Guerra di camorra a Napoli, intervista a Salvini: «Presto altri 600 poliziotti, io rispondo con i fatti»

Giovedì 11 Aprile 2019 di Giuseppe Crimaldi

«Napoli è una delle città, ma forse la città nella quale abbiamo investito di più in Italia. In dieci mesi di governo sono venuto quattro volte, ho presieduto tre comitati in Prefettura e ho visitato Afragola. Prima dell'estate tornerò ancora. A chi fa solo polemica sulla sicurezza io rispondo con i fatti». Matteo Salvini non si sente tirato per la giacca, ma di fronte all'emergenza criminalità riesplosa nel capoluogo campano con un omicidio di camorra commesso risponde con i dati alla mano e, soprattutto, con un impegno: «A breve Napoli avrà i rinforzi promessi: e arriveranno 600 nuovi poliziotti».

Quando si realizzerà il progetto della super-questura?
«Oggi il questore De Iesu ha esposto puntualmente la situazione: a Napoli sono già arrivati 100 nuovi agenti e 53 carabinieri, solo poche altre città hanno ottenuto tanto. La nuova Questura di Napoli, a pieno regime, potrà disporre di 600 uomini in più. Le assunzioni e la formazione sono già partite, occorre adesso ovviamente formare gli agenti e metterli in ruolo. Entro l'anno - a livello nazionale - saranno circa 2500 i nuovi poliziotti».

Già, ma intanto qui si continua a sparare e ad uccidere. E ci sono ancora zone della periferia, come San Giovanni a Teduccio e il Rione Villa, dove mancano le telecamere.
«Ho il quadro completo della situazione, oggi mi sono fatto dare i dati su videosorveglianza, sicurezza urbana scuole sicure, strade sicure e rinforzi di polizia. Oltre agli agenti già inviati, bisogna aggiungere 50 vigili urbani ottenuti grazie al decreto sicurezza e 700 militari. Sulla videosorveglianza abbiamo investito 40 milioni. Per carità, si può fare di più, tutto è perfettibile, ma questi sono i numeri. E i fatti».

Intanto ieri il parroco del Rione Villa e la preside della scuola «Vittorino da Feltre» hanno lamentato scarsa attenzione da parte delle istituzioni rispetto alla sicurezza nelle periferie. Che cosa risponde loro?
«A loro rispondo con altri dati, freschissimi. Riguardano i controlli sul solo quartiere di San Giovanni a Teduccio, teatro di quel feroce omicidio sotto gli occhi di un bimbo di tre anni e mezzo. Ebbene: da ottobre a oggi in quel quartiere abbiamo impegnato, solo come Polizia di Stato, 1200 pattuglie; sequestrato un chilo e mezzo di droga, più di 20 armi ed eseguito 120 tra arresti e denunce. Io sono stato al Vasto due volte, e anche lì abbiamo operato con i fatti, tanto che oggi ci sono almeno 300 immigrati in meno. Al parroco e alla preside, come a tutta la gente perbene di San Giovanni chiedo di non perdere la speranza. Ma dico anche che è fondamentale la reazione dei cittadini: è fondamentale che le mamme portino i bambini al doposcuola, nonostante le minacce; ai commercianti ricordo che è fondamentale denunciare senza arrendersi mai, perché noi siamo al loro fianco».
 
Ministro, allarghiamo il discorso. Non crede che serpeggi comunque una sensazione diffusa che si stia rischiando di sottovalutare le mafie?
«Restiamo su Napoli e sulla camorra, e chiediamoci che cosa sta succedendo. Sembra un assurdo, ma quando fai arresti, liberi le zone infestate da boss e gregari, crei inevitabilmente un vuoto che qualcuno cerca subito di occupare. A chi dice che c'è una scarsa attenzione nei confronti della lotta alle mafie rispondo che col decreto sicurezza abbiamo aumentato il personale, abbiamo riaperto le assunzioni, abbiamo aumentato le possibilità di confiscare i beni dei mafiosi con la possibilità anche di venderli laddove i Comuni, le Regioni o le associazioni non vogliano prenderli: così con quei soldi che porti a casa magari ci sistemi una Questura o una caserma. Numeri e fatti alla mano l'impegno dello Stato è incontestabile».

Oggi il Capo della Polizia ha detto che «Napoli deve diventare un'emergenza nazionale». Affermazione che ha scatenato polemiche politiche: qualcuno ha detto che il prefetto se ne sia accorto forse troppo tardi...
«Non sono d'accordo. Diciamo piuttosto che anche a Napoli ci sono stati anni di abbandono e dimenticanze, altrimenti non ci troveremmo in queste condizioni. Nei tre comitati che ho fatto a Napoli ho trovato molte idee molta voglia di fare e cambiare le cose. A breve in alcuni quartieri ci saranno abbattimenti, sono in corso sgomberi. Abbiamo anche risolto un problema che io non conoscevo, quello dei motorini sequestrati che rimanevano per anni nelle depositerie giudiziarie, un disastro che costava tanti milioni all'anno. Ora nel decreto sicurezza abbiamo messo una norma ad hoc che prevede la demolizione forzata dopo sei mesi. Stiamo recuperando anni di colpevoli distrazioni».

Un messaggio al sindaco De Magistris.
«Mi sembra un sindaco che più impegnato in altro che non a risolvere i problemi di Napoli. Gli voglio ricordare che il ministro dell'Interno ha competenze limitate all'ordine pubblico. Vedo che De Magistris vuole sfidarmi a livello politico, vuole candidarsi alla Regione, e poi prepara una flotta da mandare nel Mar Mediterraneo a salvare gli immigrati. Pensi di più a risolvere i problemi di Napoli».

E al governatore De Luca cosa vorrebbe dire?
«Gli suggerisco di confrontarsi sui temi concreti, a cominciare dall'autonomia, perché la Campania avrebbe solo da guadagnarci. Penso alla Sanità, e al tema dei rifiuti: ecco io chiedo coraggio per evitare che tornino certe emergenze. I rifiuti in tutto il mondo sono una risorsa: in Campania invece c' la Terra dei Fuochi. In Lombardia abbiamo 13 termovalorizzatori, non uno, e a Brescia - proprio grazie ai rifiuti - si riscalda la città. La verità è che bisogna togliere il business dei rifiuti alla camorra».

Quando tornerà a Napoli?
«Prima dell'estate, sicuramente. Stavolta penso di visitare la provincia: con il procuratore generale abbiamo preso l'impegno di lavorare su un mega-comparto di 70 unità immobiliari confiscate. E poi ci sono tantitssimi Comuni dell'hinterland assillati da problemi: dai campi rom alle occupazioni abusive, al racket».

Ultimo aggiornamento: 16:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA