Notre Dame e l'imperdonabile finzione di curarsi dell'arte

di Ruggero Cappuccio

È un lunedì sera di aprile. Milioni di apparecchi televisivi disseminati nel mondo mandano in onda le immagini di una chiesa divorata dalle fiamme. A parte il celebratissimo Victor Hugo, non c'è scrittore francese per il quale Notre-Dame non sia stata un epicentro energetico in grado di produrre la più straordinaria qualità umana: l'immaginazione. La vita si fonda sul desiderio e l'immaginazione ha il meraviglioso compito di armonizzare ciò che vogliamo diventare. Nasce una prima domanda: a cosa aspirano oggi le nazioni europee? Quello che anche un bambino sa di Notre-Dame è che il suo disegno verticale invita lo sguardo verso l'alto, mentre i governi del vecchio continente da troppo tempo mirano a terra amministrando stancamente il cosiddetto ordinario. In più, i governi scavano sotto la superficie per riesumare paure, ossessioni, fobie.

Così come per raggiungere la sommità di una cattedrale occorre salire molti gradini, per desiderare, per immaginare, occorre disporre di una scala sorretta dalla memoria. La memoria, però, a giudicare dalla cura che le riserviamo è in via di estinzione e la scala non regge. La memoria è diventata per i poteri forti un business turistico varato a favore dello stordimento delle masse. Le immagini viste lunedì in televisione di una Notre-Dame avvolta dal fuoco sono tragicamente uguali a quelle che solo quattro anni fa, il quindici giugno duemilaquindici ci avevano fatto vedere l'incendio della chiesa di Saint Donatien et Saint Rogatien a Nantes. Si tratta di una basilica neogotica del XIX secolo. Anche lì c'era un cantiere, anche lì c'era un'impalcatura, anche lì l'incendio è partito dai tetti. Eccoli dunque i nostri stati europei, con politici che tagliano nastri e prendono aerei, discettano sull'uno virgola qualcosa, allestiscono regolamenti barocchi con norme acrobatiche per la sicurezza dei piccoli esercizi commerciali e intanto lasciano che si brucino chiese, teatri, musei, appunto gli organi privilegiati della memoria.

Un cantiere a Notre-Dame senza addetti alla sicurezza, alla vigilanza, alla tutela, è peggio di una bestemmia, perché non con le parole si uccidono o si salvano le civiltà ma con i fatti. Notre-Dame non è più sotto il controllo del Vaticano dal 1905. Appartiene allo Stato francese, che ricava quattro milioni di euro all'anno dai visitatori e che per decidere di investire la ridicola cifra di due milioni connessa al restauro costato l'incendio ha costruito tempi lunghi e difficoltà enormi. Un intervento completo su Notre-Dame era stato stimato qualche anno fa in centocinquanta milioni, ma neanche a parlarne. I soldi in Europa si trovano per una sequenza infinita di infrastrutture, per le cattedrali no. L'unica parola che fotografi la realtà è: imperdonabile. Non tanto l'incendio, che a suo modo e con molti dubbi si iscrive nel registro delle fatalità. Imperdonabile è la finzione. Fingere di curarsi dell'arte, della storia, della memoria e trattarle con disarmante sufficienza. Imperdonabile è dire: «Il peggio è stato evitato». Imperdonabile è annunciare: «La ricostruiremo». Ogni uomo di buon senso sa che, Dio non voglia, si dovesse bruciare la Gioconda ad eccezione del misterioso paesaggio sullo sfondo del quadro, nessuno potrebbe dire: la ridipingeremo. Imperdonabile è non aver ascoltato gli appelli di André Finot, portavoce della cattedrale che da anni levava il suo grido di allarme sulle criticità strutturali che la affliggevano. Si rifarà una chiesa e continueremo a chiamarla Notre-Dame, mentre nel processo di industrializzazione della disgrazia il nuovo cantiere diventerà la piattaforma pubblicitaria per investitori russi e americani. Il fuoco però può bruciare le memorie ma non la memoria. Un incendio del genere è la firma di fuoco di una grave frattura psicologica che colpisce l'Europa. Possa ciò che è stato bruciato fuori rinascere nella nostra coscienza e orientarci non a destra o a sinistra ma proprio come suggerisce Notre-Dame soltanto verso l'alto.
Giovedì 18 Aprile 2019, 11:00
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3 di 3 commenti presenti
2019-04-19 06:50:18
Quello che più mi stupisce è la superficialità del loro capo di stato: la ricostruiremo più bella e con materiali moderni in cinque anni. Ma così facendo sarà solamente una copia dell'originale: è come se volessimo riportare il colosseo al disegno originale usando il calcestruzzo ricoperto di marmo più o meno dello stesso colore della parte odierna. Sarà molto bello ma sarà sempre una copia: non è la stessa cosa. Con quasi un miliardo di € delle donazioni potrebbe fare molto di più! o vogliono guadagnare qualcosa anche risparmiando sui materiali e sulla mano d'opera specializzata in questi lavori?
2019-04-18 14:28:51
Intanto sui giornali e in rete si fa il paragone tra le £"enormi" cifre stanziate per Notre Dame e le foto di bimbi africani denutriti. Paragone senza senso, ma con il buonismo imperante attuale. Circolano anche paragoni tra Notre Dame e i nostri Incurabili. La differenza è che ND è diventata un simbolo mondiale grazie alle capacità francesi di valorizzare il loro patrimonio, a Napoli i nostri gioiellini sono trascurati da politici ignoranti, presuntuosi che non hanno speso un soldo o un'azione per valorizzare ciò che abbiamo. Di che ci lamentiamo?
2019-04-18 20:00:00
I bimbi africani non sarebbero denutriti se i loro governanti spendessero i denari per comprare cibo e acqua per i loro popoli al posto di comprare armi e palazzi per le centinaia di mogli dei loro harem...

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