Conviene fare politica? Da Renzi a Salvini, chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso di più

Martedì 23 Febbraio 2021 di Domenico Zurlo
Fare politica conviene alle tasche? Da Renzi a Di Maio e Salvini, chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso

La politica conviene alle tasche di chi la fa? Dipende, perché c’è chi ne guadagna e chi finisce per perderne, sebbene i primi siano molto più dei secondi. La trasmissione Le Iene ha indagato sul “redditometro” dei politici nostrani, e ha acceso i riflettori su un aspetto: quanto guadagnavano prima di entrare in Parlamento, e quanto guadagnano oggi? E ancora, ci hanno guadagnato o ci hanno perso? E la risposta è decisamente interessante.

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Nell’inchiesta a opera di Andrea Occhipinti e Filippo Roma - che andrà in onda questa sera, ma di cui Leggo ha potuto visionare i numeri - emergono informazioni interessanti, soprattutto su nomi forti della politica, da Luigi Di Maio a Matteo Salvini, da Matteo Renzi all’ormai celebre Lello Ciampolillo. Il calcolo è semplice: vengono presi in considerazione il reddito imponibile dell’anno precedente all’entrata in Parlamento, rivalutato sulla base dei parametri Istat, e confrontato con il reddito imponibile del 2019. 

Chi ci ha guadagnato

In testa alla classifica di chi ci ha guadagnato c’è proprio Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze ed ex presidente del Consiglio: nel suo caso il reddito preso in esame è quello del 2013 (Renzi diventò premier nel 2014, ma non era in Parlamento), e all’epoca l’attuale leader di Italia viva dichiarava un reddito imponibile di 98.961 (che rivalutato diventano 101.533 euro). Un’inezia a confronto dei 1.037.851 euro dichiarati invece nel 2019, che lo portano dunque ad un guadagno di ben 936.318 euro, quasi un milione nel giro di 6 anni. 

La piazza d’onore va invece alla senatrice leghista, e avvocato, Giulia Bongiorno, che diversi anni fa era salita agli onori delle cronache per aver difeso Giulio Andreotti nel suo processo per mafia. Nel 2005, prima di entrare in Parlamento per la prima volta, il suo reddito era 173.534 euro (che ricalcolato diventa di 210.496 euro): nel 2019 schizza invece a 817.672, ben 607.176 euro in più. Ma negli anni precedenti le era andata anche meglio: oltre 2,8 milioni di reddito nel 2017, oltre 2,4 milioni nel 2018.

Sul gradino più basso del podio sale invece un senatore del Pd, Andrea Marcucci, imprenditore del settore farmaceutico, che nel 1991 dichiarava (in lire) circa 161 milioni, pari a 83.192 euro, che con la rivalutazione diventano 154.322. Nel 2019 il suo reddito imponibile ammonta invece a 509.232 euro, con un’impennata di ben 354.910 euro: poca roba rispetto ai numeri di Renzi e Bongiorno, ma certamente non spiccioli. Ma è anche vero che essendo passati così tanti anni potrebbero essere intervenuti diversi fattori. 

Chi ci ha perso

Non c’è ovviamente solo chi ci ha guadagnato, ma anche chi ci ha perso. E nel caso di Paolo Zangrillo, fratello del più famoso Alberto (medico di Berlusconi e di cui si è parlato molto in tempi di Covid), i numeri sono importanti: entrato in Parlamento nel 2018, l’anno precedente dichiarava 807.874 euro (820.799 con la rivalutazione), crollati nel 2019 ad appena 98.471, una caduta di 722.328 euro. Non scherzano nemmeno Vittorio Sgarbi (che dal 1991 ad oggi dichiara 663.036 euro in meno) e l’ex presentatore tv Gianluigi Paragone (321.734 euro in meno). 

I volti più noti

Poi ci sono i volti noti. L’ex premier Giuseppe Conte ci perde e passa dai 370.314 euro (rivalutati 376.239) del 2017 ai 158.474 euro del 2019, con un calo di 217.765 euro. Tra coloro che ci perdono ci sono anche i neoministri Renato Brunetta (190.291 euro nel 2019, un calo di 76.835 euro rispetto al 2007) e Dario Franceschini (78.545 euro nel 2019, un calo di 156.751 rispetto al 2000). 

Tra chi ci ha guadagnato spuntano poi la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati (+187.956 euro), la senatrice Daniela Santanché (+175.898 euro), la ex ministra Teresa Bellanova (+98.045 euro). E il leader della Lega Matteo Salvini: nel 2007 il suo reddito era di 63.003 euro (73.713 rivalutati), nel 2019 sale a 89.381 euro, quasi 16mila in più. Il senatore Maurizio Gasparri, che passa dai 67.714 euro del 1991 ai 130.911 del 2019, una crescita di oltre 63mila euro. 

E ancora, la discussa deputata ex grillina Sara Cunial, che nel 2017 dichiarava 0 euro di reddito imponibile, e nel 2019 passa invece a ben 92.728 euro. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, anch’egli con reddito zero nel 2012, nel 2019 dichiara 98.471 euro (ai quali bisogna però togliere 24mila euro di restituzioni). Restando ai 5 stelle il presidente della Camera Roberto Fico, anche lui a reddito zero nel 2012, nel 2019 arriva a 98.471 euro (-32.395 di restituzioni), una crescita di 66.076 euro). L’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, 7.731 di reddito imponibile nel 2017, 95.075 euro nel 2019, una crescita di 63.221 euro al netto dei 24mila euro restituiti. 

L’attuale ministro della Salute Roberto Speranza, entrato in Parlamento con 35.995 euro di reddito (37.617 con la rivalutazione) nel 2012 e che nel 2019 ne dichiara 80.542 (+42.925). Ci ha guadagnato anche Gregorio De Falco, l’uomo del “torni a bordo, cazzo!” urlato al comandante Schettino durante il naufragio della Costa Concordia: nel 2017 il suo reddito era di 61.381 euro (rivalutati 62.363), due anni dopo sale a 92.214 euro. Stesso discorso per l’ex ministro Danilo Toninelli, 46.996 di reddito nel 2012, 95.059 nel 2019, una salita di 21.235 euro (al netto del ricalcolo e delle restituzioni).

Infine il mitico Lello Ciampolillo, ex M5S ora al gruppo misto: nel 2012 il suo reddito imponibile era di 18.950 euro (19.859 rivalutato), nel 2018 schizza a 87.989 euro, cioè 68.130 euro in più.

Ultimo aggiornamento: 15:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA