Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

GIORGIA MELONI

In Rai si attende il ribaltone e a Saxa Rubra tutti dicono: «Io sono amico di Giorgia»

Sabato 30 Luglio 2022 di Mario Ajello
In Rai si attende il ribaltone e a Saxa Rubra tutti dicono: «Io sono amico di Giorgia»

Il 10 agosto, 45 giorni prima del voto, scatta la par condicio. Il che, per una campagna elettorale senza soldi e brevissima, è questione importante perché sarà tutta o quasi giocata in tivvù, specie da fine agosto in poi perché adesso si sta più sotto l’ombrellone che davanti allo schermo. In Rai il clima è naturalmente di grande preoccupazione sia per la gestione della fase pre-elettorale sia, soprattutto, per ciò che avverrà dopo: ovvero il ribaltone tra Mazzini e Saxa se dovesse vincere o addirittura stravincere il centrodestra.

«Io sono amico di Giorgia», è il refrain che si sente nelle cittadelle Rai, tra dirigenti e giornalisti, propedeutico ad andare in soccorso della eventuale vincitrice. Intanto, oltre all’ad Fuortes, che resta il simbolo della stagione draghiana, a maneggiare politicamente questa delicata fase elettorale sono due figure di provata esperienza: Monica Maggioni, direttrice del Tg1, con buoni rapporti con tutti anche con il centrodestra (nel 2015 eletta presidente Rai con i voti di Forza Italia) e Antonio Di Bella che da titolare degli Approfondimenti informativi sovrintende ai talk show ed è un tipo non contundente, anzi trasversale e accomodante.

Il tipo giusto per una fase così confusa. La sua decisione di affidare alcuni speciali elettorali a Bruno Vespa sta provocando a Saxa Rubra qualche gelosia e c’è chi teme di cedere quota di visibilità, in una fase di alta esposizione mediatica come la campagna elettorale, al titolare di Porta a Porta. 

Ma è soprattutto quello che accadrà dopo il 25 settembre che appassiona il piccolo grande mondo Rai. L’ad Fuortes scadrà tra un anno, ma tutti scommettono che sarà cambiato prima in caso di vittoria del centrodestra che in questo cda si sente sotto-rappresentata: potendo contare solo sul leghista Di Biasio e Simona Agnes in quota Forza Italia. E FdI? Come si sa è stata estromessa dal consiglio, soprattutto ad opera della Lega (con somma arrabbiatura di Giorgia contro Matteo).

Ora dalle parti di FdI si parla chiaro: o Fuortes dopo il voto riequilibra tutto, capisce che la situazione è cambiata e che la sinistra va ridimensionata e assai, oppure è Fuortes che verrà cambiato. C’è chi telefona a Gianpaolo Rossi, ex rappresentante FdI in cda, professionista che sa tutto di tivvù, uomo forte dell’azienda quando la guidava Salini e figura vicinissima alla Meloni, e lo saluta così: «Parlo con il nuovo ad della Rai?». Lui sorride e non abbocca. La stessa scenetta capita con Gennaro Sangiuliano: dal direttore del Tg2 (domani intervista Salvini alla festa della Lega a Cervia) a nuovo numero uno del Settimo Piano? O magari andrà a dirigere il Tg1, potendo contare su estimatori anche fuori dalla cultura politica da cui proviene. Intanto il Tg1 è già in fase di riequilibrio a destra.

Dal Tg2 è arrivato Francesco Primozich, vicino alla Lega, come vicedirettore. E da settembre Iman Sabbah sarà caporedattrice con delega al politico. È specializzata sul Medio Oriente e dicono che non dispiaccia alla destra. E comunque, dal direttore di Rainews, Paolo Petrecca, a tanti altri, la futura Rai non di sinistra ha già buone basi su cui poggiare. Il resto lo farà il gran riciclo - «Mio nonno? Era monarchico!», «Mia suocera? Era amica di Almirante!» - che va in scena quando cambiano i padroni del vapore.  

È comunque il momento delle ansie, delle paure, delle aspirazioni. Del tipo: sono finito/a ora che arriva TeleGiorgia? O rinasco e finalmente tocca a me? Ovviamente, come in Rai sanno tutti, il riposizionamento deve essere prudente perché c’è sempre la possibilità della sorpresa: e se poi non vince Giorgia? O se vince ma di poco? Molto ambita la poltrona di presidente di garanzia e nell’inner circle meloniano arrivano auto-candidature: io ero di sinistra ma sono pentito, non sarei la persona giusta come figura di equilibrio a cavallo di Viale Mazzini? La solita Italia e la solita Mamma Rai. Dove il vero capo azienda, cioè l’ad, potrebbe cambiare tra novembre e dicembre, a meno che il grande cambiamento politico a dispetto delle previsioni non ci sarà, almeno nelle proporzioni previste, e a quel punto la paventata o sperata discontinuità si complicherebbe. 

Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA