il partito azzurro che comunque si mostra scettico sulla eventualità che possa essere la presidente di Fdi ad andare a palazzo Chigi. Nessun discrimine sulla persona, ma non rappresenterebbe al meglio la parte moderata della coalizione, il ragionamento. La Meloni non mollerà. Sogna di essere la prima donna premier. Gli attacchi che piovono da chi ritiene che sia stato il centrodestra a pugnalare Draghi potranno dare la spinta ai leader a risolvere ogni diatriba. Il banco di prova ci sarà già tra qualche giorno.

Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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