Migranti, Conte: sarà la Ue a gestire la redistribuzione

Migranti, Conte: «Sarà la Ue a gestire la redistribuzione»
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di Marco Conti

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Bruxelles coordina la ripartizione dei migranti della Ocean Viking e Giuseppe Conte gongola. Alla riunione a palazzo Chigi di ieri mattina, Conte ha raccontato ai due ministri capidelegazione, Di Maio e Franceschini, e ai ministri di Interno, Difesa e Infrastrutture (Lamorgese, Guerini e De Micheli) quanto sia cambiata la musica a Bruxelles dopo la nascita del nuovo governo.

Ocean Viking, via libera alla redistribuzione in Ue. Vertice con Conte, Lamorgese e Di Maio

 


L'ESTERNO
Il premier, reduce dalla sua missione a Bruxelles, racconta di aver avuto rassicurazioni dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen sulla istituzione di un meccanismo «temporaneo» di ripartizione dei migranti tra un gruppo di Paesi volenterosi. Sempre su base volontaria, ogni volta che si presenterà il caso, sarà la Commissione a proporre ad ogni singolo Stato una quota di migranti. Ciò che però entusiasma di più il premier è la convinzione, frutto dei colloqui avuti il giorno prima nella capitale belga, che gli accordi di rimpatrio verranno gestiti direttamente dalla Commissione e verranno inseriti nei capitolati di intese economiche e commerciali e di partnenariato che Bruxelles stringe con i paesi africani. Il meccanismo della condizionalità potrebbe essere quindi adottato non solo sul piano interno per spingere i paesi di Visegrad ad accettare le rispettive quote, ma anche all'esterno. In questo modo non toccherà ad ogni singolo Paese dell'Unione cercare un'intesa con la Tunisia, la Somalia e altri paesi del nord-Africa, ma sarà direttamente la Commissione che inserirà l'argomento rimpatri in ogni intesa.

Format e luogo della riunione di ieri mattina confermano la volontà del premier di tenere a palazzo Chigi la regia delle modalità di sbarco e ripartizione dei migranti e la trattativa con l'Unione per arrivare a cambiare le regole del trattato di Dublino. Il primo obiettivo del premier resta quello di svuotare il problema esaltato dalla Lega in mesi di propaganda, per riportarlo alle sue dimensioni reali. E' per questo che Conte ottiene dai presenti rassicurazioni sulla necessità di mettere la sordina alla questione «porti-chiusi, porti aperti» - che divide M5S da Pd e Leu - e concentrarsi sui meccanismi da avviare per coinvolgere, se non tutti i Ventotto, almeno la parte più responsabile dei paesi dell'Unione in un meccanismo di ripartizione di tutti i migranti e non solo dei richiedenti asilo. Ma i problemi nella maggioranza non mancano. Anche se ieri a palazzo Chigi non si è parlato delle possibili modifiche ai decreti sicurezza votati dal governo gialloverde, il M5S non vuole che l'attuale governo spinga molto sul pedale della discontinuità che invece il Pd, e soprattutto Leu, pretendono.
L'obiettivo di Conte è invece quello di svuotare a tal punto il problema - contando sull'aiuto dell'Europa - da rendere in futuro per i grillini meno urticante il varo di un provvedimento che di fatto ridimensionerebbe i due decreti-Salvini che i grillini hanno votato a colpi di fiducia. Il confronto di ieri mattina è servito quindi a mettere a punto una strategia comune visto che i decreti sicurezza sono ancora in vigore e ci vorrà un po' di tempo prima che la Commissione von der Leyen entri in funzione. Nell'attesa i quattro ministri hanno convenuto con Conte sulla necessità di ridurre al minimo le esternazioni sull'argomento e di lavorare per tenere i migranti il meno possibile in mezzo al mare.

LE VISITE
Nel nuovo clima che si respira all'estero nei confronti dell'Italia, Conte ha inserito anche le visite che faranno a Roma la prossima settimana il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier. Sul dossier migranti Parigi sostiene l'Italia e lo ha fatto sapere ieri l'altro.
L'arrivo a Roma di Macron manda in soffitta il duro scontro - con tanto di richiamo dell'ambasciatore - seguito all'incontro di Luigi Di Maio con l'ala più intransigente dei gilet gialli. Malgrado siano passati solo otto mesi da quella estemporanea visita a Parigi e alla polemica sul franco africano, raccontano che ieri Di Maio era perfettamente calato nelle nuove vesti di ministro degli Esteri che, come tradizione della diplomazia italiana, ha assoluta necessità di avere rapporti con il collega francese dal quale ha ricevuto, appena nominato, una lettera di saluto.
 
Venerdì 13 Settembre 2019, 08:01 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2019 15:45
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