GIUSEPPE CONTE

Conte a Salini: brava Rai. Ma il vero nodo politico è la spartizione degli spot

Domenica 28 Giugno 2020 di Mario Ajello
Conte a Salini: brava Rai. Ma il vero nodo politico è la spartizione degli spot

Fabrizio Salini, l'ad della Rai, si sente più forte. E questa sua convinzione si deve anche al successo con cui - lungo l'asse Di Maio-Franceschini - è riuscito dopo tanti veti e contro veti a comporre il puzzle delle ultime nomine alla guida delle reti e dei tiggì. E così, il numero uno di Viale Mazzini si è recato a Palazzo Chigi, per un faccia a faccia con il premier Conte. S'è trattato di un rendez vous, che compensa il fatto che i vertici della Rai, tra gli esponenti dell'Italia produttiva che hanno partecipato agli Stati Generali, non era tra questi. Quindi Conte e Salini si sono visti direttamente. Il premier ha detto all'ad: «La Rai sta andando bene così. Siete stati bravi durante l'emergenza Covid». Ma appena si spargono le indiscrezioni su questo elogio, il Pd comincia ad arrabbiarsi.

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L'incontro doveva trasmettere il messaggio di una rassicurazione sulla Rai: è in buone mani e, nonostante la grave perdita della campionessa d'incassi - Tinny Andretta che ha guidato la fiction ma ora è passata a Netflix - si avvia con più stabilità ad affrontare le nuove sfide. E però, il quadro che doveva essere idilliaco si è frantumato appena il faccia a faccia è finito nel tritacarne mediatico. Il Pd all'attacco: «Salini ha chiesto a Conte il prolungamento del suo mandato». Che scade tra un anno, nel luglio 2021. Ma i dem - a riprova che Zingaretti avrebbe voluto di più per il suo partito nell'ultima spartizione delle poltrone e che mira a fare l'en plein nella lottizzazione delle vicedirezioni dei tiggì che si sta preparando - non vogliono sentire parlare di prolungamento per Salini. «La sua è una gestione fallimentare sia dal punto di vista aziendale sia da quello del pluralismo che non c'è», dice il vice presidente dei deputati dem, Nicola Bordo. E ancora dal Nazareno: «Salini è stato messo a capo di Viale Mazzini al tempo del governo giallo-verde e tutt'ora l'informazione della Rai è a trazione sovranista».

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Contro l'attacco Pd, mai esplicitamente come stavolta M5S - che sente suo l'ad - reagisce. Con Emilio Carelli, ex vicedirettore di Sky: «Salini non ha chiesto il prolungamento del mandato. Inauditi gli attacchi del Pd. L'ad sta lavorando benissimo. Ma forse a qualcuno non fa piacere che Salini non accetti le pressioni dei partiti». Mai uno scontro così alla luce del sole - dietro le quinte invece è una battaglia continua tra Pd e M5S per accaparrarsi spazi di potere - tra i due partner del governo. Ma sull'incontro Conte-Salini anche il renziano Anzaldi, il berlusconiano Giorgio Mulè e altri chiedono lumi: «Che cosa si sono detti? Davvero Salini si è fatto assicurare dal premier il prolungamento del mandato?».
 


Polemiche, scontri, garbugli. La Rai dice che no, non si è parlato di prolongé. I due si sarebbero confrontati sul canone, sulle risorse economiche, sui tagli e sui risparmi che la Rai sta affrontando per sintonizzarsi anche sulla fase post-Covid, e in generale sulla riorganizzazione aziendale. Intorno a questo incontro però continuano ad aleggiare diverse ipotesi, legate al più generale assetto degli equilibri nel campo delle telecomunicazioni. Dove c'è da ridisegnare il mercato della pubblicità. E la diminuzione di pubblicità alla Rai, per allargare la torta anche agli altri operatori in una fase difficile, significa anche più pubblicità a Mediaset. Che è ciò a cui Berlusconi aspira e si sa, qui il discorso si fa politico ma la tivvù è politica in senso assoluto, quanto potrebbe essere preziosa una mano da parte di Forza in Senato al governo, visti i numeri della maggioranza così esigui e sempre a rischio. Ma resta il problema che per M5S una convivenza anche mascherata con il partito azzurro continua ad essere un tabù insuperabile.

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Ma la partita, come ben sanno Conte e Salini e come non hanno potuto non tenerne conto nel loro colloquio, non è soltanto tra Rai e Mediaset. C'è il terzo player che è Sky e scalpita sul piano pubblicitario, per non dire di La7. E parallelamente ci sono gli appetiti sulla pubblicità dei colossi internazionali, da Amazon Prime a Netflix che - come dimostra il trasloco della Andreatta - sono sempre più interessati al mercato italiano. Forse tra i vari temi s'è parlato del successore (chi sarà?) della Andreatta alla fiction, settore con budget stratosferico. E magari è vero che non s'è parlato del prolungamento di Salini ma di certo c'è che M5S se lo vuole tenere più stretto che mai e lo stesso Di Maio - quando pareva che a Netflix dovesse andare lui e non Tinny - fece il diavolo a quattro: «Ma non esiste proprio!».
 

Ultimo aggiornamento: 13:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA