Il Pd sotto le macerie del passato

di Mauro Calise

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Diventa sempre meno rilevante chi vincerà il congresso Pd, se e quando si farà. Per come oggi si sono messe le cose, occorrerà molto tempo perché la sinistra riemerga dalle sue macerie. O, meglio, perché rinasca un’opposizione capace di competere con il governo in carica. Tra le cose più preziose che il Pd è riuscito a dilapidare in questi anni è, infatti, l’identità e il monopolio del campo – sociale e ideale – della sinistra. Non solo per ciò che non ha fatto. Ma anche – ancora di più – per quello che hanno fatto gli altri.

I cosiddetti nemici populisti. Per il momento, soprattutto a parole. Ma, comunque, con una forza di sfondamento identitario che difficilmente si recupererà. Certo, non sui tempi brevi.

L'ovazione riservata a Genova ai dioscuri gialloverdi colpisce soprattutto per il suo carattere trasversale. Bipartisan o, se preferite, multipartisan.

Salvini e Di Maio sono stati percepiti come il nuovo, al di là di ogni steccato ideologico. E il Pd è stato relegato a responsabile del passato. Un passato da cui gran parte dell'elettorato vorrebbe rapidamente liberarsi. È vero che non sarà facile passare dalle parole ai fatti. Che far quadrare i conti mentre occorre ricostruire i ponti è un'impresa titanica. Che richiederà competenze e risorse che mancano, oggi, all'esecutivo in carica. Ma in questo scontro tra passato e futuro non c'è alcun sentore della antica spaccatura tra destra e sinistra.

Fino ad ora il registro oltranzista di Salvini ha occupato l'agenda e fatto il pieno di voti virtuali. Ma il Capitano sa che la partita vera si gioca sul territorio. Quello delle imprese e delle opere pubbliche, che la Lega da anni amministra nelle più ricche regioni d'Europa. E questa partita non è né di destra né di sinistra. Come si è visto chiaramente dalla diatriba di posizioni incrociate su privatizzazioni, concessioni, nazionalizzazioni e appalti.

Chiedere come il Partito Democratico intenda affrontare e sciogliere questi nodi è una domanda che ora suona impietosa. Provate a formularla ed avrete una decina di risposte diverse. Una per ogni corrente e rete micronotabiliare in cui l'ex partito di governo è attualmente balcanizzato.

Dispiace dirlo, ma per come stanno le cose, la principale carta del Pd è che i suoi avversari si autoaffondino. Una prospettiva, sul breve, improbabile. E che potrebbe far precipitare il Paese in un vortice che nessuno può augurarsi. Ma certo non basterebbe a rilanciare di rimbalzo un soggetto politico alternativo. È proprio questa consapevolezza che rode, da dentro, la classe dirigente democratica. Fino a ieri così potente e influente, e ora incapace di immaginare da dove, e come, ripartire.

Forse, il primo amarissimo passo consisterebbe in una prova di sano realismo. La presa d'atto che la ricostruzione della sinistra dalle sue macerie richiede tempi lunghi, lunghissimi. Sia perché manca del tutto, nel Partito Democratico, una macchina organizzativa capace di competere sul piano della comunicazione e della disciplina dei quadri con gli eserciti di nuovo modello messi in campo da Lega e Cinquestelle. Sia perché c'è un vuoto culturale, una perdita delle coordinate chiave per interpretare i trend principali della grande trasformazione che sta mettendo a soqquadro l'Occidente.

