MARIO DRAGHI

Quirinale, il toto nomi: da Draghi al Mattarella bis, punti di forza e di debolezza dei personaggi in lizza

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Mario Ajello
Quirinale, il toto nomi: da Draghi al Mattarella bis, punti di forza e di debolezza dei personaggi in lizza

Magnifici Otto. Sarà uno di questi, o qualche nome a sorpresa pronto a sbucare all’ultimo istante, nella Zona Cesarini che è la vera Zona Quirinale, a diventare il successore di Mattarella? Sempre ammesso che Sergio non succeda a se stesso. I partiti sono in alto mare, ma per ora la «quadra» - espressione politichese che sta a significare conclusione di un accordone - potrebbe trovarsi su uno dei papabili citati in questa pagina. Ognuno dei quali ha i suoi punti di forza che potrebbero proiettarlo nella poltrona più importante e le sue debolezze nel tragitto. Inutile dire: che vinca il migliore! Perché la storia insegna che al Quirinale si arriva tramite un gioco di incastri che spesso prescinde dalle qualità dei concorrenti. E però - per fortuna - la carica fa l’uomo o la donna che la assume: ovvero, una volta al Colle anche chi è poco conosciuto può sorprendere il Paese per la sua capacità di rappresentarlo e di fare gli interessi generali. La gara comincia oggi, e si spera non duri troppo.

 

Draghi: è una risorsa ma i partiti temono il voto

Perché sì: gioca a suo favore il fatto che una nazione decente non può rinunciare a una risorsa così. Se Draghi non va al Colle si rischia infatti non averlo più neanche a Palazzo Chigi. Il che sarebbe una pessima figura della politica agli occhi degli italiani e del mondo. 

Perché no: gioca a suo favore il fatto che una nazione decente non può rinunciare a una risorsa così. Se Draghi non va al Colle si rischia infatti non averlo più neanche a Palazzo Chigi. Il che sarebbe una pessima figura della politica agli occhi degli italiani e del mondo. 

 

Mattarella: la contrarietà al bis invocato da mezza Italia

Perché sì: il grido «bis, bis» ancora attraversa il Paese (dalla Scala a Palermo dove ora si trova il presidente). In caso di mega figuraccia da nessun accordo su nessuno, la processione dei partiti al grido «San Sergio, aiutaci tu!» non è affatto da escludere. 

Perché no: non vuole ma proprio non vuole. Ha detto il suo no 15 volte. Gli scatoloni del trasloco dal Colle infatti sono pronti. Lui considera un’«anomalia costituzionale» il secondo mandato. E Mattarella è un tipo che sui principi non transige. 

 

Casini: il centrista con caratura istituzionale

Perché sì: non è di nessuno ed è amico di tutti Pier. Questa è la sua forza. La trasversalità e la capacità di rassicurazione (con lui niente voto anticipato) appartengono al Dna casiniano. Potabile perfino tra i grillini e presso chi ha paura di tutte le altre scelte.

Perché no: il non essere di nessuno potrebbe anche risultare la sua debolezza. Non ha un partito alle spalle. E il centrodestra da cui proviene non stravede compattamente per lui. La sinistra personalmente ne ha stima, ma lo considera un apolide. 

 

Casellati: “falco” forzista, il fattore donna è un vantaggio

Perché sì: è la seconda carica dello Stato. Da Pertini a Scalfaro guidare le Camere s’è rivelato un buon viatico per il Quirinale. In più c’è il Fattore Donna e la determinazione con cui, sotto traccia ma neanche tanto, la Casellati sta mirando al colpo grosso. 

Perché no: a sinistra la considerano una berlusconiana tendenza falco (almeno in passato). Potrebbe nominare il Cav senatore a vita e ciò la rende invisa anche a parte di M5S. Non si escludono su di lei franchi tiratori anche nel centrodestra. 

 

Gentiloni: europeista doc però targato centrosinistra

Perché sì: Er Moviola, suo soprannome, ha chance. Marchio europeista doc, del Pd ma per nulla inviso a Forza Italia e stimato nel resto del centrodestra. La Lega potrebbe accettarlo così: lui al Colle e Giorgetti al suo posto come commissario europeo. 

Perché no: è pur sempre un’ autorevole figura di sinistra. E questo non va bene, nella fase in cui il vero scopo di Salvini e Meloni è portare al Colle - per la prima volta - un presidente che appartiene alla storia e alla cultura del centrodestra. 

 

Amato: standing alto, età e passato non lo aiutano

Perché sì: almeno sulla carta non è divisivo, ha uno standing alto - la Consulta, ex premier e via dicendo - e sette anni fa lo voleva sul Colle anche la destra berlusconiana. Con lui al Quirinale, Draghi difficilmente si dimetterebbe da Palazzo Chigi. 

Perché no: c’è sempre il Dottor Sottile, ma poi non ce la fa mai. L’effetto minestra riscaldata è deleterio. Piace a D’Alema e alla sinistra dem, ma è troppo poco. In più c’è l’età che non lo aiuta e il vecchio marchio craxiano anche se Craxi lo ripudiò. 

 

Frattini: non è divisivo ma da tempo fuori dal Palazzo

Perché sì: è quello che dispiace meno di tutti al Cavaliere. Ha un curriculum all’altezza da ex ministro degli Esteri e ora è presidente del Consiglio di Stato. È un tipo non divisivo. Con relazioni trasversali e capacità da politico di professione senza sembrarlo.

Perché no: ma Frattini come spunta? E di chi é? Se lo chiedono un po’ tutti i parlamentari in queste ore di vigilia. Il Palazzo, in maniera bipartisan, è poco rassicurato da un mezzo alieno o comunque da uno che da un bel po’ lo frequenta da lontano. 

 

Belloni: la diplomatica poco conosciuta dai parlamentari

Perché sì: donna, brava e presentabilissima. Elisabetta Belloni è una diplomatica iper-draghiana fuori dagli schemi. Solidi rapporti internazionali, ha guidato la Farnesina da segretario generale apprezzato da tutti. La sua forza è avere un potere che non esibisce. 

Perché no: sarebbe la prima volta che un presidente della Repubblica arriva dall’intelligence. Draghi l’ha messa alla guida dei Servizi e molti non considerano questo il miglior trampolino per il Colle. E poi è sconosciuta ai parlamentari. E a votare sono loro. 

Ultimo aggiornamento: 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA