Olimpiadi 2026, il governo: «Giochi low cost, decida il Coni»

Giancarlo Giorgetti: «Olimpiadi 2026 low cost, decida il Coni fra Milano, Torino e Cortina»
Il governo per ora resta neutrale e lascia al Coni la decisione su chi candidare fra Torino, Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali 2026.

«Siamo salomonici rispetto a quello che abbiamo detto fino ad oggi», ha sintetizzato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli. «Ora aspettiamo il Coni e vediamo che tipo di proposta farà in base alle indicazioni del governo propenso a favorire soluzioni low cost, che partano da approcci realistici», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti all'agenzia Ansa dopo che la questone dei Giochi è stata affrontata stamani in Consiglio dei ministri. «Il Coni è convocato la prossima settimana ma può decidere di prendersi qualche giorno di riflessione per verificare quale progetto risponda meglio alle nostre indicazioni», ha aggiunto. «I progetti sono tutti belli ma forse un po' ottimistici sulle previsioni: noi vorremmo un forte richiamo alla realtà nei preventivi».

«Il governo appoggia la candidatura dell'Italia per le Olimpiadi invernali del 2026, ma a precise condizioni: che siano rispettate parametri di buonsenso, in termini economici e di sostenibilità ambientale», ha sottolineato ancora Giorgetti. «Il Coni deve scegliere, rispettando queste condizioni che poi noi valuteremo», ha aggiunto.

Insomma il governo appoggia la candidatura alle Olimpiadi 2026, ma nei parametri di «buonsenso» economico e di sostenibilità. Dopo il sostegno incondizionato di Veltroni (2004), il no di Monti (2020) e la bocciatura di Raggi (2024),
la corsa dello sport italiano verso il sogno olimpico si incrocia ancora una volta con i paletti della politica. I Giochi invernali di Torino restano l'ultimo show a cinque cerchi in Italia. Poi per il Belpaese ospitare le Olimpiadi è diventato quasi un tabù: non sempre per bocciature da parte del Cio, perché c'è da fare i conti anche con instabilità, conti
pubblici, equilibri di maggioranza.

Due volte nella morsa ci è finita Roma, i cui tentativi per le edizioni estive poi andate a Tokyo e Parigi sono naufragati sempre per i no arrivati una volta dal governo centrale e nella seconda da quello locale. Per giungere fino in fondo alla corsa olimpica la candidatura deve poggiare su tre gambe: il sostegno del governo, quello del Comune della città e del comitato olimpico nazionale, che presenta la candidatura. Dopo la delusione per il 2004, quando la Capitale, allora ben supportata dal sindaco Rutelli e dal governo Prodi-Veltroni, a Losanna nel settembre 1997 era sicura di vincere la sfida con la temibile Atene, Roma ci ha riprovato convinta che la bontà del progetto doveva avere un seguito. Ma il sogno di riportare nella città eterna i Giochi dopo l'edizione del 1960 è rimasto tale: per il 2020 fu l'allora premier Mario Monti a dire no. Era il 14 febbraio 2012 e la candidatura romana, con il sindaco Gianni Alemanno in prima linea, aveva ricevuto un largo consenso. Tanti gli appelli arrivati a Palazzo Chigi, allora si erano mossi anche premi Oscar e artisti. Il presidente del consiglio aveva però deciso di fermare tutto alla luce della crisi economica del Paese. «Il Governo non si sente di assumere l'impegno della garanzia. Non è una bocciatura del progetto. Solo, abbiamo ritenuto di dover essere molto responsabili in questo momento della vita italiana» le parole con cui Monti stoppò la corsa di Roma.

Che però è tornata all'attacco per il 2024: con il governo (guidato da Matteo Renzi) stavolta molto favorevole (a parte i mal di pancia leghisti sulla scelta romanocentrica) il no arriva dal Comune a guida cinque stelle. Il 21 settembre 2016 la sindaca Virginia Raggi nega il sostegno del Comune: «È da irresponsabili dire sì a questa candidatura». Con il no del governo locale il Coni è stato costretto a ritirare formalmente la candidatura. Lo stop della politica non è però prerogativa tutta italiana: proprio per il 2026 - l'edizione invernale alla quale ora si guarda con tre possibili candidate - l'Austria ha bocciato la corsa di Graz. La paura dei buchi lasciati in eredità a molte città ancora si fa sentire.

«Il Governo ha preso una decisione corretta, assolutamente sottoscrivibile. È una cosa seria, ed è giusto che sia affrontata seriamente, con una valutazione corretta voce per voce», a commentato il presidente della regione Veneto, Luca Zaia. «Un percorso - ha aggiunto - molto equilibrato, perché la scelta della candidatura non significa premiare uno a scapito di altri, ma scegliere chi potrà meglio farsi valere nella successiva fase dell'assegnazione dei Giochi che avverrà a livello internazionale». Questa griglia, prosegue il governatore del Veneto, «servirà a valutare analiticamente tutti i parametri di cui abbiamo parlato a più riprese: la sostenibilità ambientale ed economica, quindi i costi che devono essere assolutamente contenuti, il livello del riuso che si farà delle strutture, il rilievo sociale, l'entità e la durata della ricaduta positiva sul territorio prescelto e sulle popolazioni interessate, il contesto generale nel quale si inserisce l'evento». 


 
Venerdì 6 Luglio 2018, 18:57 - Ultimo aggiornamento: 07-07-2018 16:19
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