I due partiti populisti al comando saranno pure un mix improvvisato di pragmatismo e neo-luddismo. Ma, grazie a questo mix, sono riusciti a tenere agganciata al sistema democratico una quota dell'elettorato che rischiava di finire completamente fuori rotta. E, in ogni caso, per quanto appaiano evidenti i limiti di elaborazione strategica dei due movimenti oggi in auge, rispetto a questo loro handicap strutturale e principale tallone d'Achille certo il Pd non può vantare di avere avuto la vista più lunga. E di una vista lucida, impietosa e ferocemente autocritica c'è bisogno per immaginare che, se mai passerà la nottata, possa esserci per la sinistra un nuovo inizio.
Lunedì 20 Agosto 2018, 08:00
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 7 commenti presenti
2018-08-20 22:33:39
Intellettuali e prof come Calise erano i cantori dii quella classe dirigente del PD che in questi anni ha accumulato una serie colpevole di errori che hanno portato la sinistra nel pantano che oggi lo stesso Calise riconosce essere finito il partito del messia Renzi. Ricorda professore?
2018-08-20 14:26:17
basta smettere di considerare il piddì "di sinistra" e tutto diventa comprensibilissimo. il piddì NON E' DI SINISTRA. neanche di una sinistra roseè, "riformista", "moderata" che dir si voglia. se è vero che "nomina sunt consequentia rerum", si guardi appunto alle "rei" e non ai "nomina". il piddì-pds-ds, DA QUASI TRENT'ANNI IN QUA, ha SISTEMATICAMENTE distrutto ogni conquista sociale, economica, politica della "sinistra". e si badi: non dell'allora pci. della dc. possibile che nessuno nota il paradosso storico che il piddì-pds-ds ha sistematicamente distrutto tutto ciò che, in parlamento, senza la dc non sarebbe mai passato? statuto dei lavoratori, scala mobile, riforma delle pensioni del 69, riforma sanitaria del '78: in una parola, senza i voti della dc quelle leggi, ossia in breve il nostro "welfare state", non sarebbero mai passate. ergo: la dc ce le ha date, il piddì-ds-pds ce la ha tolte. CON QUALI MOTIVAZIONI? le più tipiche motivazioni liberiste: ossia, "di destra". argomento di attualità: la privatizzazioni. chi le ha avviate? tutti, dicesi tutti, i "padri nobili" di tale attuale sedicente "sinistra": monti, prodi, ciampi. con quali motivazioni? mettere a confronto, per dirne una sola, quelle della tatcher anni '80 con quelle dei suddetti "padri nobili". in più: IL PRECARIATO. tutto e solo opera della sedicente "sinistra". la legge 56/97, più famigerata col nome di "pacchetto treu" porta le firme di prodi, ciampi, d'alema, napolitano. per brevità, mi fermo qua e chiedo: egregio calise, li vogliamo affrontare questi temi? altrimenti, la " vista lucida, impietosa e ferocemente autocritica" cosa diavolo deve (auto)criticare? Davvero lei pensa che sia solo una questione di (cito) “comunicazione” e “disciplina”??? ai miei tempi, girava una battuta: "compagni, non facciamo la lista della lavandaia, parliamo di politica". ingenuo, la trovavo pure giusta. NO: FACCIAMOLA 'STA LISTA, PERCHE' LA SOMMA E' POLITICA. iniziamo da lei, calise: per dirne 1, una sola: il precariato, lo vuole sì o no? così com'è o lo vuole cambiare? e dove e come? ha niemnte da dire a prodi e amato per la loro sciaguratissima gestione delle privatizzazioni (sarebbe troppo comodo citare ORA le autostrade; le ricordo invece cirio, nuovo pignone, thyssen krupp)? sarebbe ora che lei, e quelli come lei, escano da questo solito trito e ritrito "vagospecifico" fatto di generico gironzolare per indefinite e mai circostanziate accuse. altro esempio: lei tuona di "micronotabilato". appero. ci faccia qualche esempio.
2018-08-20 13:48:39
