Quota 100, Comuni nel caos: ripescati gli idonei 2011

Domenica 20 Ottobre 2019 di Marco Esposito
Le graduatorie dei concorsi del 2011 potranno scorrere anche nel 2020 mentre quelle del 2019 restano bloccate. Assurdo? Sì. Eppure è vero. La riapertura delle assunzioni nei Comuni - per effetto di Quota 100 e dello sblocco del turnover - renderà l'ipotesi di ultimi che diventano primi tutt'altro che remota. I posti che si sono liberati, secondo stime dell'Anci, sono 50mila ma capiterà che aspiranti impiegati comunali scarsini e ormai anche un po' anzianotti scavalcheranno giovani brillanti che hanno avuto la sfortuna di incappare nel cambio di regole.
 
Della contorta vicenda dei concorsi pubblici si occuperà il Senato, domani alle 14:30. In discussione c'è un emendamento al decreto sul lavoro e le crisi aziendali che va convertito in legge entro il 3 novembre. L'emendamento che si occupa di pubblici concorsi ha come prima firmataria la senatrice sannita dei Cinquestelle Sabrina Ricciardi ed è stato depositato già in tre versioni: quella originaria partita con sei firme, quella «corretta» e quella definita «testo 2» in cui i firmatari salgono a tredici. Nell'ultima versione, in sostanza si riaprono i termini delle graduatorie scadute (già dopo molte proroghe) lo scorso 30 settembre. Per esempio chi è risultato idoneo a un concorso nel 2011 (e che in origine aveva diritto a essere ripescato entro il 2014) torna in gioco fino al 31 marzo 2020 anche se dovrà superare un esamino per verificare che sia ancora idoneo. Chi invece il concorso lo ha fatto nel 2012 o nel 2013, non solo si vede riaprire la scadenza per un intero anno, ma non dovrà nemmeno fare l'esamino, previsto fino al 30 settembre scorso. I ripescaggi riguardano anche le graduatorie pubblicate tra il 2014 e il 2018, con scadenze graduate nel tempo. Invece chi ha partecipato a un concorso con graduatoria pubblicata nel 2019 finisce nella tagliola del cosiddetto «comma 361», una regoletta introdotta nella legge finanziaria approvata l'anno scorso in base alla quale le graduatorie dei concorsi pubblici «sono utilizzate esclusivamente per la copertura dei posti messi a concorso». Sparisce, cioè, la figura dell'idoneo e sparisce anche la possibilità di scorrimento. In pratica o si vince o è come se a quel concorso non si fosse mai partecipato.

Il sistema che la sovrapposizione di regole sta creando è talmente irrazionale che per provare a spiegarlo è necessario aiutarsi con esempi. Si immaginino due Comuni confinanti. Il primo ha fatto un concorso per dieci posti nel 2011 e dalla graduatoria sono risultati cento idonei (cioè cento partecipanti con punteggio minimo). I dieci migliori sono stati assunti e gli altri 90 sono rimasti in attesa, con il diritto a essere pescati per tre anni. Il secondo Comune qualche tempo dopo ha fatto un concorso analogo, sempre per dieci posti, pubblicando la graduatoria nel 2019 e assumendo i dieci migliori, con 90 esclusi. Adesso, con le uscite di Quota 100 e lo sblocco del turn over, entrambi i Comuni scoprono di dover assumere altre 45 persone. Il primo Comune potrà pescare dalla vecchia graduatoria del concorso del 2011. Il secondo Comune non potrà utilizzare il suo concorso del 2019 però potrà fare una convenzione con il Comune confinante e scorrere la vecchia graduatoria fino ad esaurire tutti gli idonei. Risultato: sarà assunto chi è arrivato centesimo nel 2011 e resterà a casa chi è arrivato undicesimo nel 2019.

Il presidente dell'Anci Antonio Decaro sta cercando di spiegare l'irrazionalità del sistema a Fabiana Dadone, ministro della Pubblica amministrazione, tuttavia sul tema la titolare del dicastero ha deciso di rimettersi alle scelte del Parlamento ed ecco perché c'è tanta attenzione sull'emendamento 6.0.3, scritto e riscritto ormai a ventisei mani.

Per i Comuni, inoltre, va ancora definito il sistema di turnover. I vecchi tetti sono stati superati dal secondo comma dell'articolo 33 del Decreto crescita pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso giugno. Ma ancora non ci sono i decreti attuativi. Il nuovo sistema dovrebbe definire, per ogni fascia demografica dei Comuni, un rapporto massimo tra spese per il personale e le entrate correnti (al netto degli accantonamenti per il Fondo crediti di dubbia esigibilità). In pratica sarà possibile, per gli enti con entrate cospicue, di superare anche il 100% di turnover, mentre nel Mezzogiorno, anche per il cattivo funzionamento del Fondo di solidarietà comunale, i vincoli saranno più stringenti. In base alla legge, chi non rispetta i parametri di spesa dovrà limitare il turnover al di sotto del 100% dal 2020 al 2025 in modo da raggiungere l'obiettivo di equilibrio, con la penale di un turnover obbligatorio al 30% per i Comuni che non avranno raggiunto l'equilibrio entro il 2025. Ultimo aggiornamento: 13:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA