Rai, l'ira dei Cinquestelle: no al patto con Berlusconi

Martedì 18 Settembre 2018 di Mario Ajello

È impazzita la maionese o, come lo chiama qualcuno dentro e fuori da Viale Mazzini, è il «gioco delle verginelle»? Le verginelle sarebbero i 5Stelle che vorrebbero che Marcello Foa passasse come presidente della Rai, ma senza un accordo esplicito con Forza Italia e senza garanzie di alcun tipo per Berlusconi. Perciò di fronte alla trattativa cominciata nella cena di Arcore tra Salvini e il Cavaliere, che a dispetto di certi ottimismi non si è conclusa affatto («Adesso vedremo se il centrodestra troverà la quadra su tante questioni», dice uno dei partecipanti, Giorgetti, quello a cui si è rivolto la Meloni per dire: «Non potete escludermi»), nell'entourage di Di Maio si fa sfoggio di purezza per rassicurare la pancia grillina: «Berlusconi non metterà mai le mani sulla Rai».
 
E ancora, per evitare che M5S tendenza Fico spari a pallettoni, mentre Dibba l'invettivista è sempre stato allineato e coperto su Di Maio dalla parte di Foa: «Basta perdite di tempo - è lo sfogo che viene dalle stanze del vicepremier M5S - e se salta Foa ce ne faremo una ragione». Le verginelle riusciranno nell'intento di apparire tali agli occhi del proprio popolo che considera Berlusconi il Male Assoluto? Molti scommettono che alla fine Foa ce la farà. Lui mantiene la sua tranquillità, come sempre in tutte questa lunga buriana politica che personalmente sembra non riguardarlo. E il suo assillo - come dice agli amici - è che la Rai superi questa fase d'incertezza e diventi pienamente operativa.

I problemi sul percorso sono tanti. Oggi dovrebbe tenersi un nuovo vertice, in cui - visto che di centrodestra da riunificare si parla, e il caso Foa viene fatto rientrare in un accordo più generale comprensivo per esempio del dossier elezioni regionali - anche Giorgia Meloni parteciperà. La quale al momento dice con qualche ragione: «Ma se c'è accordo sul centrodestra, che accordo è senza di noi che del centrodestra siamo parte integrante?».

Fibrillano i Fratelli d'Italia, fibrillano i grillini, e si dicono pronti a puntare su un altro cavallo, fibrillano i forzisti quasi più di tutti gli altri. Nel partito azzurro il mood è assai agitato. C'è chi ragiona così: «Salvini ha voluto fare il furbo. Prima chiede agli amici grillini di far sparare Crimi sui tetti pubblicitari, così da spaventare Berlusconi, poi va dalla D'Urso ad allisciarsi Silvio e dopo arriva ad Arcore a dire al padrone di casa: ti garantisco che nessuno ti toccherà, intanto dammi Foa e poi parleremo del resto. Solo chiacchiere e convenevoli, senza mettere nulla nero su bianco». Se Berlusconi avesse ceduto sulla base di questo, da Letta a Tajani si sarebbe di nuovo scatenato l'inferno. Mentre c'è chi, come Andrea Ruggeri, pezzo forte del partito azzurro in Vigilanza, osserva: «La cosa bizzarra è che una poltrona di peso marginale, qual è quella del presidente Rai, diventa il caso politico per eccellenza, più della lotta alle tasse eccessive, che gli italiani pagano in cambio di niente».

Quindi? Un coro in Forza Italia: «Di Salvini non ci fidiamo. A meno che non si metta tutto per iscritto». Giorgio Mulé, a sua volta azzurro molto combattivo in Vigilanza, alla vigilia della convocazione - per domani - della commissione conia questa immagine: «Ci dev'essere tra noi, Salvini e la Meloni un'armonia perfetta e codificata sulle regionali e sul resto. Un'armonia come quella dell'attacco della Quinta di Beethoven. Foa non può essere una distonia, altrimenti l'accordo diventa cacofonico». Il paradosso è che Forza Italia e parte dei grillini, quelli più insofferenti per la strapotenza di Salvini e che Di Maio è costretto a rassicurare, sono uniti, nella divisione assoluta, nel non voler dare via libera a Foa senza rassicurazioni. Ognuno le sue.

Intanto Foa non sta ricevendo telefonate da parte di Berlusconi o di Salvini o di altri impegnati nella soluzione politica del rompicapo del Settimo Piano. A Viale Mazzini, ma anche a Montecitorio e negli altri Palazzi che contano, c'è chi fa notare di fronte ai paletti che stanno mettendo i 5Stelle: «Dicono mai con Berlusconi. Però il patto con Berlusconi, per eleggere Fico alla presidenza della Camera, lo hanno fatto. E la berlusconiana Alberti Casellati guida il Senato soprattutto grazie ai grillini». Dunque, le «verginelle» - che insistono: «Il piano Crimi sui tetti pubblicitari per Mediaset andrà avanti» - tanto verginelle non appaiono.

Domani Fi in Vigilanza potrebbe astenersi - sulla risoluzione che invita il Cda a pronunciarsi su Foa - consentendo così ai consiglieri Rai di ripresentarlo. E a quel punto la palla ripassa alla Vigilanza che, in presenza di un accordo politico nel centrodestra definito, vota l'uomo indicato da Salvini. Ma finora ha stravinto l'indefinitezza.

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