basta smettere di considerare il piddì "di sinistra" e tutto diventa comprensibilissimo. il piddì NON E' DI SINISTRA. neanche di una sinistra roseè, "riformista", "moderata" che dir si voglia. se è vero che "nomina sunt consequentia rerum", si guardi appunto alle "rei" e non ai "nomina". il piddì-pds-ds, DA QUASI TRENT'ANNI IN QUA, ha SISTEMATICAMENTE distrutto ogni conquista sociale, economica, politica della "sinistra". e si badi: non dell'allora pci. della dc. possibile che nessuno nota il paradosso storico che il piddì-pds-ds ha sistematicamente distrutto tutto ciò che, in parlamento, senza la dc non sarebbe mai passato? statuto dei lavoratori, scala mobile, riforma delle pensioni del 69, riforma sanitaria del '78: in una parola, senza i voti della dc quelle leggi, ossia in breve il nostro "welfare state", non sarebbero mai passate. ergo: la dc ce le ha date, il piddì-ds-pds ce la ha tolte. CON QUALI MOTIVAZIONI? le più tipiche motivazioni liberiste: ossia, "di destra". argomento di attualità: la privatizzazioni. chi le ha avviate? tutti, dicesi tutti, i "padri nobili" di tale attuale sedicente "sinistra": monti, prodi, ciampi. con quali motivazioni? mettere a confronto, per dirne una sola, quelle della tatcher anni '80 con quelle dei suddetti "padri nobili". in più: IL PRECARIATO. tutto e solo opera della sedicente "sinistra". la legge 56/97, più famigerata col nome di "pacchetto treu" porta le firme di prodi, ciampi, d'alema, napolitano. per brevità, mi fermo qua e chiedo: egregio calise, li vogliamo affrontare questi temi? altrimenti, la " vista lucida, impietosa e ferocemente autocritica" cosa diavolo deve (auto)criticare? Davvero lei pensa che sia solo una questione di (cito) “comunicazione” e “disciplina”??? ai miei tempi, girava una battuta: "compagni, non facciamo la lista della lavandaia, parliamo di politica". ingenuo, la trovavo pure giusta. NO: FACCIAMOLA 'STA LISTA, PERCHE' LA SOMMA E' POLITICA. iniziamo da lei, calise: per dirne 1, una sola: il precariato, lo vuole sì o no? così com'è o lo vuole cambiare? e dove e come? ha niemnte da dire a prodi e amato per la loro sciaguratissima gestione delle privatizzazioni (sarebbe troppo comodo citare ORA le autostrade; le ricordo invece cirio, nuovo pignone, thyssen krupp)? sarebbe ora che lei, e quelli come lei, escano da questo solito trito e ritrito "vagospecifico" fatto di generico gironzolare per indefinite e mai circostanziate accuse. altro esempio: lei tuona di "micronotabilato". appero. ci faccia qualche esempio.
2018-08-20 13:12:27
oggi tutti questi esimi commentatori ci spiegano quello che il pd ha perso e perchè. purtroppo molti di loro fanno parte di quella stessa classe dirigente da cui oggi, pilatescamente, prendono attentamente le distanze. avete usato la democrazia interna al pd per silurare ogni cambiamento e ora lo fate ricadere sulle spalle di chi almeno ci ha provato? sono certa che la scarsissima democrazia interna di entrambe le formazioni al governo non consentirà lo stesso disastro e le conseguenze le pagheremo purtroppo tutti
2018-08-20 09:34:54
Quando alle elezioni questo fac simile di sinistra viene sconfitta in tutte quelle che erano le roccaforti storiche del PCI e, contestualmente, ottiene un risultato positivo unicamente nei quartieri "bene" di alcune grandi città non può darne la colpa a Salvini e Di Maio. Piuttosto quel che resta della sinistra italiana dovrebbe scaricare una volta e per sempre ricchi imprenditori dagli oscuri legami, opulenti borghesi improduttivi, nomenclatura dell'apparato burocratico statale, baronie universitarie e dell'informazione stampata, tutto quello che onotologicamente dovrebbe essere suo il nemico storico, ma che invece ne è stata la sanguisuga che l'ha portata al collasso. Francamente mi auguro il decesso della sinistra, soprattutto di questa sinistra; potrebbe essere un evento estremamente positivo per rimuovere definitivamente una malsana quanto inesistente supponenza di superiorità che i fatti hanno clamorosamente smentito.

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