La Ue all’Italia: «Aiutate il Sud», dal maxi-fondo spinta di 70 miliardi

Venerdì 24 Luglio 2020 di Antonio Pollio Salimbeni
La Ue all’Italia: «Aiutate il Sud»
Dal maxi-fondo spinta di 70 miliardi

Difficile dire al momento quanto del maxi fondo Ue destinato all’Italia verrà destinato allo sviluppo del Sud. Anche perchè la scelta è demandata al governo. Se venisse però rispettata la clausola applicata per i fondi nazionali (34), dei 209 miliardi destinati al Bel Paese, almeno 70 dovrebbero finire al Mezzogiorno. Si vedrà ovviamente come e in che misura verranno spesi questi denari; di certo la Ue ha indicato la direzione di marcia, invitando tutti i partner a supportare le aree meno sviluppate, colmando squilibri, incrementando l’occupazione, sviluppando le infrastrutture, materiali e non. E a farlo nel rispetto dei tempi indicati dal Recovery Fund.

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Sul piano più generale, su un totale di 1,8 miliardi costituito dalla somma del bilancio Ue 2021-2027 (1,1 miliardi) e Next Generation Eu, 1,1 miliardi saranno destinati ai fondi di coesione, alla «finestra» del nuovo fondo per la ripresa e la resilienza, a RescEu (calamità naturali comprese le crisi sanitarie) e al programma sanitario per recuperare la «sovranità» sanitaria in un settore che con la pandemia si è rivelato particolarmente vulnerabilità agli eventi estremi. Next Generation è il nuovo strumento anticrisi che vale 750 miliardi da raccogliere sul mercato grazie alla più grande emissione obbligazionaria comune mai concepita nella storia europea.
 


È questa una impostazione che riflette sia le urgenze di breve periodo per uscire dalla crisi economica che quelle di un periodo medio-lungo. Le due «teste» della risposta finanziaria europea hanno un calendario diverso: Next Generation, per sostenere investimenti e riforme, durerà fino al 2023, il bilancio Ue dura 7 anni. Politica di coesione e politica agricola comune costituiscono da sempre le due voci più importanti del bilancio: nell’accordo raggiunto dal Consiglio europeo, la voce coesione vale 330,2 miliardi, pari al 30,7% dell’intero bilancio. Nel periodo 2014-2020 la dotazione per la coesione è stata di 373,2 miliardi (34,1% del totale del bilancio calibrato su 27 stati membri e non su 28 per rendere confrontabili le cifre). L’Italia è uno dei pochi Stati per i quali le risorse per la politica di coesione auentano da 36,2 a poco oltre 38 miliardi.

 

 

Nell’accordo dei capi di stato e di governo viene indicato esplicitamente che «l’obiettivo principale della politica di coesione è sviluppare e proseguire l’azione intesa a realizzare il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale, contribuendo a ridurre le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e l’arretratezza delle regioni meno favorite». Non solo: «La politica di coesione avrà un ruolo sempre più importante di sostegno al processo di riforma economica in corso negli Stati membri, rafforzando il legame con il semestre europeo». Di conseguenza, Commissione e governi dovranno tenere conto «delle pertinenti raccomandazioni specifiche per paese»: questi ultimi per definire politiche economiche, di bilancio e progetti per usare i fondi europei, la prima per valutarli. In questo ambito è stato concordato che la Commissione può «proporre al Consiglio di sospendere integralmente o in parte gli impegni o i pagamenti a favore di uno o più programmi di uno Stato membro che omettesse di intraprendere azioni efficaci nel contesto del processo di governance economica».

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Complessivamente, le risorse destinate dal bilancio agli investimenti a favore dell’occupazione e della crescita ammonteranno a 322,2 miliardi ripartiti in 202,2 per le regioni meno sviluppate; 47,7 miliardi per le regioni in transizione; 27,2 miliardi per le regioni più sviluppate; 42,5 miliardi per gli stati che beneficiano del fondo di coesione; 1,9 miliardi per le regioni ultraperiferiche; 500 milioni per gli investimenti interregionali per l’innovazione. Nell’attuale programmazione per l’Italia le regioni meno sviluppate sono Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Dovrebbero aggiungersi Sardegna e Molise. Per quanto concerne le regioni italiane in transizione, nell’attuale programmazione sono Sardegna, Abruzzo e Molise, mentre nella futura programmazione dovrebbero essere Abruzzo, Marche e Umbria (quindi senza Sardegna e Molise). 

 

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