Pd-M5S, per le regionali si tenta l'intesa nelle Marche e in Puglia. Ma i Cinquestelle rischiano la scissione

Lunedì 17 Agosto 2020 di Marco Conti

Chiuse le urne on-line su Rousseau, nei territori si cerca di portare a casa nuove intese tra Pd e M5S in vista delle elezioni regionali di fine settembre. Oltre alla Liguria - dove però la scelta di Ferruccio Sansa non sembra impensierire l'uscente Giovanni Toti - le indicazioni arrivate da Roma faticano però a decollare e lo scontro interno amplia le fratture nel M5S. Obiettivo dei dem resta quello di arrivare ad intese con l'alleato almeno nelle Marche e in Puglia, dove però i grillini hanno già presentato i loro candidati avendo alle spalle anni di opposizione alle giunte uscenti a guida Pd.

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Le spaccature nei territori si sono ampliate dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, e tutto lascia intendere che si tratti di fratture destinate prima o poi a saldarsi sul territorio nazionale. Magari dopo il 21 settembre quando si conosceranno i risultati delle elezioni regionali e del referendum confermativo.

Una scissione che in molti danno per scontata e che rischia di prodursi anche in Parlamento dove si avverte forte la tensione per scelte, quella della fine del tetto ai mandati e delle alleanze con i dem, che hanno aperto un acceso confronto nella base pentastellata e nei gruppi parlamentari. Ma se la Liguria è difficile da riconquistare, nelle Marche e in Puglia un'intesa tra Pd e M5S potrebbe capovolgere i sondaggi che sinora vedono avanti i due candidati di FdI Francesco Aquaroli e Raffaele Fitto. Gianni Mercorelli, candidato 5S nelle Marche, non intende mollare. Così come in Puglia dove Antonella Laricchia, oltre ad aver votato no alla possibilità di alleanze locali, ha di nuovo rifiutato l'intesa con i dem.

Non a caso ieri, il ministro Luigi Di Maio, intervistato da La Stampa ha parlato delle amministrative del prossimo anno, dando quindi per complicato recuperare accordi nelle regioni dove si vota alla fine del prossimo mese.
 


L'esito della consultazione su Rousseau dovrebbe rinsaldare l'asse M5S-Pd in vista di un autunno che si annuncia molto difficile, ma - al netto della spaccatura dentro al Movimento - crea problemi anche ai dem accusati di aver trasformato l'alleanza tecnica anti-Salvini con i grillini di un anno fa in una vera e propria alleanza politica. In attesa dei sondaggi che testeranno il gradimento dell'elettorato Pd, lo smottamento al centro è evidente. L'ala moderata del centrosinistra, a cominciare da Carlo Calenda passando per Matteo Renzi, i socialisti di Riccardo Nencini e +Europa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, sembrano ricompattarsi in vista di un soggetto unitario in grado di contrastare anche le iniziative del Pd sulla legge elettorale. Di deriva populista del Pd parla anche Forza Italia che con Osvaldo Napoli si dà disponibile alla ricostruzione di un'area moderata e di centro che dovrebbe recuperare i voti che un tempo erano della Margherita.

Lavori in corso, malgrado la pausa ferragostana, che avranno un punto di caduta con le elezioni regionali di fine settembre che rappresentano per il Pd un passaggio decisivo sul quale misurare anche l'anno di governo con i Cinquestelle i quali avranno quasi certamente qualcosa da festeggiare: il referendum che taglia i parlamentari. Potrebbe non aver invece materia il governo qualora la sfida nelle regioni finisse quattro a due con il Pd di nuovo vittorioso solo in Toscana e Campania. Non sarebbero quelle del prossimo settembre le uniche elezioni regionali a terremotare un esecutivo che a quel punto per cercare un rilancio dovrebbe tentare la carta del rimpasto e del Conte 3. Magari, come sosteneva anche ieri l'azzurro Napoli, portando il segretario dem Nicola Zingaretti al governo proprio per rinsaldare l'intesa politica con i 5S che però potrebbero farsi trovare, dopo il voto, ancor meno compatti di ora e ancora senza guida.

 

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