ENRICO LETTA

Quirinale, a destra spunta Casellati. Si tratta ancora su Draghi, ma resta l’ipotesi Casini

Giovedì 27 Gennaio 2022
Quirinale, Salvini: «Sento Letta e conto di chiudere domani»

ROMA Ha promesso di votare oggi un nome e Matteo Salvini, al vertice serale del centrodestra, propone di nuovo quello della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. I leader del centrodestra si rivedranno però stamattina e, prima dell’inizio delle votazioni, scioglieranno le ultime riserve avendo valutato nella notte tutti i rischi che corre la candidatura della seconda carica dello Stato qualora non dovesse riuscire. L’idea sarebbe però quella di procedere ad oltranza con la Casellati qualora al primo tentativo di oggi riuscisse a raggiungere almeno 400 voti sui 452 che sulla carta ha il centrodestra. Salvini e Tajani mettono infatti in conto che potrebbero esserci franchi tiratori, ma sono convinti - soprattutto il leader della Lega - che potrebbero poi arrivare i voti che possano permettere di arrivare a quota 505. Il clima nel vertice non è stato dei migliori anche perché la candidatura di parte della Casellati potrebbe far saltare il governo, così come quella di Pera, Nordio e Moratti, gli altri nomi presi ieri sera in esamee così come fa capire il tweet del vicesegretario dem Provenzano.

Ieri è stata però anche la giornata della telefonata tra Mario Draghi e Silvio Berlusconi. Colloquio atteso e «andato molto bene», sostengono i più stretti collaboratori dell’ex premier, avvenuto nel momento di massimo stallo delle trattative e mentre alla Camera andava a vuoto il quarto tentativo. 
 

LA LINEA
 

Anche se ufficialmente si sostiene che si sarebbe trattato solo di un augurio di pronta guarigione formulato dal presidente del Consiglio, la conversazione potrebbe costituire a tutti gli effetti uno sblocco delle trattative che il leader della Lega sta avvolgendo in una coltre di fumo nel tentativo di evitare - insieme a Giuseppe Conte - il trasloco al Quirinale dell’attuale presidente del Consiglio. Salvini non può permettersi di imporre la scheda bianca o l’astensione. Prima del vertice serale la candidatura dell’ex ministro Franco Frattini, è stata selvaggiamente infilzata, e non solo dal centrosinistra, ma anche da FdI. Salvini, che ha rifiutato l’idea del “conclave” proposto da Letta perché altrimenti «non incontro i papabili», ha consultato l’agendina per tutta la giornata arrivando a mettere insieme, oltre al nome di Frattini, quello dell’ambasciatore Giampiero Massolo e del professore ed ex giudice costituzionale Sabino Cassese. 

Sul fronte opposto, al netto delle contorsioni del M5S, i nomi sui quali Letta tiene insieme il centrosinistra - Renzi compreso - corrispondono a quelli dell’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi, dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e dell’ex premier Giuliano Amato. Sullo sfondo, e soltanto perché ha più volte rifiutato l’ipotesi, quello di proporre un bis all’attuale Capo dello Stato. I 166 voti raccolti oggi alla Camera sul nome di Sergio Mattarella non sembrano in grado di mutare la decisione ribadita più volte dal presidente della Repubblica, ma rappresentano un segnale forte soprattutto per Conte che continua a fare sponda con Salvini nella ricerca di nomi in grado di evitare sia Draghi che il bis di Mattarella. 
 

 

Nel continuo consumarsi di candidati e possibili scenari falliscono tutti i “piani A” dei partiti e resta forse solo il “piano B” che tutti, o quasi, i partiti hanno nel cassetto: Draghi. Le alternative credibili restano sul tavolo, come quella di Casini, Cassese e Amato. Il nome di Casini piacerebbe al Pd e fino all’ultimo viene tenuto in campo da un fronte trasversale che va da Renzi a Franceschini: «Il nostro problema è chi possa ora proporlo, ma se Casini va in Aula passa», sostengono dentro Iv. Cassese, il professore su cui Salvini ha provato ad aprire una trattativa, ha contro i leghisti del Nord che lo accusano di essere «contro l’autonomia», dice Luca Zaia. Ma Cassese, che potrebbe essere votato da renziani e Dem, non piace neanche a Giuseppe Conte. I veti spingono tutti i leader a puntare almeno sul pareggio che alcuni pensano di poter raggiungere con una mossa del cavallo che porta a Mattarella tenendo Draghi come carta di riserva. Un percorso che però andrebbe costruito dalle forze politiche ma che sconta l’ingombrante figura dello stesso Draghi che potrebbe facilitare il nuovo “no grazie” di Mattarella.

 

 

Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA