Omofobia, primo sì al ddl: alle elementari arriva l'ora antidiscriminazione

Giovedì 5 Novembre 2020 di Barbara Acquaviti

Un lungo applauso della maggioranza che supera compatta anche la prova del voto segreto. Bavagli e proteste al suono di libertà, libertà dai banchi di Lega e Fratelli d'Italia, qualche distinguo dentro Fi. Arriva così, in un clima di forti divisioni all'interno dell'Aula, il primo sì alla legge Zan (dal nome del proponente e relatore) che punisce chi istiga o commette violenza «per motivi legati al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, all'identità di genere e alla disabilità». 

Il provvedimento ottiene il via libera della Camera con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un astenuto. Ora passa al Senato. Il testo modifica, ampliandola, la cosiddetta legge Mancino. Sono previste pene fino a sei anni di carcere. Inoltre, viene istituita la Giornata contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, che si celebra il 17 maggio, e prevede iniziative nelle scuole. Si parla, infatti, di «cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile». In pratica, una sorta di ora antidiscriminazione che sarà rivolta anche ai bambini delle elementari, scelta che ha fatto molto discutere. 

Una legge «lesiva della libertà» per il centrodestra che si è schierato contro in maniera quasi compatta: si sono espressi per il sì, infatti, cinque deputati di Forza Italia (Bartolozzi, Perego, Polverini, Prestigiacomo e Vito). Un «passo importante», invece, per il presidente della Camera, Roberto Fico.

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A questo primo disco verde, comunque, si arriva dopo un iter travagliato anche nella stessa maggioranza, che ha richiesto un anno di lavori e mediazioni, soprattutto con quell'ala del Pd più vicina alle sensibilità della Chiesa cattolica: basta ricordare che a giugno quando il testo era all'esame della commissione Giustizia e non ancora definito - era stata la Cei a parlare di rischio di deriva «liberticida».

La legge, proposta dal deputato dem Alessandro Zan, modifica gli articoli 604 bis e ter del codice penale prevedendo pene non solo per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico ma anche per chi discrimina in base al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alla disabilità.

È prevista dunque la reclusione fino a un anno e sei mesi o la multa fino a 6mila euro per chiunque istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su tali motivi. Si stabilisce inoltre la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza e la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque partecipi o presti assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per tali motivi. Inoltre, si interviene sulle aggravanti stabilendo che per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà.

Proprio per evitare l'accusa di provvedimento liberticida, nel testo è stata inserita la cosiddetta norma salva idee, nella quale si precisa anche che restano salve le opinioni non istigatorie.

La legge prevede inoltre che il condannato per i delitti di istigazione alla violenza e alla discriminazione possa ottenere la sospensione condizionale della pena se presta «lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati».

Viene rafforzata anche l'assistenza alle vittime con uno stanziamento per i centri anti-violenza.

Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA