TotoQuirinale, da Draghi a Berlusconi e Cartabia: chi ha più chance (e tutti gli scenari possibili)

Giovedì 2 Dicembre 2021 di Alberto Gentili
TotoQuirinale, da Draghi a Berlusconi e Cartabia: chi ha più chance (e tutti gli scenari possibili)

Più si avvicina il momento della verità, il voto per l’elezione del nuovo capo dello Stato, più cresce l’allarme. «Perché», come sostiene chi è molto vicino a Mario Draghi, «se la maggioranza di unità nazionale si compatterà su un nome, la faccenda del Quirinale si svolgerà in modo ordinato e non si manderà in rovina il Paese. Se invece un pezzo di maggioranza eleggerà il nuovo Presidente contro l’altro pezzo della maggioranza, sarà il caos». Parole non molto distanti dal concetto espresso l’altro giorno dal segretario del Pd, Enrico Letta: «Se nel voto per il Colle si spacca la maggioranza di governo, finirà anche il governo».

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Insomma l’imperativo dei partiti è arrivare a metà gennaio, quando si apriranno le votazioni per il Quirinale, con un nome bipartisan individuato e gradito alla maggioranza che sostiene Mario Draghi. Ecco le ipotesi in campo.

MARIO DRAGHI

Il premier finora non si è sbottonato e non ha intenzione di farlo. Dunque non si chiamerà fuori dalla corsa, come gli chiedono praticamente tutti i leader per lasciarlo a palazzo Chigi almeno fino al 2023 in modo da completare il difficile lavoro del Recovery Plan, né si candiderà. «Perché non c’è mai stato un presidente eletto che si sia proposto...», chiosa una fonte istituzionale.

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Però Draghi è l’uomo attorno al quale si è saldata la maggioranza che sostiene il “governo di tutti”. E dunque la sua elezione al Quirinale è data come l’approdo di un percorso già tracciato. Con un problema ulteriore, però: il passaggio di Draghi da palazzo Chigi al Colle, molto probabilmente innescherebbe le elezioni anticipate. E non c’è parlamentare che vuole andare a casa prima del tempo, tanto più che la prossima legislatura vedrà la sforbiciata delle poltrone che passeranno dalle attuali 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato.

SERGIO MATTARELLA

Il capo dello Stato l’ha detto in tutti i modi che non intende essere rieletto. Mattarella ritiene infatti il bis una forzatura costituzionale e inoltre ha fatto sapere in più occasioni di considerarsi «vecchio», tant’è che ha già affittato un appartamento a Roma per sé e la figlia. Però molti segretari di partito ritengono che di fronte a una recrudescenza dell’epidemia e alla necessità di portare avanti il Recovery Plan grazie alla capacità e all’autorevolezza di Draghi, un appello bipartisan potrebbe spingere Mattarella a rivedere il suo non possum. Così si potrebbe ripetere la processione, già andata in scena nel 2013 per Giorgio Napolitano, con tutti i leader sul Colle a chiedere a Mattarella di restare. Da capire quale sarebbe la risposta, visto che il capo dello Stato chiede e pretende (riservatamente) alla politica di ritrovare la “dignità” di sapersi occupare del bene del Paese superando la conflittualità permanente, che è poi il “segno” del governo Draghi, e trovare un candidato condiviso. Che non sia lui...

PIER FERDINANDO CASINI

L’ex presidente della Camera è da tutti considerato uno dei candidati bipartisan. In effetti Casini è il politico più trasversale in campo. Dalla sua ha la capacità della scuola democristiana e la certezza (per i peones) che non scioglierebbe mai il Parlamento nella prossima primavera. Con un passato nel centrodestra e un presente vicino al centrosinistra, Casini potrebbe essere proposto da entrambi o da uno dei due schieramenti.

PAOLA SEVERINO

Si narra di una contrarietà di una parte del centrodestra verso Paola Severino, in quando “madre” della legge che portò all’espulsione di Silvio Berlusconi dal Parlamento dopo una condanna confermata in Cassazione. Ma in realtà la Severino quella legge dovette scriverla su richiesta di Mario Monti e non ne fu mai una strenua sostenitrice. In più, in questi tempi, si parla molto di rompere il tabù di “mai una donna” al vertici delle istituzioni e perciò l’avvocato romano che ha un profilo bipartisan è a tutti gli effetti in corsa.

MARTA CARTABIA

Anche la ministra della Giustizia è in campo, non fosse altro perché già in passato ha seguito le orme di Mattarella nella Corte costituzionale. Come la Severino può sfruttare il “fattore donna” e la grande capacità giuridica che in un posto come il Quirinale, dove in primis si difende la Costituzione, di certo aiuta. La Cartabia però non è amata dai 5Stelle che in Parlamento hanno ancora i gruppi più numerosi. La ragione: è garantista e soprattutto ha cancellato la riforma della prescrizione voluta dal suo predecessore, il grillino Bonafede.

 

GIULIANO AMATO

Da sempre Amato è una riserva della Repubblica. E potrebbe essere “buono” in questo giro, anche perché attualmente è giudice costituzionale in attesa di diventare presidente della Consulta. Inoltre Amato ha un elevato standing internazionale, avendo fatto più volte il premier. C’è chi dice che il suo problema principale sia l’età (83 anni), in realtà questo fattore potrebbe rivelarsi un “aiuto” per la candidatura al Quirinale: dopo due anni, nel 2023, Amato potrebbe dimettersi per lasciare il posto a Mario Draghi. La famosa “staffetta” evocata anche per Mattarella.

SILVIO BERLUSCONI

Non è un caso che sia in fondo alla lista dei papabili. Il leader di Forza Italia è l’unico che si sia esposto pubblicamente per ascendere al Quirinale. Di fatto è il solo candidato ufficiale. In suo favore Matteo Salvini ha promesso di lavorare, un po’ meno Giorgia Meloni che in più occasioni non ha nascosto le difficoltà: «E’ una questione di numeri, si vota a scrutinio segreto...». In più Berlusconi non avrà mai i voti del Pd e dei 5Stelle. Ma potrebbe avere quelli di Matteo Renzi. In uno scenario, però, che vedrebbe la spaccatura dell’unità nazionale e dunque il precipitare verso le elezioni anticipate. Cosa, si diceva, che non è gradita alla stragrande maggioranza dei grandi elettori.

Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 09:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA