Piano per il Sud, oggi la presentazione: strade e ferrovie, il governo punta sulle infrastrutture

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Nando Santonastaso
Nasce oggi a Gioia Tauro, simbolo riconosciuto delle occasioni finora perdute dal Mezzogiorno, il Piano straordinario per il Sud. Nasce in una location altrettanto simbolica, quella di una scuola (l'istituto di istruzione secondaria Severi), premiata proprio un anno fa dal Capo dello Stato perché vincitrice del Concorso nazionale «Mai più schiave» dedicato alle storie e alle riflessioni degli studenti su ogni forma di vecchie e nuove schiavitù. Nasce tra curiosità e scetticismo ma soprattutto con una forte dose di coraggio. Non solo perché, rispetto al passato, non mette sul piatto altre risorse: quelle che già esistono e che il ministro per il Sud, Peppe Provenzano, ha quantificato in 100 miliardi di euro (sommando i Fondi europei non ancora spesi e quelli del nuovo ciclo 2021-2027 al tesoretto quasi inutilizzato del Fondo sviluppo coesione e alla riserva del 34% della spesa ordinaria dei ministeri), devono bastare e soprattutto essere meglio utilizzate. Ma la vera ambizione del Piano, rimasto anche ieri blindato e capitato nel bel mezzo delle forti fibrillazioni della maggioranza sul nodo della prescrizione, è di ragionare sul futuro del Sud non più in termini di misure tampone per questa o quell'emergenza (l'elenco è da tempo sconfinato) ma in una visione di prospettiva. Dieci anni, questo l'arco temporale delineato, per guarire o avviare alla guarigione un malato pericolosamente cronico ma al cui interno si possono ancora scorgere importanti segnali di vitalità. Pochi, ma per fortuna tali da non cedere del tutto alla rassegnazione, alla fuga dei giovani, alla disoccupazione, alla criminalità.
 
 

Pochi ma decisivi anche gli asset, come si dice strategici, che disegnano il Piano, per quanto è stato finora possibile capire. Le infrastrutture materiali e immateriali, i giovani, le donne, l'innovazione, l'ambiente, le periferie e i piccoli Comuni in progressivo spopolamento. Provenzano e il premier Conte scenderanno solo stamane nei dettagli durante la conferenza stampa fissata per mezzogiorno. Ma alcune anticipazioni sembrano possibili, come pure appare sostanziale il contributo offerto al ministro dai tanti interlocutori incontrati in queste settimane, dai sindacati alle Sardine. Strettissimo in ogni caso il collegamento con le misure che fanno già parte della legge di Bilancio 2020, come quella che prevede la riprogrammazione dei fondi europei e dell'Fsc non ancora utilizzati, circa 3 miliardi di euro.

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Il miglioramento della rete dei trasporti figura al primo posto. Strade e ferrovie priorità assoluta, con modalità operative in gran parte già annunciate dal ministro De Micheli e i relativi impegni di spesa (Statale Jonica, ammodernamento della linea Salerno-Reggio Calabria, accelerazione per la Napoli-Bari e per i cantieri destinati ad arterie e tratte ferroviarie siciliane in condizioni disastrose). Ma le infrastrutture da potenziare al Sud per il governo sono anche quelle immateriali: Internet veloce e 5G devono spalmarsi su tutto il territorio meridionale, dove gli investimenti nelle nuove frontiere delle tlc restano claudicanti. Connessione senza se e senza ma, l'obiettivo è questo.

Per i primi sarebbe stato definito un particolare bonus che impedirebbe soprattutto ai laureati di fuggire al Nord per cercare un lavoro adeguato. Si tratterebbe di un incentivo di natura fiscale per le assunzioni che ricalcherebbe in parte il meccanismo della decontribuzione introdotto nel 2015 per gli under 35 senza lavoro. Analoga priorità per le giovani donne disoccupate, una delle novità più attese del Piano: sono loro, come dimostrato da un'infinità di indagini statistiche, a sopportare il peso maggiore di questa piaga. Di qui la decisione di annunciare una misura ad hoc che non dovrebbe preoccupare l'Ue e garantire opportunità di impiego anche in questo caso con meccanismi di premialità fiscali. Una novità assoluta per l'Italia. Sarebbe stata inoltre accolta la proposta delle Sardine di prevedere un Erasmus anche interno al Paese: giovani universitari del Sud, cioè, che possono studiare sei mesi al Nord e viceversa, dal Nord alle università meridionali.

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Sarà Invitalia a spendersi per diffondere il più possibile nel sistema delle imprese (e non solo) l'urgenza della trasformazione digitale come presupposto, a monte, della sopravvivenza e della crescita delle aziende. Contratti di sviluppo e altre misure ad hoc, già peraltro sperimentate in questi anni nel Mezzogiorno con un certo successo, verranno rese ancora più semplici e convenienti, con il sempre più stretto supporto del sistema delle università. Da capire se ci saranno provvedimenti specifici anche per i ricercatori del Sud: la sensazione è che questo e tanti altri aspetti per così dire più operativi, il governo rimanderà a interventi tecnico-legislativi altrettanto specifici.

Sarà Cassa Depositi Prestiti, se le anticipazioni saranno confermate, il nuovo, forte interlocutore delle pmi meridionali. Ai fondi già previsti in Bilancio per convincere le piccole e piccolissime imprese meridionali ad aggregarsi per diventare più competitive e puntare a mercati non soltanto domestici e nazionali, si aggiungeranno nuove opportunità per favorire gli investimenti. La Cassa è decisamente più presente del passato anche nel Sud, la disponibilità di risorse su obiettivi strategici non sembra un ostacolo, come sanno del resto già mote amministrazioni locali.
 

Rivitalizzare i piccoli centri è un obiettivo chiarato del Piano. Già nella legge di Bilancio 2020 sono state appostate risorse per i Comuni a rischio di spopolamento ma l'obiettivo del governo è di tornare a investire su queste realtà a pieno titolo per ricostruire la loro attrattività anche in termini di inclusione sociale e di conseguenza impedire la fuga dei giovani. Per farlo si guarderà soprattutto alle modalità della spesa in un nuovo rapporto tra centro (governo) e periferie (Regioni e Comuni, appunto). Una sorta di controllo anche se la parola può sembrare penalizzante per i destinatari, con l'ottica di spendere bene e subito i soldi disponibili. Un criterio che il governo attraverso il Piano estenderà a tutte le forme di utilizzo del denaro pubblico.  © RIPRODUZIONE RISERVATA