Nuovo Parlamento, gli aspiranti onorevoli e la riduzione dei seggi: «Dovremo lavorare di più»

Nuovo Parlamento, gli aspiranti onorevoli e la riduzione dei seggi: «Dovremo lavorare di più»
Nuovo Parlamento, gli aspiranti onorevoli e la riduzione dei seggi: «Dovremo lavorare di più»
di Barbara Acquaviti
Lunedì 25 Luglio 2022, 07:00 - Ultimo agg. 14:08
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La differenza sarà visibile a colpo d'occhio sin dal 13 ottobre. Il numero di scranni vuoti nel giorno dell'insediamento sarà il primo impatto con il nuovo Parlamento a ranghi ridotti: 400 deputati e 200 senatori invece dei 630 e 315 che erano stati decisi dai costituenti.

La riforma fortemente voluta dal M5s in ossequio al principio del meno siamo meglio stiamo è sempre stata giustificata con i risparmi che avrebbe comportato, circa 100 milioni l'anno. Ma perché la macchina possa andare avanti senza incepparsi è necessario ritoccarne i meccanismi di funzionamento, ossia i regolamenti. Mercoledì verrà sottoposta all'aula la riforma di quello del Senato che gode del sostegno pressoché unanime dei partiti. Perché passi però sarà necessaria la maggioranza assoluta, non esattamente un obiettivo facile da centrare a Camere sciolte. Il rischio di una mancata approvazione sarebbe quello della paralisi legislativa. Più in ritardo è invece Montecitorio, dove il testo è fermo nell'apposita Giunta dallo scorso aprile. 

Garantire una rappresentanza proporzionata nelle commissioni, favorirne il funzionamento evitando adempimenti inutili, consentire il coordinamento dei lavori. Roberto Calderoli, che è autore e relatore della proposta per palazzo Madama, spiega che si è cercato di prevenire tutti i problemi che potrebbero bloccare gli ingranaggi, anche se «ovviamente andrà tutto sottoposto alla prova dei fatti».

Su una cosa comunque non ha nessun dubbio, bisognerà darsi da fare di più. «Tutti si mettano in testa che il Parlamento non può lavorare due giorni a settimana, ne servono almeno cinque.

Bisognerà impegnarsi di più e sarà necessaria più qualità».

Alla Camera non sarà necessario, perché il numero di 400 deputati è compatibile con le 14 commissioni permanenti. Al Senato invece si è deciso che dalla prossima legislatura saranno 10, ciascuna con 20 componenti. In particolare vengono accorpate le commissioni Affari esteri e Difesa, Ambiente e lavori pubblici, Industria e Agricoltura, nonché Lavoro e Sanità. 

Altra esigenza è quella di fare in modo che le commissioni lavorino senza sovrapporsi. Per questo viene esplicitata la possibilità che i presidenti si riuniscano tra loro per stabilire gli orari di convocazione delle sedute. Si è cercato anche di alleggerire il lavoro delle due commissioni di solito più oberate, ovvero Affari costituzionali e Bilancio. Si prevede che debbano dare il parere solo sugli emendamenti approvati e non su tutti quelli presentati. Un meccanismo che è già è stato attuato alla Camera. 

Cambia il numero di componenti necessario a formare un gruppo parlamentare che scende da dieci a sei. Nella riforma del regolamento, tuttavia, sono previste anche alcune norme anti-transughi. Tra queste, quella in base alla quale si prevede che chi volesse formare un gruppo a legislatura già avviata avrà bisogno almeno di nove componenti. Non è l'unica novità prevista per arginare i cambi di casacca: si stabilisce anche la decadenza dalle cariche detenute in consiglio di presidenza e la riduzione della dotazione economica. Inoltre, sulla scia di quello che accade al Parlamento europeo, viene per la prima volta prevista la possibilità di non essere iscritti ad alcun gruppo parlamentare.

Il loro funzionamento è stabilito da una legge ordinaria, ed è possibile che intervenire per ritoccare il numero dei componenti debba essere uno dei primi adempimenti del prossimo Parlamento. 

Praticamente impossibile che si completi l'iter della proposta di riforma, presentata dai relatori Emanuele Fiano (Pd) e Simone Baldelli (Fi) che si è di fatto arenata soprattutto sulle norme anti transfughi per le resistenze del gruppo Misto. Una soluzione potrebbe essere quella di limitarsi ad approvare la parte relativa alla rimodulazione dei numeri. Per formare un gruppo serviranno 14 deputati, per una componente almeno sette. 

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