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Raggi-Lombardi, divisioni tra i 5 stelle: «Virginia, i romani ti hanno cacciato»

Sabato 6 Agosto 2022 di Caris Vanghetti
Raggi-Lombardi, divisioni tra i 5 stelle: «Virginia, i romani ti hanno cacciato»

Riesplode la guerra tra le arcinemiche del Movimento 5 Stelle, l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi e, l’assessore alla Transizione Ecologica e Digitale della Regione Lazio Roberta Lombardi. Questa volta a dar fuoco alle polveri è stata la Raggi, la quale parlando delle alleanze con altri partiti tentate da Giuseppe Conte in vista delle prossime elezioni politiche, due giorni fa aveva scritto: «Si abbia il coraggio di chiudere anche con le pseudo alleanze di comodo in quei Comuni o in quelle Regioni laddove è evidente anche alla luce dei programmi che non c’è conciliabilità». Ma la ex prima cittadina della Capitale non si era fermata qui e aveva proseguito rincarando la dose: «Si prenda il caso di un tema come quello della transizione ecologica e dell’inceneritore, che a livello nazionale ha scosso l’anima ecologista del MoVimento 5 Stelle mentre in Regione Lazio pare non riuscire a smuovere neanche una foglia. Altrimenti ci troviamo di fronte alle solite chiacchiere elettorali».  

Parole che in casa pentastellata hanno avuto l’effetto del big bang, infatti i grillini non hanno votato la fiducia a presidente del Consiglio, innescando la fine dell’Esecutivo, proprio perché aveva messo nel decreto aiuti la norma per la costruzione del termovalorizzatore di Roma. Mentre nel Lazio dove Zingaretti e la Lombardi lavorano fianco a fianco al piano rifiuti, non è successo politicamente nulla. Troppo per l’assessore alla Transizione Ecologia di Zingaretti, che con la sua compagna di partito Raggi ha un conto in sospeso da anni, quando fu affiancata dal Movimento all’allora prima cittadina in una sorta di mini direttorio capitolino ma da cui si dimise in aperta polemica per la gestione di Roma. Una ruggine che era stata rinfocolata anche pochi mesi fa quando la ex sindaca aveva lanciato una raccolta di firme tra i 5 stelle per bloccare l’inceneritore del Lazio, scatenando le ire della Lombardi che aveva tuonato dicendo che si trattava di «un’iniziativa non concordata» e aggiungendo che «c’è chi vuole essere ricordato per il No e basta e c’è chi lavora per il Sì al futuro», con un chiaro riferimento alla Raggi.

Ieri, la nuova stoccata della prima capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, alla ex sindaca alla quale ha prima ricordato che «rispettare il mandato elettorale significa anche saper creare le condizioni, quando non si hanno i numeri necessari, per poter realizzare il programma per il quale i cittadini ci hanno votato». Poi la Lombardi, su Raggi, ha sottolineando come «sono i risultati raggiunti che parlano del nostro operato e per i quali saremo giudicati alle urne. Perché in fin dei conti si può anche governare Roma per cinque anni e mezzo avendo la maggioranza ma se alla fine del mandato i cittadini ti mandano a casa, senza nemmeno farti arrivare al ballottaggio, allora è il caso di farsi una domanda». E già così ce ne sarebbe stato abbastanza per chiudere un confronto già ruvido. Ma l’assessore di Zingaretti ha continuato rispondendo indirettamente alla Raggi, la quale parlando delle modalità seguite da Conte per decidere le candidature alle prossime politiche aveva enfatizzato «le liste si fanno alla luce del sole e devono essere aperte a tutti». L’invito di Lombardi è a «non lanciare proclami dal pulpito, tra l’altro con una doppia morale sulle candidature e sul processo partecipativo dal basso dopo aver riempito in buona parte le liste dei municipi (di Roma n.d.r.) con dei propri nominati». Fin qui potrebbe essere una bega interna tra due big pentastellate che non si sono mai amate e che ora cercano di contendersi la claudicante leadership del partito guidato da Conte. 

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Se non fosse che, sempre ieri, l’ex premier pentastellato in un’intervista ha detto «quello che si decide a Roma, vale per le altre città. Mi dispiace per Nicola Zingaretti, ma ultimamente l’ho visto infatuato da Calenda», come a dire che l’alleanza nel Lazio è a rischio. Per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare il 26 settembre, quando si chiuderanno le urne delle elezioni politiche e si saprà se il governatore del Lazio che corre per un seggio in Parlamento sarà eletto. A quel punto Zingaretti dovrà decidere se dare le dimissioni da presidente della Giunta regionale aprendo la strada alle consultazioni regionali nel Lazio. In tale caso, se fosse per la Lombardi i 5 stelle dovrebbero correre nuovamente con il Pd, mentre se prevalesse la linea della Raggi si dovrebbe «andare da soli».

Ultimo aggiornamento: 17:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA