Nord-Sud, la svolta anti-divario: più asili nido, bus studenti disabili e assistenti sociali

Giovedì 30 Settembre 2021 di Nando Santonastaso
Nord-Sud, la svolta anti-divario: più asili nido, bus studenti disabili e assistenti sociali

Li aveva previsti 21 anni fa la tanto discussa riforma del titolo V della Costituzione. Articoli 117 e 119: lo Stato deve determinare «i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». E mettere a disposizione un fondo perequativo, da distribuire ai Comuni del Mezzogiorno in base a criteri di equità, con le risorse necessarie ad aiutare i territori più svantaggiati, ponendo fine allo scandalo per cui 20 milioni di cittadini venivano di fatto costretti alla serie B dei servizi essenziali, dagli asili nido agli assistenti sociali, dalle scuole agli ospedali, dai rifiuti alle connessioni digitali. Tutto inutile, lo scandalo è rimasto come dimostra la storia politica del Paese dal 2001 ad oggi e come la crescita del divario Nord-Sud ineluttabilmente conferma, con governi peraltro di tutte le colorazioni possibili. E poteva persino andare peggio se fosse passata la prima stesura, avallata dall’esecutivo gialloverde, della riforma dell’autonomia regionale in salsa settentrionale.

Da ieri le cose sembrano invece poter cambiare direzione. Il Consiglio dei ministri ha infatti incardinato nel documento-base della prossima legge di Bilancio i Lep, gli ormai arcinoti Livelli essenziali delle prestazioni, che riguarderanno tre asset fondamentali per i diritti di cittadinanza finora negati agli italiani del Sud: asili nido per il 33 per cento dei bambini in ogni Comune; un assistente sociale ogni 6.500 abitanti; il potenziamento del servizio di trasporto per gli studenti disabili. È un successo personale per la ministra Mara Carfagna che sin dall’insediamento alla guida del ministero per il Sud e la Coesione territoriale aveva messo i Lep al primo posto dei suoi obiettivi, riuscendo gradualmente (peraltro, va detto, senza incontrare ostacoli pregiudiziali anche di ordine politico da tutti gli altri ministri e dallo stesso premier Draghi) a raggiungere questo primo, significativo traguardo. 

«Finalmente dopo vent’anni si affronta il divario di cittadinanza tra Nord e Sud, metropoli e aree interne, e si dà applicazione alla norma costituzionale sui Lep – commenta Carfagna -. È una battaglia di equità che ho affrontato fin dall’insediamento: per i bambini, per le donne, per i più fragili. Aiuterà ad aumentare l’occupazione femminile e restituirà elementari diritti ai cittadini del Mezzogiorno. È la riprova che per questo governo il Sud “conta”, non è più la zavorra del Paese ma il potenziale protagonista della ripresa».

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La prima, auspicata “vittima” di questa svolta è sicuramente la spesa storica. È qui che si è consumato il nuovo, clamoroso distacco tra Nord e Sud come appare anche agli osservatori più distratti confrontando l’ammontare degli investimenti pubblici di questi ultimi 20 anni. «Una spesa sociale che offre 55 euro l’anno a chi nasce a Reggio Calabria e 177 a chi nasce a Verona (58 euro annui pro-capite la media Sud contro una media nazionale di 124 euro) non può essere giudicata un “vecchio problema” a cui ci si può anche abituare: è uno sfregio alla democrazia e ai principi costituzionali che celebriamo in ogni pubblico discorso, in ogni ricorrenza civile» ricordava pochi mesi fa ancora la ministra in audizione alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. Ma i dati sono talmente numerosi che si fa quasi fatica a ricordarli tutti. L’Istat, ad esempio, ha certificato che l’offerta di servizi socio-assistenziali presenta enormi divari territoriali: si passa dai 22 euro pro-capite della Calabria ai 540 della Provincia Autonoma di Bolzano. E quelli emersi sulla sanità, a partire dalle terapie intensive, o sulla scuola, con i recenti approfondimenti del Mattino, spiegano chiaramente come sono andate le cose. Ovvero, un distacco enorme per i servizi essenziali “coperto” da un vuoto normativo tanto assurdo quanto tacitamente accettato da tutti i partiti in Parlamento. «È inaccettabile che in più di vent’anni non si sia fissato il valore dei Lep a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si è arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi» commentava l’economista Gianfranco Viesti nei giorni caldissimi del dibattito sulla “fuga in avanti” di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna su cui proprio Viesti aveva contribuito a lanciare l’allarme. «Ci sono dati, numeri, percentuali, dietro cui è in gioco la vita quotidiana di quasi 20 milioni di italiani che risiedono al Sud, spesso condannati solo dalla sola residenza a nascere, vivere, lavorare, diventare vecchi, senza godere dei diritti garantiti a ogni altro cittadino. È un vecchio problema, lo so. Ma personalmente non intendo rassegnarmi allo sguardo dell’abitudine» sottolineava Carfagna.

Ora che i primi Lep si avviano a diventare legge, con la disponibilità delle risorse garantita anche attraverso il Pnrr, inizia la fase della verifica concreta. E cioè del rispetto di norme che troppo spesso sono state bypassate o interpretate a danno del Sud con trucchi e trucchetti spesso denunciati ma altrettanto spesso rimasti senza colpevoli politici. Se siamo davvero alla fine di tutto ciò e degli egoismi partitici e ideologici che questo clima hanno costruito e difeso, lo scopriremo in tempi rapidi. Perché il confronto parlamentare sulla legge di Bilancio 2022 è già dietro l’angolo.

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 07:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA