Migranti, lo spiraglio della Ue. Conte: multe a chi non accoglie

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di Marco Conti


ROMA Sarà l'entusiasmo di chi guida un nuovo governo e chi una Commissione Ue appena sfornata. Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen si incontrano, un mese dopo il primo incontro e si raccontano, tra sorrisi e strette di mano, come sia cambiato il mondo intorno a loro pensando, forse, al pericolo scampato. Se la crisi di governo avesse preso una piega diversa, a Conte sarebbe stato infatti difficile salutare di persona Juncker e Tusk, come ha avuto occasione di fare ieri a Bruxelles. Mentre la presidente tedesca della Commissione sul pulmino - con il quale ha portato i commissari in ritiro - avrebbe dovuto caricare un commissario-sovranista pronto magari a postare la qualunque sui social. E' forse anche per questo che l'incontro tra i due viene raccontato come un continuo darsi di gomito.

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LA STAGIONE
Nei buoni propositi programmatici della von der Leyen Conte si è infilato subito ottenendo un incontro ancor prima che la Commissione entri in funzione. Nella valigetta del presidente del Consiglio due temi chiave - crescita e migranti - la cui soluzione dovrebbe convincere gli elettori italiani ancora perplessi perché fosse necessario archiviare la stagione sovranista. E così Conte alla von der Leyen ha chiesto e ottenuto «un patto per tre anni» con l'Italia pronta a spingere per cambiare il trattato di Dublino e il patto di stabilità. Obiettivi ambiziosissimi, specie il secondo, ma ciò che unisce governo italiano, Commissione e Parlamento europeo, è la volontà di cominciare a lavorare subito ai fianchi dei due totem. Una volontà che Conte ha condiviso anche con il presidente del Parlamento David Sassoli che in Italia fu tra i primi a scongelare l'accordo M5S-Pd.
Sulla revisione di Dublino la Francia si è detta anche ieri «disponibile» preparando l'arrivo a Roma del presidente Macron che mercoledì incontrerà prima il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e poi il presidente del Consiglio. In attesa di un nuovo accordo prende quota l'idea di mettere in moto un meccanismo automatico di redistribuzione che permetterebbe all'Italia di accogliere per poi far partire anche i non richiedenti asilo verso i paesi che aderiranno. Per gli altri - soprattutto i paesi di Visegrad - si pensa di intervenire attraverso il meccanismo della condizionalità. Un criterio che verrebbe inserito nel bilancio quinquennale dell'Unione attraverso il quale si ripartiscono anche i fondi europei. In buona sostanza per avere diritto ai fondi occorre aver rispettato gli accordi e i trattati europei. Meccanismo utile per la Commissione non solo per spingere i paesi di Visegrad ad accogliere la loro quota di migranti, ma anche per vincolare chi viola i principi dello stato di diritto (Polonia e Ungheria).

Alla von der Leyen, che oggi sarà costretta a ridefinire con tanto di lettera la delega allo stile di vita europeo attribuita alla commissaria greca Margaritis Schinas, Conte ha anche spiegato che nella prossima manovra di bilancio «l'Italia farà una svolta green». Mettendosi nel solco del new deal ambientalista della nuova Commissione, l'Italia conta di poter sfruttare margini di flessibilità, circa dieci miliardi, che permetterebbero al governo - e soprattutto al ministro Gualtieri - di affrontare la prossima legge di bilancio con maggiori spazi di manovra. Poiche sono ancora lontani i tempi per considerare gli investimenti fuori dal patto di stabilità, si cerca anche su questo fronte di aggirare il patto allargando quanto più possibile i motivi che permettano di considerare alcune spese fuori dal deficit.
Mai come in questo momento l'Italia può contare su una pressione orientata in un'unica direzione. Conte ieri è arrivato a Bruxelles dopo il messaggio del Capo dello Stato di qualche giorno fa nel quale si chiedeva esplicitamente la riforma del patto di stabilità. La delega agli Affari Economici dell'Unione sarà dal primo novembre, e per cinque anni, nelle mani di Paolo Gentiloni. Sassoli guida l'europarlamento e al Mef c'è Roberto Gualtieri, ex eurodeputato ed ex presidente di Commissione dell'europarlamento molto noto e apprezzato a Bruxelles.
Una congiunzione astrale difficilmente ripetibile. Resta da vedere se sarà in grado di smuovere la montagna di Bruxelles.

 
Giovedì 12 Settembre 2019, 07:24 - Ultimo aggiornamento: 12-09-2019 12:48
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COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2019-09-13 10:49:17
Ma quali multe ( che nessuno paga ) devono essere rimpatriati immediatamente tutti i clandestini e x gli altri in arrivo bloccarli fuori le coste libiche . Le pseudo organizzazioni umanitarie devono finirla con gli appuntamenti soccorso avendo creato una linea di traghettamento . Poi inorridiamo quando li vediamo nelle baraccopoli ai margini di città e campi x stare in queste condizioni , perché di + non si può offrire, tanto vale che stiano a casa loro dove possiamo comunque aiutarli con la stessa assistenza che gli viene fornita qui, viveri medicinali e vestiario . A CASA LORO
2019-09-12 11:23:59
Sono solo parole parole parole. Abbiamo bisogno di fatti!
2019-09-12 10:35:07
Le multe chi se ne frega, loro non vogliono i migranti. La prima cosa da fare é cambiare Dublino, la seconda cosa da fare per arrestare l'invasione solo per l'Italia é quella di riconoscere la nazione di prima accoglienza le navi delle ong battenti bandiera straniera e di farli registrare come approdo a quella nazione così come previsto dalla convenzione di Dublino e poi al momento dello sbarco in Italia trasferirli immediatamente a spese dell'Europa a quella nazione di bandiera . Sicuramente poi si vedrà che non concederanno le varie bandiere ma non ci saranno sbarchi per la solo Italia

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