GIORGIA MELONI

Quirinale, tra Cartabia e Finocchiaro caccia al nome condiviso. Berlusconi, cena con Casellati

Giovedì 23 Dicembre 2021 di Mario Ajello
Quirinale, tra Cartabia e Finocchiaro caccia al nome condiviso. Berlusconi, cena con Casellati

Se non Draghi, visto il fuoco da cui è stato subissato, chi al Colle? Il nome unitario per il Quirinale della coalizione di governo, mista destra-sinistra, ancora non c’è. Anche se, a sinistra piacerebbe che la destra convergesse su Finocchiaro, carta Pd ancora coperta ma esistente e potenzialmente non sgradita dall’altra parte. E da destra l’ipotesi Cartabia, se si ferma la corsa di Berlusconi, si pensa potrebbe piacere in partibus infidelium. E forse la trasversalità parla al femminile.

Ma a Berlusconi per ora piace solo Silvio. E oggi al Quirinaletto - la sua Villa Grande dove si riuniranno i leader del centrodestra - il suo nome sarà uber alles. A spingere per il Cavaliere è soprattutto Forza Italia, con Salvini meno convinto ma goloso all’idea di togliere dal campo Silvio e ereditare un pezzo del partito azzurro per prendersi il primato della coalizione alle elezioni e andarci lui e non la Meloni a Palazzo Chigi. FdI non disdegna affatto le ipotesi Cartabia (si è rivelata politicissima alla festa di Atreju) e Pera. Il Cavaliere è convinto che la caccia al peone che vota Silvio porterà frutti, intanto però si gode l’insuccesso - ma la corsa è molto lunga - della sortita del premier e pensa con i suoi solo a quota 505: quella da raggiungere alla quarta votazione, quando Berlusconi sarà in campo ammesso che avrà trovato i consensi per farlo sentire sicuro. 

 

Il no a Draghi e il sì a Silvio dipende da questi calcoli: il centrodestra parte da 451 voti e ne deve aggiungere una cinquantina tra Gruppo Misto, centristi vari (ma Renzi nicchia e svicola sul nome di Silvio e potrebbe diventare lui il king maker di Draghi) e magari grillini. Però c’è chi dalle Camere lo avverte: «Caro Presidente, ci possono essere molti franchi tiratori nella Lega e in Fdi». Ma Silvio non demorde e tra i suoi circola questa idea: facciamo riconoscere i nostri voti. Ovvero: FI deve scrivere sulla schede «Silvio Berlusconi», FdI «Berlusconi Silvio», i centristi «S. Berlusconi», la Lega solo «Berlusconi». In ogni caso, il centrodestra indicherà un nome unitario - se la candidatura del Cavaliere non cresce - da sottoporre poi agli altri. E questo potrebbe essere Pera o Cartabia o Amato o Violante (a destra da ex magistrato che critica i magistrati è figura di sinistra che potrebbe essere gradita) o la Casellati. Dalla quale, a Palazzo Giustiniani, ieri sera il Cavaliere è andato (ma non è la prima volta) a cena accompagnato anche da Tajani.

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La Casellati sarebbe la più adatta, se dovesse andare al Colle, a nominare Berlusconi senatore a vita. Il centrosinistra è meno tranchant nel respingere la carta Draghi. Ed è nel Pd che Nonno Mario potrebbe trovare le sue chance quirinalizie. «Se fa altre mosse verso il Colle come possiamo dirgli di no?», dalle parti del Nazareno, convinti che poi M5S (con la promessa del no voto anticipato) seguirà. La carta Finocchiaro per il Pd sta diventando la carta donna che allarga il campo. Ma nel ballo dei nomi non c’è ancora quello capace di rappresentare tutti o quasi. 

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA